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Demagogia e ipocrisia

La proposta di legge di Casini di fare test antidroga sui parlamentari, rapidamente cassata già in sede di Commissione, era puramente demagogica. Chi non è d’accordo provi a pensare cosa sarebbe successo se fosse stata presentata una proposta di legge per fare quei test ai lavoratori di un altro settore. Insomma, se non mi lamento affatto di quanto ha detto Marco Boato, che pure non è uno che in genere apprezzo: «È una proposta di legge demagogica e assolutamente anticostituzionale.»
Vediamo invece le frasi virgolettate (del Corsera, spero lo siano in maniera migliore di quelle di Rep.it) di alcuni dei nostri rappresentanti. I nomi non li metto perché tanto è inutile, posso comunque aggiungere che ci sono parlamentari di ambo gli schieramenti.
– «Per noi è superfluo perché tra i prerequisiti dei candidati della Lega c’è il rifiuto della droga. Ma non abbiamo timori.»
– «Con questa bocciatura il Parlamento non lancia certo un segnale di apertura e trasparenza verso l’esterno: il test non era obbligatorio ma facoltativo.»
– «Credo di aver votato insieme alla maggioranza, alla fine. Ma non è che l’ho seguita molto questa proposta di legge, non sapevo bene di cosa si trattava… »
– «Con questa bocciatura del test antidroga ancora una volta la casta si difende.»
Qui si va insomma dall’ipocrisia più spinta alla manifesta ammissione di incapacità a fare il proprio lavoro, e non so quale delle due cose sia peggiore.
Certo però che se proprio si vuol fare demagogia, un gruppo parlamentare potrebbe fare in modo di presentarsi tutti insieme volontariamente a farsi fare questi benedetti test… anche se ho il sospetto che persino lasciando loro scegliere quando farsi esaminare i risultati potrebbero essere sorprendenti, o meglio in linea con le statistiche italiane.

Ultimo aggiornamento: 2007-07-25 13:53

Tutti contro Clementina

Premetto subito che non so assolutamente se Clementina Forleo abbia seguito tutti i dettami della legge con relative leggine e leggiuole, trasmettendo al Parlamento la richiesta di uso delle intercettazioni bipartisan su Unipol: non sono sufficientemente esperto del campo. Se proprio dovessi fare una scommessa, immagino che abbia trovato un loophole di cui i nostri onorevoli si erano dimenticati; ma la cosa di per sé non è così importante.
Vorrei fare invece notare un piccolo particolare: se al posto di D’Alema Fassino Latorre Grillo Comincioli Cicu – non importa se degli ultimi due non ne avete mai sentito parlare, quello che conta è il principio – ci fosse stato Maurizio Codogno, ovviamente non sarebbe successo nulla del genere. Ma nemmeno quando al posto di D’Alema ecc. ecc. c’è stato Tronchetti Provera non è che mi sia accorto di avere visto chissà che levata di scudi. Sì, ovviamente giornali e TV hanno stigmatizzato il tutto, pensando a tutti gli investimenti pubblicitari di Telecom, ma non mi pare proprio che dalla politica tutta, dall’ultimo dei peones fino al Presidente della Repubblica, si sia detto chissà cosa.
Forse che c’è qualcosa che non va?

Ultimo aggiornamento: 2007-07-25 10:01

Ancora sulle pensioni

Per una volta, non mi trovo d’accordo con le opinioni espresse da Tito Boeri sulla Stampa di sabato, La buona e la cattiva notizia. La prima sua affermazione su cui discuto è che “è meglio avere minimi anagrafici che quote basate principalmente sugli anni di contributi”. Per chi va in pensione adesso, quindi col metodo retributivo, forse la cosa è relativamente vera: ma col contributivo in realtà non ci sono problemi… se fatto in maniera seria, chiaramente. Sul fatto che i costi dell’abolizione dello scalone e delle esenzioni dei lavoratori usuranti andranno a finire sui contributi pagati da tutti… beh, sono abbastanza d’accordo per la parte dei pensionati “normali” (che in tutte queste riforme delle pensioni hanno perso molto meno che quelli della mia età, per non parlare di quelli più giovani; però non mi pare così strano affermare che ci sia una quota di solidarietà. Infine non vedo che cosa ci sia di male a decidere di aumentare i contributi, invece che contenere la spesa previdenziale. Il metodo contributivo dice in pratica “i soldi che metti come contributi ti tornano come pensione”. Si può benissimo dire “bene, pago di più così lavorerò per meno anni, oppure avrò più soldi”. Chi dice che non si può?

Ultimo aggiornamento: 2007-07-22 18:56

I sindacati sanno fare di conto?

Io sono uno di quelli che credono che l’accordo del 2004 tra Maroni e i sindacati sia stata una truffa vera e propria: si sono accordati tutti per mettere sotto il tappeto il problema dell’età pensionabile, spostando il problema al governo successivo e dimenticandosi dell’aggiornamento dei coefficienti di rendita. In pratica ci guadagnavano quelli che vanno in pensione con il metodo retributivo (che potevano andare in pensione prima) e quelli che andranno in pensione con il metodo contributivo (che vivranno più tempo di quello per cui in teoria si sarebbero pagati la pensione con i contributi).
Ciò detto, per me lo scalone era iniquo non per l’innalzamento dell’età pensionabile ma per farlo tutto di colpo, e quindi sono d’accordo per il suo addolcimento. Però guardiamo il testo dell’accordo: scopriamo che ci sarà uno scalino di un anno subito, e altri due scalini a distanza di un anno e mezzo ciascuno, oltre a un quarto nel 2013; inoltre ci saranno le famigerate “quote”, cioè la somma di età anagrafica e di anni di contribuzione, che dovrà essere sufficientemente alta. Che succederà?
In pratica, uno nato nel primo semestre del 1951 rispetto alla riforma Maroni guadagnerà due anni e mezzo; uno nato nel secondo semestre del 1951 guadagnerà due anni ma dovrà fare i conti con la “quota 95”; uno nato nel 1952 guadagnerà un anno ma avrà una quota ancora più alta. Inoltre i coefficienti di rendita (che, ripeto, a chi va in pensione adesso non importano una cippa) verranno aggiornati ogni tre anni e non ogni dieci, e soprattutto l’aggiornamento sarà automatico.
Tradotto in pratica, ci perderanno un po’ meno quelli già più fortunati che hanno pagato relativamente pochi contributi, mentre gli altri saranno sempre più penalizzati. Toh. Mi ricorda qualcosa… forse allora i sindacati sanno davvero fare di conto.

Ultimo aggiornamento: 2007-07-20 15:10

Corsi e ricorsi

Leggo da Copiascolla, il motivo per cui in questi giorni ePolis non si trova in giro (e probabilmente anche la ragione per cui qualcuno era capitato nel mio blog con quella chiave di ricerca). In pratica, lo stampatore del giornale ha smesso di stamparlo perché Niki Grauso non lo stava pagando.
Conoscendo il lettore medio delle mie notiziole, so che parecchi di voi al nome di Grauso associano quello di Video OnLine, il famoso “accesso gratuito a Internet” di una dozzina di anni fa. E si ricorderanno anche che VOL venne ceduta a Telecom, che la unì alla sua Telecom OnLine (che era solo su ISDN, non per snobismo ma per evitare grane sulla posizione dominante) per creare tin.it. Il tutto con il beneplacito del Garante. Quello che si sentiva sottovoce (e naturalmente senza prove…) è che Telecom aveva 26 miliardi di lire di crediti verso VOL, che aveva un fatturato annuo di 5 miliardi. In pratica, la vendita è stata necessaria per non portare i libri in tribunale.
Chissà chi comprerà ePolis :-)

Ultimo aggiornamento: 2007-07-19 14:20

Selva 3

Gustavo Selva mi ha fatto perdere la scommessa. Forse perché non era certo della comprensione dei suoi colleghi, e sicuramente perché ha immaginato che a metà luglio il cervello degli italiani è sufficientemente sfatto per avere dimenticato quello che era successo sei settimane fa, ha pensato bene di ritirare le proprie dimissioni, mentre io scommettevo che sarebbero stati i colleghi a dirgli “mannò, resta con noi!”.
Restano da fare alcune considerazioni. Innanzitutto, il Parlamento continua ad essere oberato di lavoro, visto che in sei settimane non è riuscito a portare all’ordine del giorno la richiesta di dimissioni. Inoltre, il povero Gustavo nella sua riorganizzazione della realtà (immagino che il virgolettato sia suo, anche se con Rep.it non si sa mai) si è completamente dimenticato di quanto pronunciato da lui al tempo, il che potrebbe essere un indizio di una grave malattia degenerativa cerebrale.
Però credo che il punto che sia sfuggito a molti è la sua risposta alla ministra Turco, che come titolare della Sanità ha fatto notare come “il bilancio poteva essere più tragico se un’altra persona avesse avuto bisogno dell’ambulanza”. Il suo commento, oltre alla considerazione “il lessico vetero-comunista per infangare l’avversario politico resta duro a morire in una senatrice post-comunista” che credo sia uscita per default in quanto presente nel Manuale di Conversazione Politica ad Uso della Casa delle Libertà, edizioni SilvioB, è stato il seguente: “Questo non poteva accadere perché l’ambulanza era a disposizione solo per chi si trovava a Palazzo Chigi”. Dalle mie parti si chiama apartheid, per lui non so: sicuramente non “casta”, visto che il ritiro delle dimissioni è per lui un “segno di rispetto” verso il Senato, dato che “se voi mi assolvete potrebbe sembrare la casta che si autodifende”. Sì, “se voi mi assolvete”. Le dimissioni sono per lui più o meno l’equivalente di un Confiteor, e l’assoluzione doveva essere automatica: altrimenti mica sarebbe stato così stupido da presentarle!
PS: PaulTheWineGuy mi ha fatto notare la chicca finale, dove non ero riuscito ad arrivare (lui aveva il vantaggio di avere scelto di leggere la notizia sul Corsera, dove hanno compresso meglio le informazioni). Il nostro rappresentante ha infatti detto che “Un voto in meno del centrodestra al Senato è un giorno in più per il governo Prodi”… come se al posto suo arrivasse un perikoloso komunista e non il primo dei non eletti di AN.
Aggiornamento: (18 luglio) Visto che qualcuno è arrivato fin qua cercando di scoprire chi sarebbe subentrato a Selva in caso di sue dimissioni, ho fatto una rapida ricerchina e sono arrivato qua. Visto che gli eletti veneti per AN sono stati tre, il primo dei non eletti è Paolo Danieli. Spero di aver fatto cosa gradita.

Ultimo aggiornamento: 2007-07-17 21:05

il bel fondoschiena

Repubblica, confermandosi un quotidiano attento a quanto interessa alla gggente, pubblica
questa lettera, presumibilmente da questa persona (no, non so se nel sito ci sono sue foto), che si lamenta perché la gente snobba le sue due lauree e guarda unicamente il suo fondioschiena.
Bene, io non ho nessuna voglia di fare il politicamente corretto. Quando leggo una frase come «Se io vado in cantiere con i tacchi a spillo attiro l’attenzione… non perché vado contro il decreto sulla 494, ma perché ho pur sempre una bella caviglia… e mi sogno di poter essere presa sul serio nel dare indicazioni sull’impianto elettrico» il mio pensiero è “se vai in cantiere con i tacchi a spillo, sei un’idiota”. Non stiamo parlando di una riunione, dove possiamo discutere sulle regole non scritte di abbigliamento, ma di un posto dove il tacco a spillo non solo è scomodo, ma ancbhe inutile e pericoloso. E provare a scegliere altri esempi?
(però sono d’accordo quando scrive «Del resto in Italia i giornali non fanno giornalismo, fanno mercato»)

Ultimo aggiornamento: 2007-07-17 11:08

Domande spiazzanti

Su Repubblica cartacea di venerdì, sezione milanese, c’è un intervista al neomaturato Matteo Albini. Domanda: “I commissari esterni sono stati molto severi?” Risposta: “Noi abbiamo avuto professori bravi che però facevano domande spiazzanti. A me hanno chiesto chi c’era in Etiopia prima che arrivasse Mussolini”. La domanda “spiazzante” non è stata fatta a uno studente di un istituto tecnico, dove magari non è che storia sia una materia così seguita dagli studenti, ma in un liceo classico. D’altra parte, visto che il giovane lo dice con tutta tranquillità, immagino che per lui fosse assolutamente normale non sapere nulla al riguardo. E poi ci chiediamo quali sono i danni della televisione?
Se questo è il livello di chi esce da un liceo classico…

Ultimo aggiornamento: 2007-07-16 09:35