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difesa a mazzat… ehm, mazzette

Come sempre, l’articolo del Times che afferma che i nostri militari pagavano i talebani perché non li attaccassero in Afghanistan non ha avuto l’onore di un link dal Corsera. Amen. Però ci sono un paio di cose che non mi tornano nella storia raccontata dal quotidiano britannico.
Non ho alcun dubbio che i nostri comandi possano aver deciso di dare soldi ai talebani per starsene in pace. È una nostra caratteristica, prima o poi mi piacerebbe che qualche giornalista spulciasse il bilancio dei servizi segreti per avere un’idea di quanti soldi siano in gioco; La Russa che ha minacciato querele probabilmente non ha calcolato i tempi, visto che i fatti accadevano sotto il governo Prodi, oppure sapeva benissimo che il primo governo a seguire questa strada è stato il precedente governo Berlusconi. E non ci sono nemmeno troppi dubbi che ufficialmente non è stato detto nulla a nessuno.
Però la storia fa comunque acqua: se è vero che gli americani hanno protestato a giugno 2008 contro il nostro governo, quindi due mesi prima della strage dei francesi, mi pare strano che nessuno li avesse avvisati. E poi i talebani non credo siano così stupidi da ammazzare prima un po’ di gente e poi dire “ma come? non vi avevano detto che qui c’era da pagare il pizzo?” Più facile che i francesi sapessero il tutto, e se non l’avessero saputo direttamente la cosa era stata loro detta dai talebani stessi, ma abbiano pensato che tanto non ci sarebbero stati problemi, e che loro se la sarebbero cavata egregiamente lo stesso.
(che poi io non mi scandalizzo se si sono pagati i nemici perché ci lasciassero tranquilli: i costi complessivi sono sicuramente stati minori)

Ultimo aggiornamento: 2009-10-16 07:00

E la Pace sia con Obama

Barack Obama sarà tanto bravo e farà chissà quali cose; e i Nobel per la pace si sa che sono spesso stati dati per ragioni che non hanno esattamente a che fare con la pace – si veda Arafat, Rabin e Peres nel 1994, Kissinger e Le DucTho nel 1973,
Ma Alfred Nobel scrisse che il premio sarebbe dovuto andare “alla persona che avrà fatto di più o meglio per la fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione delle armate in campo, e per l’indizione e la promozione dei congressi di pace”. Diamo per buono il primo punto; sul terzo non mi pare abbia fatto alcunché; sul secondo è persino in controtendenza. Non è che ci sia qualcosa che non va?
(vedi anche S.: «Certo che ora appare nella massima assurdità che il Premio Nobel per la Pace 2009 rifiuti di incontrare il Premio Nobel per la Pace 1989.»)

Ultimo aggiornamento: 2009-10-09 11:29

più bella che intelligente

In parecchi hanno parlato dell’ultima piazzata notturna del PresConsMin: con i toni misurati che lo contraddistinguono sempre, ha inveito contro Rosy Bindi usando quello che probabilmente per lui è l’insulto principe: “lei è più bella che intelligente”. Parecchi hanno anche notato come quella battuta sia stata fatta inizialmente da Vittorio Sgarbi, e che quindi Sìlvio non sia nemmeno riuscito a trovare qualcosa di nuovo: ma qui lo si capisce, ha tante cose da fare. Non mi interessa chiedermi cosa sarebbe successo a parti invertite, cioè se qualcuno gli avesse detto “lei è più alto che intelligente”, e noto solo en passant che quando si passa agli attacchi personali è chiaro che non si ha nulla da dire nel merito; questo lo si immaginava in molti.
Ci sono due cose che però mi hanno turbato nella storia. La prima è che nessuno degli uomini lì presenti ha ribattuto alcunché. Non che uno se lo aspettasse da Angiolino Alfano, Roberto Castelli o dallo stesso Bruno Vespa; in fin dei conti era il giorno prima che si parlava dei miracoli di Lourdes. Ma credo che il silenzio di Pier Ferdinando Casini e soprattutto quello di Riccardo “Jena” Barenghi siano peggio degli insulti del premier. L’altra cosa – mi perdonino le mie lettrici se cambio argomento – è molto più politica. Se il virgolettato di repubblica.it è veritiero, Berlusconi avrebbe affermato che «Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra della Corte». Ammesso che il PresConsMin non sia del tutto impazzito, credendo davvero che la firma del PresRep su una legge implichi automaticamente la sua costituzionalità [*], significa che sta affermando l’esistenza di una pastetta istituzionale: vera o falsa che sia, la cosa è ugualmente gravissima. E il fatto che non se ne parli nemmeno a fatica è ugualmente grave.
[*] Il Presidente della Repubblica può non approvare una legge quando ravvisa la sua manifesta incostituzionalità, il che è una cosa ben diversa. Supponiamo di voler impedire l’ingresso ai minori di diciott’anni; se vediamo un bambino che ne dimostra dieci lo mandiamo via senza nemmeno scomodarci a chiedergli la carta d’identità, cosa che invece facciamo con un ragazzo che ne dimostra più o meno diciotto.

Ultimo aggiornamento: 2009-10-08 13:52

Paravia: sempre più incomprensibili

Ricordate che lo scorso dicembre il dizionario online De Mauro Paravia era stato eliminato? La giustificazione formale era “non essendo più in vendita il dizionario cartaceo, lasciarne una versione sul sito è fuorviante”. Addirittura era stata messa su una versione su http://old.demauroparavia.it/, un classico compromesso all’italiana per dire “lasciamo il materiale, ma è chiaro che non lo pubblicizziamo”.
Bene, anzi male: oggi se uno clicca lì trova questo testo.
La versione online del dizionario italiano De Mauro Paravia non è più attiva.
Siamo rammaricati ma dobbiamo porre termine al servizio, essendo l’opera fuori catalogo. Per le persone interessate alla consultazione del dizionario di lingua inglese segnaliamo il sito Oxford Paravia Concise.
Aggiungo due sole cosette. Innanzitutto, quale sarebbe il rapporto di causa-effetto tra “opera fuori catalogo” e “dobbiamo porre termine al servizio”? È una richiesta di Tullio De Mauro, o no? nel secondo caso, perché non hanno pensato di rilasciare il testo online con una licenza che permetta l’uso privato e personale, anche vietando quello commerciale (e quindi rendendo comunque impossibile l’uso dei lemmi sul wikizionario, ma non si può pretendere tutto dalla vita)? E inoltre, perché nella stessa pagina c’è la pubblicità della versione per cellulari, http://wap.demauroparavia.it/, che stamattina continuava tranquillamente a funzionare? È che tanto il wap non lo ricorda (fortunatamente) più nessuno? oppure si sono banalmente dimenticati di guardare la pagina “fine servizio” che hanno creato per notare la piccola discrepanza logica?
(ah, per vedere le pagine wap su Firefox io uso questa estensione)
Aggiornamento: (9 ottobre) Daniele Gewurz segnala che si sono accorti dell’esistenza della versione Wap e hanno tolto anche quella :-(

Ultimo aggiornamento: 2009-10-07 11:10

io gli italiani non li capisco

Ieri sera sette milioni di italiani si sono sintonizzati su Raidue per vedere Annozero. La trasmissione di Santoro avrà parlato di tante cose, ma la stragrande maggioranza di questi sette milioni volevano semplicemente vedere Patrizia D’Addario che diceva che il nostro PresConsMin sapeva benissimo che lei era una escort (leggasi, una prostituta d’alto bordo) quando ha passato la notte con lui.
Continuo a pensare che in Italia chiunque abbia il diritto di essere una prostituta (o se preferite una escort) e chiunque abbia il diritto di passare del tempo a pagamento con tali operatori sessuali. Addirittura – e anche questo devo averlo già scritto – anche se si scoprisse che un ministro del governo Berlusconi IV ha ottenuto il posto per avere offerto le sue grazie al Capo, il mio giudizio sul ministro non cambierebbe di una iota; quello che conta è se sta lavorando bene oppure no. D’altra parte, sostituite “avere offerto le sue grazie al” con “avergli fornito un’enorme quantità di denaro al” oppure “essere un amico d’infanzia del”. Perché dovrebbero esserci differenze?
Eppure a quanto pare per molti miei connazionali non è così.

Ultimo aggiornamento: 2009-10-02 16:37

Odifreddi e Israel

La settimana scorsa è scoppiata una querelle di cui probabilmente non si è accorto nessuno, visto che si tratta di matematici; ma sapendo che qualcuno dei miei ventun lettori ama i pettegolezzi, provo a scriverci qualcosa su. Per i matematicamente svantaggiati, nessun problema; non si parla di matematica :-)
Iniziamo a parlare del Premio Peano. Citando dal sito, viene consegnato annualmente al miglior libro di lettura matematica pubblicato in Italia durante il relativo anno accademico. (Da un paio d’anni c’è anche una segnalazione per una piccola casa editrice e/o un autore non famoso; un paio di loschi figuri hanno ricevuto questo premio junior). Nell’asfittico panorama della matematica divulgativa italiana il premio Peano sicuramente spicca, e ha un’importanza non certo solo piemontese.
Su Piergiorgio “prezzemolo” Odifreddi credo non ci sia molto da aggiungere, probabilmente ne sapete anche più di me. Giorgio Israel, invece, è meno noto a chi non è addetto ai lavori. Professore ordinario di matematiche complementari in Sapienza a Roma, è un bravo storico della matematica, ma soprattutto non è uno che le manda certo a dire, come potete notare ad esempio leggendo il suo blog. Cattolicissimo nonostante il cognome [*] (ma filoisraeliano), di simpatie politiche per l’attuale governo nel quale sta anche facendo il consulente della ministra Gelmini per la riforma universitaria. Come potete immaginare, lui e PGO, nonostante condividano parte del nome, sono come il diavolo e l’acqua santa, e a quanto ne so sono almeno dieci anni che c’è un odio viscerale tra i due che si manifesta in tutte le occasioni.
L’ultima occasione è appunto legata al premio Peano 2008, che verrà consegnato ai primi di dicembre. Il vincitore di quest’anno è stato il libro Il mondo come gioco matematico. John von Neumann, scienziato del Novecento di Israel e sua moglie Ana Maria Millan Gasca. Quando Odifreddi è venuto a sapere del conferimento del premio al suo arcinemico, si è subito stizzito e ha annunciato urbi et orbi – o almeno al Corsera – che avrebbe restituito il suo, vinto nel 2002, condendo il tutto con una serie di attacchi a Israel che stranamente non ha replicato come da sua abitudine.
Anche se molti pensano che non si possa restituire un’onorificenza già avuta, ci sono illustri casi nel passato; John Lennon ad esempio rimandò al mittente la targa del suo MBE, protestando contro l’ingerenza inglese nel conflitto interno Nigeria-Biafra, il supporto britannico agli americani nella Guerra del Vietnam e al fatto che la sua Cold Turkey stava scendendo troppo velocemente nelle classifiche di vendita. Ma a parte queste quisquilie, la diatriba è molto triste. Non si parla infatti del contenuto divulgativo; le cose più vicine pronunciate da Odifreddi sono che il libro è una seconda edizione (che però a quanto pare è notevomente ampliata rispetto alla originale) e che esso «esalta la figura di von Neumann in modo acritico, senza avanzare alcuna riserva sul suo apporto all’ invenzione della bomba atomica e sul suo bellicoso appoggio al riarmo nucleare americano». Su queste cose io concordo in pieno con quanto ha scritto Michele Emmer (altro matematico… in Italia ce ne sono pochi ma non così pochi), che ommentando la disputa su Galileo scrive che «Quello che unisce i matematici è fare matematica».
Paradossalmente, soprattutto dopo i risultati negativi di Gödel e Cohen che hanno tolto alla matematica il suo status di unica disciplina che potesse dimostrare la verità, fare matematica è diventato assolutamente indipendente dalla eventuale professione religiosa del matematico. Tanto non c’è proprio nulla che richieda l’ipotesi di esistenza di Dio, o della sua non-esistenza; né tali ipotesi si possono dimostrare matematicamente, checché ne scrisse proprio Kurt Gödel. La matematica ha sempre unito, credo che dopo la prima guerra mondiale la prima comunità scientifica che ha riaccolto i tedeschi nei congressi internazionali sia stata appunto quella matematica. Vedere queste piccinerie mi intristisce.
[*] ero convinto di aver letto qualche anno fa che Israel fosse cattolico; a quanto pare mi sono sbagliato. Me ne scuso con i miei ventun lettori; a me ad ogni modo non importa se e quale religione Israel professi.

Ultimo aggiornamento: 2009-10-01 10:55

Numero Unico Prenotazione

L’altro giorno dovevo prenotare una visita oculistica per Cecilia, come dettoci quando la giovine è stata dimessa dalla sezione neonatologia della Mangiagalli. Nel foglio consegnatoci era specificato molto chiaramente che c’era un Numero Unico per la prenotazione telefonica degli esami.
Compongo il Numero Unico, e mi arriva il solito menu vocale (tipo questi): e me lo aspettavo. Quello che non mi aspettavo è che il menu serviva a dirti a quale numero telefonare a seconda del tipo di visita. Tipo di vista generico, non specifico, per tutte le visite di controllo per bambini nati prematuri; insomma, il foglio poteva tranquillamente mettere il numero generico-ma-non-troppo, che sarebbe sempre andato bene evitando una seconda telefonata.
Chissà: magari c’è un dirigente che ha anche avuto un bonus per la fantastica idea di un Numero Unico Avulso!

Ultimo aggiornamento: 2009-10-01 07:00

La “tassa Santoro”

I quotidiani della destra, dopo la prima puntata di questa stagione di AnnoZero, sono partiti in quarta chiedendo a gran voce che la gggente si rifiuti di pagare il canone, visto che la Rai lo usa per proporre queste trasmissioni faziose. A sinistra – meglio, a non-destra – sono state fatte tante controproposte, più o meno scherzose e fattibili: dal privatizzare la Rai così può prendere tutta la pubblicità che vuole alla destinazione specifica delle trasmissioni per cui si vuole pagare il canone, fino a sostituirlo con un sistema pay-per-view che finalmente premierebbe i programmi davvero apprezzati dalla gggente.
Io non sono molto interessato a questo teatrino: a me Santoro non piace, ma non mi piace nemmeno Vespa, Sanremo, Miss Italia, i quiz in preserale e così via. Però mi piacerebbe sapere quanti di coloro che hanno firmato le petizioni feltriane abbiano fatto un piccolo ragionamento. Gli spot pubblicitari hanno da un bel po’ di tempo un valore (e quindi un costo) diverso non solo a seconda della fascia oraria e del canale, ma anche della trasmissione in cui verranno mandati in onda. AnnoZero è una trasmissione (a) schierata (b) con un ampio pubblico (c) che è più difficile da catturare su una televisione generalista, quindi posso immaginare che sia un target appetibile: non per chi vuol venderti Hummer, ma per tante altre aziende sì. Il tutto significa che per quanto Santoro possa costare, immagino che il risultato economico netto della trasmissione – anche considerando la quota parte di costi fissi della struttura – sia di gran lunga positivo. Il che è anche doveroso, del resto, visto che il “servizio pubblico” di cui si riempiono tutti la bocca deve anche produrre e trasmettere programmi che sono sicuramente in perdita (a parte le tribune elettorali…) Insomma, non c’è una “tassa Santoro” nel senso di soldi che noi paghiamo, ma al limite nel senso che occorre che la Rai lo mandi in onda per avere i soldi e poter mostrare la consegna delle case regalate dai trentini agli abruzzesi.
Un’ultima curiosità: secondo voi la fiction su Barbarossa coprodotta da Rai Fiction e Rai Cinema per la modica cifra di 30 milioni di euro, sommando la pubblicità in TV, i passaggi ai cinema italici e stranieri, l’immancabile DVD e chissà quali altri tipi di merchandising, genererà utili, oppure abbiamo semplicemente una “tassa Pontida”?

Ultimo aggiornamento: 2009-09-30 10:20