Archivi categoria: pipponi

ma l’ha detto wikipedia!

È dura la vita dei giornalisti sportivi in questi periodi di magra tra la fine del campionato e l’inizio dei campionati, europei o sportivi che siano. Così “L.Ban.” in un trafiletto su La Stampa è andato a scrivere «Le mosse di mercato dei Milan non sono frettolose come l’enciclopedia online Wikipedia che ieri ha aggiornato la scheda di Alberto Gilardino, scrivendo che l’attaccante era della Fiorentina per 14 milioni di euro. Peccato che l’annuncio da parte della società ancora non ci sia stato e così a un certo punto del pomeriggio la notizia è sparita.»
In realtà, osservando la cronologia della voce, si può notare come ieri ma anche oggi ci sia una serie di anonimi che continuano a modificare la voce, e una serie di altri utenti che la rimettono a posto. (beh, già che c’ero ho bloccato per qualche giorno le modifiche alla voce da parte degli anonimi). Nulla di così strano, a dire il vero, e ragione in più per ricordarsi che Wikipedia è molto utile, ma non è la Bibbia.
Però una cosa strana, a dire il vero, c’è: Com’è che L. Ban. è stato costretto a guardare Wikipedia per avere qualcosa da scrivere?

Ultimo aggiornamento: 2008-05-25 18:10

non si riesce sempre a dare la colpa ai Rom

l'assassino è un ultras Questo qui di fianco è il titoletto in home page di repubblica.it che porta a questo articolo.
Seriamente: è importante che l’investitore sia un ultras? Stava forse andando allo stadio, o tornandoci? O magari era a un sabba dove si danzava intorno agli stendardi della propria squadra? Io ho generalmente una bassa opinione degli ultras (salvo eccezioni, ma si sa che un conto è una categoria e un altro le singole persone), però trovo che un titolo del genere serva solo e unicamente a obnubilare ancora di più il cervello del lettore, e a farlo entrare nell’ordine di idee “tutti gli X sono sporchi e cattivi e da eliminare”, per un valore di X a scelta.

Ultimo aggiornamento: 2008-05-23 21:18

Silvio e i mutui

Per non dire che sono sempre prevenuto, inizio a parlare dell’unica cosa buona uscita dalla gita aziendal… pardon, dal Consiglio dei Ministri in trasferta napoletana: la rimodulazione dei mutui a tasso variabile.
Premessa: nessuno creda a quanto sbandierato da Tvemonti, che cioè una famiglia potrebbe risparmiare fino a 850 euro l’anno. In realtà, se uno sceglierà di avvalersi della rimodulazione, pagherà di più. Ma ricominciamo da capo.
La norma proposta dal governo – non mi pare l’accordo con le banche sia già ufficiale – prevede che chi ha un mutuo a tasso variabile può tornare a pagare la rata del 2006, allungando contestualmente la durata del mutuo. Detto in altri termini: invece che avere una durata fissa e una rata variabile, si può avere una durata variabile e una rata fissa, pari a quella iniziale. Faccio un esempio pratico: io ero partito con una rata da 500 euro al mese. Adesso mi mancano 10 anni alla fine e la rata è salita a 600 euro; posso chiedere di riportarla a 500 euro e pagare per 12 anni… e rotti. Ci vorranno più di dodici anni perché i soldi ancora da pagare matureranno interessi per la banca, e quindi bisognerà pagare una cifra maggiore; è la stessa ragione per cui più allunghi la durata di un prestito più soldi devi rendere.
A vederla così, insomma, si direbbe che chi ci guadagna sono solo le banche, che infatti sono contente: tra l’altro è vero che se uno non paga il mutuo la banca gli confisca la casa, ma non è detto che le banche siano così contente di avere una serie di immobili e quindi di soldi immobilizzati (scusate il gioco di parole). Perché allora dico che l’accordo governativo è Una Buona Cosa? Perché sono sempre dell’idea che se uno è stato così stupido da fare un mutuo a tasso variabile cinque anni fa quando era chiaro che i tassi non potevano [che] salire, è un suo problema, e non vedo perché io – nel senso della comunità – debba pagare per la sua scelta. Detto per inciso, quando Anna ha fatto il mutuo per la casa dove stiamo (prima di conoscermi, quindi è tutto merito suo) l’ha scelto a tasso fisso. Trovo quindi giustissima l’idea di fare in modo che il mutuatario abbia la possibilità di pagare una rata accettabile viste le sue entrate, ma trovo anche corretto il fatto che ciò abbia un costo, relativamente piccolo ma comunque un costo. Non un risparmio: ma tanto uno che ha fatto un mutuo a tasso variabile cinque anni fa non si accorgerebbe comunque della differenza.
Per completezza, devo aggiungere che le associazioni dei consumatori hanno spiegato correttamente cosa accadrà. Effettivamente però le sigle interpellate sono Aduc, Adusbef e Adiconsum: l’articolo del Corsera non cita Codacons :-)

Ultimo aggiornamento: 2008-05-23 10:47

Impari opportunità

Se qualcuno dei miei lettori è stato attento, avrà notato che non ho ancora parlato della signorina [1] Mara Carfagna, neoministro delle Pari Opportunità; in particolare non ho parlato delle (piacevoli, dal mio punto di vista) opportunità che ha sfoggiato in passato. La cosa per me era assolutamente irrilevante: un ministro lo giudico da quello che fa come ministro, non da quello che ha fatto in precedenza. Ergo, ne parlo oggi, data la sua intervista riguardo il (non) patrocinio del Gay Pride.
Giusto per mettere le cose in chiaro, se io fossi omosessuale mi darebbero probabilmente fastidio quei pochi – ovviamente gli unici che vengono mostrati dai telegiornali, che si guardano bene dal mostrare il grosso del corteo – che si vestono manco fosse una giornata di moda ultratrash. Non essendolo, non betto becco su quelle scelte. Premetto anche che non ho mai capito l’istituto del patrocinio, pardon Patrocinio, in generale. Una volta ero convinto che “patrocinio=soldi elargiti come sponsorizzazione”; ma credo che almeno in Italia la cosa sia diventata “ti concedo di usare il mio nome, ma non ti do un euro”.
La signorina Carfagna, oltre a parlare dei suoi “amici omosessuali” più o meno come fanno tutti quelli che devono darsi un contegno nei riguardi di una categoria X, afferma che loro non le «dipingono una realtà così tetra per gli omosessuali del nostro Paese»: immagino che la frase si possa tradurre in italiano come “non ci sono ronde che vanno a tirare fuori gli omosessuali dalle loro case per pestarli e cospargeli di catrame e piume”. Quindi la commissione per i diritti LGBT che sta sotto il suo ministero è per lei inutile, e la signorina Carfagna, dopo averci resi edotti che non ha ancora «preso bene visione di cosa sia e a cosa possa servire» – in effetti, se non hanno discriminazioni perché dovremmo avere una commissione per verificare ciò che non esiste? – è già comunque pronta a usarla «per occuparmi anche di altro». Bontà sua, c’è un “anche”.
Credo che sia inutile farvi osservare come la signorina Carfagna avrebbe potuto esprimere gli stessi concetti in maniera positiva e non negativa, ma immagino che lei voglia mettere subito in chiaro le cose. Non so, ma in questi casi io sogno che un mattino la signorina Carfagna si svegli innamoratissima di un’altra donna e scoprendo che i maschi le fanno improvvisamente schifo. Almeno potrebbe verificare di prima mano se di discriminazioni ce ne sono oppure no.
[1] il termine è stato scelto apposta.

Ultimo aggiornamento: 2008-05-19 09:47

Etnie

In un editoriale su La Stampa Gian Enrico Rusconi si lamenta perché il sindaco di Novara ce l’ha contro le celebrazioni che si terranno nel 2011 per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia, proponendo invece una “Disunità”. Fin qua tutto bene. Però Rusconi si mette a ricordare la battaglia di Novara del 1849, che terminò con una pesante sconfitta la Prima Guerra d’Indipendenza, e afferma che «La battaglia perduta a Novara è stata un’umiliazione per l’idea dell’Italia unita e una festa per gli austriaci (croati e sloveni) e chissà forse per qualche lombardo austriacante.»
Mah, per quello che mi ricordo di lombardi austriacanti ce n’erano anche parecchi, ma passi. Quello che mi chiedo è perché croati e sloveni sarebbero dovuti essere felici della sconfitta piemontese. Nel 1849 l’impero austriaco non era nemmeno ancora austro-ungarico, e in quegli anni in Croazia c’è stata anche maretta. Le liti tra italiani e sloveni sono iniziate dopo la prima guerra mondiale, quelle con i croati durante la seconda; prima, i veneziani andavano contro i dalmati e non contro i croati. In pratica direi che a loro gliene dovrebbe essere importato assai poco, e nel caso sarebbero magari stati un po’ tristi perché non era stata data una spallata. A questo punto mi chiedo il perché di quella chiosa fuori tema e comunque sbagliata. C’era un numero minimo di cartelle da riempire?

Ultimo aggiornamento: 2008-05-15 10:37

Ce le beviamo proprio tutte

Immagino che da una parte o dall’altra avrete letto la scorsa settimana questa notizia: un tecnico nordcoreano è morto di fame a Sakhalin, perché la sua compagnia si è dimenticata di inviare i rifornimenti.
Cfdp riprende Luca Sofri, che ha provato a fare una ricerca e non ha trovato nessun riferimento alla storia. D’altra parte, fa notare, non c’è il nome del tecnico né quello della società; aggiungo io che è un po’ strano che un nordcoreano vada in un’isola russa vicino al Giappone. E in effetti ho fatto anch’io una ricerca su più strade, senza trovare un ragno dal buco.
No. A dire il vero ho trovato questo, questo e questo. Può anche darsi, anche se non ci credo, che tutte queste siano notizie messe in giro ad hoc dai sudcoreani, per screditare il regime dall’altro lato del Trentaseottesimo Parallelo. Resta il fatto che sui nostri quotidiani si trova la bufala quasi certa, e non la bufala improbabile. Bella situazione.

Ultimo aggiornamento: 2008-05-13 15:26

Redditi online

Ci sono voluti alcuni giorni, ma finalmente domenica qualcuno si è acorto qual è il problema fondamentale della pubblicazione online dei redditi 2005 di tutti gli italiani: una delle tante polpette avvelenate che il governo Prodi II ha lasciato ai successori. La privacy, tanto invocata da chi probabilmente non sa nemmeno cosa sia, non c’entra assolutamente un tubo: gli elenchi erano già pubblici, e su questo Visco ha ragione. Tutto bene, allora? Per nulla. La legge permette di fare domanda al Comune per esaminare le dichiarazioni di una persona: quindi si sa chi ha chesto di chi. Con gli elenchi in linea si sarebbe potuto tranquillamente fare una cosa del genere.. data una definizione opportuna di “tranquillamente”. Si sarebbe dovuta sviluppare un’interfaccia alla base dati, autenticare il richiedente, e definire quali tipi di ricerca si potessero fare. Troppo complicato, probabilmente, per quelli dell’Agenzia delle Entrate.
Il punto che però sembra sfuggire a tutti è che il vaso di Pandora è stato aperto, e che le liste circolano. Toglierle dal sito ufficiale significa semplicemente lasciare le copie in giro su eMule, o in vendita per chi smanettone non è proprio; peggio ancora, significa che non ci vuole nulla a fare un po’ di poisoning delle liste, cioè mettere in circolazione delle liste “leggermente” diverse nei valori senza poter sapere quali sono vere e quali no… il che potrebbe persino essere peggio per le persone che si vedono additate con redditi farlocchi, in più o in meno. Chiudere la stalla dopo i buoi sono scappati è insomma inutile e pernicioso: chissà quando Qualcuno Lassù In Alto si accorgerà della cosa.
(beh, dovrei anche parlare del Codacons che ha annunciato una richiesta danni di venti miliardi di euro al ministro. Però che pretendete da Renzi? Se i dati non fossero stati diffusi, avrebbe fatto una richiesta danni di non so quanti miliardi perché il ministro ci aveva negato il diritto a conoscere i redditi delle persone con cariche pubbliche. Non è una battuta, l’ha detto lui stesso medesimo che abbiamo questo diritto. Ribadisco: che pretendete da Renzi?)

Ultimo aggiornamento: 2008-05-05 19:55

Perché non sopporto beppegrillo™

Pungolato da Anna, e dai cinque minuti del V2 Day che hanno trasmesso giovedì ad Annozero – magari hanno mostrato anche altri spezzoni, ma dopo qualche minuto la coppia Santoro-Sgarbi ci ha convinto che sarebbe stato meglio spegnere la tv – provo a raccontare cos’è che non mi piace di beppegrillo™, anzi per la precisione del Grillo politico. In effetti, a differenza della maggior parte dei suoi detrattori, non ho nulla contro il comico; né mi infastidiscono i milioni di euro del suo reddito o il fatto che nel suo blog venda i dvd dei propri spettacoli. Fa solo bene, e chi non è d’accordo mi sa tanto che sia solo invidioso. Anche sulla sua vita privata non metto becco; l’ipocrisia è una merce fin troppo comune al giorno d’oggi e io sono ormai disposto ad accettarla, fintantoché ci sia perlomeno un vantaggio a seguire ciò che qualcuno fa pubblicamente.
Sarò stato sfigato nei cinque minuti che ho visto, in cui beppegrillo™ se l’è presa con Franzo Grande Stevens, ma credo proprio di no. Le battutine sul nome dell’avvocato, ben diverse da quello del suo avvocato, le capisco: hai da tenerti attente 50000 persone, sei costretto a trucchetti di questo tipo. La battuta sulla parola “Equity swap”, strabuzzando gli occhi e dicendo qualcosa tipo “una volta si parlava di furto, adesso c’è l’eeequiti ssssuop!” già mi sta molto meno bene, per la banale ragione che Grillo non ha affatto spiegato cosa diavolo sia un equity swap e quindi ha turlupinato le masse in ascolto, che continueranno a non sapere nulla ma crederanno fermamente che sia un Male Assoluto, “perché l’ha detto beppegrillo™”. Ma il peggio è stato l’attacco a Grande Stevens perché con l’equity swap avrebbe ridato la Fiat agli Agnelli, pagando le azioni cinque euro invece di otto, e togliendo così i soldi dalle buste paga degli operai. Io non so se l’operazione fatta dagli avvocati degli Agnelli sarà sanzionata penalmente (qualche milione di euro di multa se la sono presi), e concordo che non sia stata per nulla onesta: ma gli operai non c’entrano un tubo.
Cosa era successo? C’era un prestito in scadenza da parte di un pool di banche che stava per essere convertito in azioni; dopo la conversione la quota della finanziaria di famiglia, l’Ifil, sarebbe scesa sotto il 30% e quindi Fiat sarebbe stata scalabile. Di soldi per comprare azioni, di per sé, ne aveva, visto che in quel momento il titolo veleggiava a poco più di cinque euro per azione contro gli otto del valore del prestito. Però se avessero preso le azioni prima o dopo la scadenza del prestito sarebbe scattato l’obbligo di OPA su tutte le azioni, e tutti quei soldi gli Agnelli non ce li avevano. Grande Stevens e soci hanno così pensato di fare un accordo con Merrill Lynch, perché comprassero le azioni in borsa e poi gliele scambiassero in contemporanea alla conversione del prestito. Risultato: Ifil è rimasta a una quota di sicurezza e non ha dovuto fare l’OPA.
Le buste paga degli operai non c’entrano proprio un tubo, insomma; al limite i soldi sono stati rubati alle banche. Col senno di poi, le scelte successive degli Agnelli hanno risollevato la Fiat a tal punto che ci hanno guadagnato tutti, le banche e gli stessi operai; ma quello non conta. Quello che conta è che Grillo ha scientemente manipolato i fatti, perché dire “Grande Stevens ha rubato i soldi alle banche” non gli sarebbe servito. E questa è una cosa che non sopporto.
Ma non è tutto qui. Beppegrillo™ è un esperto indubbio nella pars destruens, ma per quanto riguarda la pars construens non fa nulla. Prima che torme di grillini vengano a ricordarmi più o meno gentilmente che ci sono i meetup: lo so che ci sono, grazie. Peccato che nonostante tutti i proclami del nostro, la loro visibilità sia praticamente nulla. Guardate il blog: ogni giorno c’è il pippone politico, in italiano inglese e presumibilmente giapponese. Non ci vorrebbe troppo ad avere anche ogni giorno una notizia di un’azione concreta di uno dei tanti meetup, no? Perché allora non ci sono? Certo, saranno iniziative locali, e a Piazza Armerina quello che fanno a Pizzighettone non importa direttamente: ma vedere che c’è chi sta facendo qualcosa secondo i dettami del vate inviterebbe a fare qualcosa. Di nuovo, sono queste le cose che a me non piacciono per nulla. Non che la cosa cambi molto, lo so: ma del resto ho l’idea che quarantamila dei presenti in piazza san Carlo a Torino fossero lì più che altro che per gustarsi uno spettacolo gratuito di Grillo, quindi non cambia molto nemmeno per loro.

Ultimo aggiornamento: 2008-05-05 19:52