Archivi categoria: pipponi

omofobia spicciola

Titolo di rep.it: “Sei stilista, quindi gay – non ti do in affitto casa”. Sottotitolo:«Milano, incredibile rifiuto a Coveri jr – “E io non sono omosessuale”»
Per amor di precisione, dal testo dell’articolo si vede che Francesco Martini Coveri ha detto una cosa un bel po’ diversa, e la colpa di quanto scritto lì sopra sia più che altro del titolista. Però non so se ve ne siete accorti: scritto così, il problema sembra più che altro che il padrone di casa non abbia nemmeno voluto sincerarsi se il possibile inquilino fosse effettivamente omosessuale, ma per il resto non ci sarebbe nulla di male. Non so, a volte credo che la gente sia convinta che l’omosessualità sia una malattia altamente contagiosa… magari confondono i ricchioni con gli orecchioni, o magari hanno semplicemente paura di quello che non entra nel loro ristretto ordine.

Ultimo aggiornamento: 2008-03-22 17:32

Come spostare gli elettori

Fosse stato su Repubblica, non avrebbe nemmeno meritato la fatica di copiare il link. Ma vista sul Corsera, la cosa è un po’ diversa. Questo articolo racconta come la percentuale di quelli che credono che Uòlter potrebbe vincere le elezioni, anche se ancora assolutamente minoritaria, è triplicata nell’ultimo periodo. Per la serie “mentire con le statistiche”, non sono affatto postati numeri a riguardo (e non è così banale, visto che immagino ci sia anche una percentuale non bassa di persone che credono si avrà un sostanziale pareggio al Senato): ma quello è il minore dei problemi.
Scrivere che la gente sta cominciando a pensare alla possibile vittoria di Uòlter, infatti, significa più che altro cercare di convincere gli elettori delusi che sì, se ppo’ ffa’, e quindi cercare di fare una profezia che si autoavvera. Come dicevo in cima, è una cosa che mi aspetto da Rep.it, non dal Corsera. Che abbia ragione Fabio Forno (vedi un suo commento alla notiziola sull’Alitalia), che Silvio stia cercando di fare il possibile perché si è accorto che vincere non gli conviene mica poi tanto?

Ultimo aggiornamento: 2008-03-21 15:18

redditi degli onorevoli: guardiamo in fondo alla classifica!

Sono stati pubblicati i redditi 2006 dei parlamentari. Chissà perché, tutti vanno a vedere che Silvio B. ha dichiarato 139.245.570 euro: non solo una cifra assolutamente incomprensibile all’atto pratico, ma anche una cifra relativamente insensata, visto che ad esempio per quanto ne so i proventi azionari possono essere tassati a parte senza metterli nella dichiarazione dei redditi. Mi pare molto più interessante guardare il fondo della classifica, dove si nota che deputati e senatori hanno come limite inferiore 124.000 euro, e molti dei leader sono vicini a quella cifra. Questo mi fa immaginare che, a differenza di cosa capitava alcuni anni fa, le prebende ottenute in quanto onorevoli sono indicate nella dichiarazione dei redditi – e soprattutto che tali prebende sono appunto sui 124.000 euro anni. Ora, questa è una cifra che si riesce a concepire: ad esempio è ben più del doppio del mio stipendio, con l’aggiunta che io ci pago le tasse su, loro se non ricordo male no (il che di per sé non è un problema, non sono così iconoclasta io). E fa capire perché il Piddì chiede ai suoi “candidati sicuri” un contributo spese tra i 30.000 e i 50.000 euro: che volete che siano?
Tornando al reddito di Silvio, faccio comunque notare che quest’anno è stato maggiore della somma degli stipendi (non dei redditi) di tutti i deputati e senatori. Le conseguenze ve le traete voi :-)

Ultimo aggiornamento: 2008-03-18 14:36

la lunga onda satanica

Voi non lo sapete, ne sono quasi certo, ma sabato scorso migliaia di afghani sono sfilati per le strade di Herat per protestare contro la ripubblicazione delle “vignette sataniche”. Secondo il giornalista, questa sarebbe stata la manifestazione più importante dal 2006, vale a dire da quelle che si tennero quando le vignette furono inizialmente pubblicate.
Il mio pensiero sulle vignette in sé l’ho già scritto due anni fa e quindi non lo ripeto. Preferisco fare notare altre cose:
– Herat è la città dove è di stanza il contingente italiano in Afghanistan. Questo spero che ve lo ricordiate. Com’è che non ho sentito parlare sull’italica stampa di questa notizia, che mi pare piuttosto interessante per noi?
– Come mai in Afghanistan sapevano della ripubblicazione delle vignette?
– Visto che sanno tante cose, non è che sappiano anche che nel 2006 un ministro della Repubblica Italiana, in questo momento vicepresidente del Senato, gettò benzina sul fuoco? (dall’articolo non si evince nulla, ma ovviamente alla BBC che gliene può importare di un dentista padano?)
– Che si è pensato di fare a protezione del nostro contingente? Sono anche disposto a credere che i nostri militari stiano effettivamente impegnati nella ricostruzione, a differenza di quanto facevano a Nassiriya (dove tendenzialmente, dopo l’attentato, se ne stavano chiusi nella base facendo giusto un giretto ogni tanto belli blindati e lontani dalla gente). Resta il fatto che qualche suicida fanatico lo si trova abbastanza facilmente, e non vorrei trovarmi degli altri funerali di stato per colpa di quello di cui sopra.
Vabbè, le solite domande senza risposta di metà settimana :-(

Ultimo aggiornamento: 2008-03-12 16:24

Le opinioni di Andrea Galli

Un giornalista dovrebbe separare i fatti dalle opinioni, almeno si sente dire così. Io non sono un giornalista, e queste mie notiziole non sono un giornale: però stavolta ho preferito fare le cose per bene e distinguere i “fatti” (si fa per dire) riportati da Andrea Galli sul Corsera riguardo all’assemblea di Wikimedia Italia (“fatti” che ho elencato ieri) dalle sue opinioni. Oggi tocca alle sue opinioni.
Avevo già accennato ai virgolettati che sono stati messi assolutamente a caso, partendo forse da una parola scribacchiata su un taccuino. Ma se leggete attentamente l’articolo, ai «fedeli» attratti dalla «biblioteca» sono stati affibiate descrizioni da comprimari di un film di Fantozzi. Non mi riferisco al «certo autoelogio di quanto si faccia, e di come naturalmente lo si faccia bene», ma ai «volti pallidi modello ragioniere al mare d’agosto», ai «pensionati dagli occhi spiritati che sembrano di ritorno da una guerra o dalla luna» e che avrebbero pronunciato – ma magari quello è vero, chi lo può sapere? «È una droga, una droga!». Poi c’è la «metamorfosi facciale tendente alla tristezza più cupa e con drammatico trasporto emozionale», manco si fosse vista la Madonna. Capisco che uno potrebbe anche essere scocciato di dover perdere una domenica pomeriggio perché l’hanno mandato a sentire dei nerd, soprattutto poi se c’erano solo «cinque figure femminili in sala». Magari però non è il caso di proiettare le proprie aspettative deluse sul pensionato, e commentare «Che gl’importa. È concentrato sul miglioramento del suo record». Allo stesso modo, terminare parlando del ragazzino non ancora quattordicenne (e che tra l’altro scrive molto meglio di certi giornalisti) e con una domanda/risposta «Ah. E le vostre mamme lo sanno?» «Sì. Non facciamo una brutta cosa, vero?» contribuisce a dare un’idea volutamente fasulla di Wikipedia e dei progetti fratelli.
Qualcuno magari potrebbe chiedersi perché me la stia prendendo così tanto, visto che Galli non ha parlato di me (non arrivo certo a «una media di due ore al giorno» su wiki, non credo nemmeno di arrivare a due ore la settimana). Beh, la cosa mi riguarda comunque. Io e le persone che domenica hanno partecipato all’assemblea facciamo parte di un’associazione che vuole promuovere la cultura libera in Italia (Wikipedia e i suoi progetti fratelli, ma non solo); e siamo così convinti della bontà di quello che stiamo facendo che paghiamo per farlo (la quota sociale, oltre ovviamente ai costi impliciti nel regalare del tempo). Scrivere un articolo in quel modo fa credere alla persona qualunque che legge il pezzo che per collaborare all’enciclopedia occorre essere parecchio alienati e magari anche un po’ pazzi, e che sicuramente non è roba per loro: esattamente il contrario della realtà. E visto che io di Wikimedia Italia ne faccio parte, anzi ne sono socio fondatore, mi arrogo il diritto di criticare chi non sa o non vuole fare il proprio lavoro di cronaca, ed è convinto di stare scrivendo su un periodico di gossip e non sul secondo o terzo quotidiano italiano. Ah: a quanto mi è stato detto, il resoconto più obiettivo dell’assemblea è stato sul primo quotidiano per diffusione, La Gazzetta dello Sport.
Facendo un po’ di ricerche in rete, si scopre comunque che Andrea Galli non è un nome esattamente sconosciuto. Alessandro mi ha inviato un paio di link: qua viene commentata la sua proprietà di linguaggio, mentre qua i wikipediani potranno consolarsi, visto che le sue attenzioni sono andate anche a gente ben più importante di noi.
Per finire, consiglio a tutti di leggere quanto scritto direttamente da Gatto Nero, che è parte (lesa) in causa molto più che il sottoscritto. Tra le altre corse, Gatto Nero fa notare come non solo lui non ha voluto essere intervistato – e questo posso confermarlo, visto che domenica mentre io e lui stavamo parlando il giornalista di Repubblica gli ha di nuovo chiesto se era proprio sicuro di non volere dire nulla – ma che Galli non gli ha nemmeno chiesto nulla. Magari potete anche leggere Marco Pratellesi, che sta cercando di arrampicarsi sugli specchi che nemmeno l’Uomo Ragno.
(p.s.: la “capa” ci è andata giù pesante anche lei: vedere la lettera che ha spedito)

Ultimo aggiornamento: 2008-03-11 14:47

Il culto della teiera

Bisogna dire che il Corsera sta facendo di tutto per abbassare il già non eccelso livello della cultura italiana. Prendiamo ad esempio questa notizia. Il titolo, “Condannata seguace del culto della teiera”, potrebbe al limite far venire in mente i Monty Python con Brian di Nazareth, anche se dubito che il lettore tipico del Corsera conosca il Culto della Scarpa Perduta. Anche l’occhiello, “tra le altre cose gli adepti venerano un’enorme teiera alta come una casa di 2 piani”, concorre a far credere che il tutto sia semplicemente una storia divertente come tante altre, tranne magari per la donna che è stata condannata.
E invece no.
Se uno si mette a leggere tutto l’articolo, scopre che la condanna (a due anni di prigione, mica a un’ammenda più o meno nominale) è stata comminata per apostasia. A più di quattrocento anni dal rogo a Giordano Bruno, è ancora possibile essere condannati per avere deciso di lasciare la propria religione… e magari bisogna essere ancora grati che in fin dei conti ti lascino la vita e si limitino a farti passare un paio di anni in gattabuia. Per un illuso come me, questa è semplicemente una cosa inconcepibile; ma ancora meno concepibile è vedere che essa viene lasciata assolutamente sullo sfondo, per raccontare invece di come la teiera sia “il recipiente che usa il Creatore per distribuire la sua benevolenza agli uomini” e come nel villaggio dove il culto è basato si trovi anche “un grande ombrello, metafora del conforto e riparo che offre la fede”.

Ultimo aggiornamento: 2008-03-05 13:23

più tasse per tutti

Rep.it l’ha scritto in fondo in fondo al suo articolo intonante peana sul risultato 2008 dei conti pubblici italiani, “Deficit/Pil all’1,9% nel 2007 – Mai così basso dal 2000”. Il Corsera lo scrive nell’occhiello, confidando sul fatto che il titolone “Istat: l’Italia cresce poco, ma cala il deficit” lo copra. Solo La Stampa, forse in ricordo di quello che avrebbe fatto trent’anni fa, titola a tutta pagina: “Il 2007 è l’anno delle tasse record”. (Per la cronaca: ho guardato anche Il Giornale, ma non ho trovato nulla). In pratica, la pressione fiscale nel 2007 è stata del 43.3% del PIL, il dato più alto dal 1997 con la famosa eurotassa e i salti mortali per riuscire ad acciuffare i parametri di Maastricht ed entrare nell’euro. Per dare un’idea, tra il 2001 e il 2006 la pressione è oscillata dal 40.5% al 41.7%. Ma che vuol dire tutto questo?
Sull’edizione cartacea de La Stampa c’erano degli articoli interessanti, che però non parlavano esplicitamente delle ragioni di questo impennarsi della pressione fiscale. Una possibilità è in effetti quella della lotta all’evasione fiscale, che ha fatto sì che la gente pagasse più tasse; potrei aggiungere che un mio amico – notoriamente non di sinistra – afferma che in realtà quella storia è una balla, e c’è semplicemente stata una pletora di misure formali unite a obblighi di pagare “per evitare accertamenti, che non si sa mai cosa portino” forfait ben superiori a quello che si sarebbe dovuto fare.
Ovviamente non sono un economista e quindi non so dare risposte precise al riguardo, ma sono un matematico e una cosa la vedo facilmente. Anche partendo dal punto di vista che l’aumento della pressione fiscale dipenda interamente dai soldi emersi, non è che questa sia una buona notizia per chi è sempre stato onesto. Questi numeri sono infatti calcolati facendo il rapporto tra il Prodotto Interno Lordo globale e i soldi pagati globalmente di tasse, il che significa che gli onesti pagavano già prima troppi soldi, solo che le percentuali ufficiali non lo mostravano. E questo, come immaginate, non capita solo con quest’ultimo governo, ma arriva da ben più lontano. La vera colpa di Prodi, piuttosto, è stata quella di non ridurre le spese, il che avrebbe in effetti permesso una riduzione delle tasse senza farci bacchettare dall’Europa; ma la cosa più divertente, almeno secondo l’articolo della Stampa cartacea di oggi, è stato che nel 2007 Prodi ha anticipato delle spese correnti (e non bruscolini, si parla dell’1% del PIL) per non avere troppo poco deficit e rischiare quindi che l’anno prossimo l’UE gli chiedesse di fare ancora di più. Ciò significa che i conti di quest’anno respireranno un po’ di più, ma che l’abbassamento delle tasse proposto dal Partito Uno e Bino, e che sembrerà così fattibile visto lo stato della spesa lo pagheremo pesantemente dal 2009 in poi.
Ma deve ancora nascere il politico che riuscirà davvero a contenere la spesa pubblica.

Ultimo aggiornamento: 2008-03-01 20:09

Offerte speciali a cascata

Stasera siamo andati a fare spesa all’Esselunga. Tra le altre cose, c’era un'”irripetibile” offerta delle pastiglie per lavastoviglie Finish: due confezioni da 32 tabs impacchettate insieme al prezzo di una (occhei, era ben più del prezzo normale di una confezione, diciamocela tutta). Però c’era anche l’offerta speciale dell’Esselunga stessa: su quel prodotto, c’era il “paghi uno e prendi due”. All’atto pratico, sono dunque arrivato in cassa con quattro confezioni di pastiglie, che tanto non vanno a male e inquinano allo stesso modo se prese in un colpo solo o nei mesi.
Se devo dire una cosa, però, mi chiedo quale sia il ricarico, e pertanto il guadagno, sui detersivi.

Ultimo aggiornamento: 2008-02-29 21:47