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Curzio Maltese, lo stakanovista

[vignetta] Diamo il beneficio d’inventario a questa notizia, che Libernazione recupera da Dagospia: Curzio Maltese, fresco europarlamentare, ha fatto non proprio gentilmente notare a Repubblica che non il quotidiano non può metterlo in aspettativa – e senza stipendio – durante il suo mandato. Lui gli editoriali glieli scriverà, e quindi vuole essere pagato.

Quello che non mi va giù di tutta questa storia, se è vera, è semplice. Se uno fa il parlamentare lo dovrebbe fare a tempo pieno: paradossalmente la parte meno importante del lavoro è quella che si fa in aula, ma uno deve capire cosa vuole la gente, studiarsi le leggi che vuole proporre e capire quelle proposte dagli altri, e così via. Per quello è giusto che sia pagato, e anche parecchio; ma se si mette a fare un secondo lavoro significa che non sta facendo bene il suo primo.

(O forse qualcuno vuole insinuare che dopo anni e anni e anni di duro lavoro Maltese i suoi editoriali li scrive in mezz’ora scarsa mentre guarda la partita?)

Aggiornamento: (22 settembre) Trovate qui i comunicati ufficiali del CdR di Repubblica.

Ultimo aggiornamento: 2014-09-22 13:07

Il supermercato degli ebook

Non so se avete seguito la lotta tra Amazon e un gruppo di editori, con Hachette in prima fila: in caso contrario potete trovare qui la cronistoria in inglese e qui in italiano. In poche parole, Amazon vuole che il massimo prezzo di (quasi tutti gli) ebook sia dieci dollari (ok, 9.99$ – il marketing è quel che è), mentre i grandi editori vogliono che ci sia libertà di alzare il prezzo. Hachette e soci avevano stretto un accordo con Apple per vendere gli ebook con una percentuale fissa del 30% al negozio virtuale, ma lasciando la decisione del prezzo finale all’editore; un giudice americano ha però bloccato la cosa con l’infamante accusa di essere un cartello. Amazon ha poi iniziato a boicottare i libri di quegli editori, impedendo i preordini e rallentando anche gli ordini di libri cartacei; Hachette ha fatto pubblicare ai suoi grandi autori una lettera aperta sui maggiori quotidiani USA.

Ora Letizia Sechi segnala un nuovo punto di vista, quello di Clay Shirky, che dice più o meno “non è un caso che la campagna sia stata soprattutto contro Amazon, perché è difficile dare ragione agli editori”. Non riesco a seguirlo molto quando dice che gli editori si sono fatti legare da soli le mani da Amazon, perché hanno accettato di mettere il DRM nei loro testi elettronici; in fin dei conti possono scegliere quando vogliono di pubblicare versioni in formato mobi senza DRM, e se non fosse possibile venderli sugli store (perché, chessò, quelli vogliono solo epub oppure vogliono anche loro DRM) il problema non si porrebbe comunque. Mi preoccupa poi l’idea shirkiana che si tenda a un modello dove scrivere un libro dà prestigio zero, non foss’altro che perché ho fatto tanta fatica a farmi pubblicare :-). Ma non è di questo che volevo parlare, bensì del “modello supermercato”.

Il Disagiato ieri ha scritto un post che racconta della pubblicità del “prodotto libro”. Marco Calvo mi aveva segnalato qualche giorno fa questo lungo reportage, un po’ datato ma comunque utile. Il punto è che scriviamo troppi libri, e quindi spariscono in quasi ogni caso: se nella lotta di cui sopra vinceranno gli editori rimarremo bloccati su un modello vecchio, ma non è che se vincerà Amazon ci sarà chissà quale vantaggio per il lettore (occhei, quelli che ci perderanno di più saranno i grandi autori, immagino). Dal mio punto di vista la situazione è semplice: se ci sono lettori pronti a spendere tanti euro per un ebook, lasciateglielo comprare. Non è un boicottaggio che cambierà le cose. Diciamo che non vedo una grande differenza per il lettore tra il modello “supermercato” di Amazon, dove il libro è effettivamente un oggetto come un altro e l’ebook è un oggetto che non occupa spazio sugli scaffali, e il modello “boutique” dei grandi editori, dove il libro è un oggetto di culto che trae la sua importanza dal prezzo alto. Insomma, perché tifare per una parte o per l’altra?

perché tanto odio contro Gianni Morandi?

Non ho capito bene il perché – e onestamente non ci tengo a capirlo: immagino che sia perché è stato commentato da un mio amico – ma prima Facebook mi ha infilato in homepage questo status, che riprende un post di Gianni Morandi e lo commenta causticamente, facendo partire una salva di altri commenti stizziti tra cui segnalo questo: «Scusi Morandi, pensa proprio che sia così importante per il mondo sapere come le è “andata” la passeggiata? Suvvia, un po’ di buon gusto…»

Non è la prima volta che mi capita di trovare commenti più o meno sarcastici su quanto Morandi scrive su Facebook, e continuo a non capirli. Dai suoi status che vengono citati mi pare che lui abbia uno stile molto “ruspante”, per dirla in maniera gentile; con tutta probabilità si scrive tutto da solo, e immagino che si diverta anche a farlo, e che abbia un grandissimo numero di follower. Io non sono tra quelli, perché non mi interessa sapere cosa fa una persona che non conosco; ma non vedo perché lui non possa farlo, visto che se lo scrive “a casa sua” e non ci ammorba di segnalazioni in giro. D’altra parte chi riporta i suoi post evidentemente li legge, per sua precisa scelta. Perché lo deve fare? Ah, i misteri dei socialcosi…

(Post Scriptum: dopo aver scritto il post ho visto questo. Gianni vince tanti punti nella mia stima personale)

Aggiornamento (16 settembre): Mi è capitato di passare su questa analisi di Valigia blu che condivido in pieno. Vent’anni fa si sarebbe detto che il modo di Morandi di gestire la sua pagina Facebook è nazionalpopolare, e probabilmente è vero: ma la gente la segue proprio per questo. Nulla di rutilante, tante banalità, ma contenuti “veri”. (E no, non credo che sia una strategia di marketing)

Ultimo aggiornamento: 2014-09-16 16:05

i questionari fateli bene

Mi è appena arrivata una mail da “Unipa Gruppo di Ricerca in Scienze Cognitive” (che non si capisce bene perché abbia un indirizzo info@istitutodemopolis.info e non un qualcosa @unipa.it, ma vabbè: i risultati in effetti dovrebbero essere pubblicati a http://scicog.unipa.it/ ) che mi chiede di partecipare a «una ricerca su ciò che le persone pensano dei social network». Vabbè, provo a connettermi al sito http://test.demopolis.info/ (senza cliccare direttamente sul link perché sono un po’ paranoico e c’erano troppi dati dopo l’url). Alla seconda domanda mi viene chiesto «Da quanto tempo utilizzi Internet». Le risposte possibili sono (a) Da meno di 6 mesi, (b) Da 6 mesi a 1 anno, (c) Da 1 a 4 anni, (d) Da 4 anni a 8 anni.

Lasciamo perdere il mio uso trentennale della rete: molti dei miei ventun lettori comunque usano Internet da più di otto anni. Che senso ha preparare un questionario in questo modo?

Aggiornamento: (22 luglio) Mi è stato spiegato che il sito usato per il questionario non è quello di unipa perché l’Istituto Demopolis ha loro gentilmente concesso lo spazio, cosa che personalmente ritengo encomiabile e va solo a loro favore. Le mie perplessità su come il questionario è stato preparato (ma mi sa che siano su tutta la psicologia sperimentale, a questo punto) restano intatte, e non tanto per la domanda suindicata.

Ultimo aggiornamento: 2014-07-22 13:19

Equo compenso e rottamazione

Egregio ministro Franceschini,
se ho ben capito, il motivo ufficiale per “riformulare il valore” del cosiddetto equo compenso per i supporti di memoria è la possibilità che qualcuno li utilizzi per salvare una copia (legale) di una canzone o di un film, legittimamente acquistati. Naturalmente non è possibile stimare quante copie private vengano fatte, quindi è stata calcolata – indubbiamente usando i migliori modelli disponibili presso la Siae – una percentuale forfettaria. Ci sarà pertanto chi è fortunato perché ha già comprato tanta musica e tanti video, e quindi pagherà meno di quanto avrebbe dovuto; e ci sarà pertanto chi voleva solo salvare le diecimila foto delle vacanze, e pagherà di più. La statistica è quello che ci resta se non vogliamo un controllo poliziesco.

Ma c’è una piccola cosa che non mi torna. Supponiamo che – come sta per succedermi – un mio hard disk stia tirando gli ultimi. Io mi compro un nuovo hard disk della stessa capacità, e rottamerò quello vecchio; quindi la quantità di spazio dedicato alle mie teoriche copie pirate rimarrà lo stesso. Bene: perché non posso consegnare il vecchio hard disk e ottenere un rimborso pari al valore dell’equo compenso?

Ultimo aggiornamento: 2014-07-18 12:26

Commistioni varie

Non ho ben capito come mai ieri sia finita in prima pagina su tutti i quotidiani italiani la storia di Oppido Mamertina e dell'”inchino” della statua della Madonna delle Grazie (non l’Annunziata: quella immagino faccia la processione il 25 marzo) davanti alla casa del (nonno del) boss della ‘ndrangheta, probabilmente uno dei maggiori contributori per la festa. Mi spiego: la cosa curiosa non è tanto l’inchino, e nemmeno il fatto che se ne siano accorti solo ora. Da quello che si legge, i carabinieri avevano infatti avvisato sin dall’inizio del’anno di evitare l’inchino, e l’abbandono plateale della processione era con ogni probabilità previsto. La cosa curiosa è appunto che quest’anno la cosa sia diventata pubblica e non sia rimasta nelle pagine interne.

Quella che purtroppo non è curiosa, prendendo per buono il virgolettato di Repubblica, è la risposta del sindaco. (Sono andato a vedere il sito del comune, ma della risposta non c’è traccia…) Domenico Giannetta si “indigna e colpisce nel suo profilo personale e istituzionale” perché la processione è stata rovinata dall’inconcepibile abbandono della processione da parte dell’Arma, e che lui il corteo – pardon, il Corteo – non l’ha abbandonato “per non creare disagi a tutta la popolazione oppidese”. Chissà quali (e per chi…)sarebbero stati i disagi: se sei in processione per la Madonna, il problema dovrebbe essere al più della Madonna, no?
Il sindaco dichiara poi che è andato a chiedere lumi a uno dei sacerdoti, che gli avrebbe risposto che “la ritualità è prassi consolidata da oltre trent’anni” (si vede che il boss abita lì da un bel po’ di tempo…) La risposta a quanto pare gli è sembrata sufficiente, ed evidentemente nessuno gli aveva segnalato le note che i carabinieri avevano inviato mesi fa, visto che “non gli è dato capire come mai l’episodio ha assunto un significato diverso rispetto ai precedenti”. E dire che la cosa doveva essere nota anche in Curia: leggendo la nota del vescovo si nota un inciso “e a ritentarlo” che mi pare piuttosto eloquente: chissà che succederà ora.

Mah, anche questa è Italia, mi sa.

Ultimo aggiornamento: 2014-07-07 12:09

superiorità

Io sono ragionevolmente convinto che il Mossad sappia chi sono i coloni ebraici che hanno rapito Mohammad Abu Khdeir, il ragazzo bruciato vivo qualche giorno fa nei territori amministrati dall’ANP. E se non lo sanno, penso proprio che non ci metterebbero troppo a saperlo. Ecco: mi piacerebbe che segnalassero i nomi all’Autorità palestinese. Ma non solo: vorrei che lo facessero pubblicamente, per mezzo del governo israeliano. Perché? Per una ragione banale: rimarcare la superiorità di chi vuole che si seguano le leggi. Anche se quel ragazzo fosse stato un bombarolo, non è che ci si possa fare giustizia da soli e ammazzarlo così: non parliamo poi se rapimento e uccisione fossero stati una pura rappresaglia. Ribadisco: la grandezza di una nazione si vede soprattutto da come sa comportarsi in questi casi.

Ultimo aggiornamento: 2014-07-13 21:26

certo che gli assicurativi…

Io ho una polizza sulla vita. No, diciamola giusta. Io avevo una polizza quindicennale con controassicurazione in caso di morte; una volta terminato il quindicennio ho lasciato i (non molti) soldi nella gestione separata della società di assicurazione, perché sono troppo pigro per pensare a investirli in altro modo. Però…
Oggi mi è arrivata la comunicazione (datata 5 giugno…) del rendiconto della polizza dal 21 aprile (Natale di Roma) 2013 al 21 aprile 2014, con allegato il solito foglietto che mostra come il rendimento della GESTIONE SEPARATA ha superato il Rendimento medio dei TITOLI di STATO e delle OBBLIGAZIONI, qualunque cosa ciò significhi (magari esiste un benchmark che non conosco) e l’inflazione. Bisogna dire che è già un miglioramento, visto che nei due anni passati il rendimento era stato inferiore, e uno si chiede come diavolo avevano gestito il patrimonio. Bene: nel 2013 le percentuali sono state rispettivamente 4,02% e 3,35%. Poi uno legge l’estratto conto, e scopre che il rendimento della gestione separata è stato del 3,96% (e fin qui nulla di strano, la differenza con il 4,02% è probabilmente dovuta al fatto che il periodo di riferimento non è Capodanno-san Silvestro) ma che il costo di gestione da togliere è stato l’1,20%. Ho insomma il sospetto che se comprassi titoli di Stato a lunga durata, nonostante i costi delle banche, guadagnerei di più. È solo una mia impressione?

Ultimo aggiornamento: 2014-07-03 22:56