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La Grande Truffa dei ramoscelli d’ulivo

Quando ieri pomeriggio ho sentito le prime versioni della storia, mi sembrava solo un po’ strana; ma poi sono arrivati i pesi massimi (il Piccolo) e ha assunto dimensioni inquietanti.
Come potete leggere, la scorsa settimana a Trieste tre donne sono passate per le strade a “vendere” (occhei, immagino tecnicamente “offrire dietro pagamento di un’offerta”) ramoscelli di ulivo pre-benedetti. Donne che “qualcuno sostiene di origine nomade”, e che avrebbero detto «Domani pioverà…il sacerdote ci ha detto che non si potrà distribuire nulla e quindi ci ha mandato già oggi in giro».

Notate che il giorno dopo (l’articolo del Piccolo è del 25 mentre quest’altro è del 26) si legge su Triesteprima che il vicesindaco Pierpaolo Roberti ha fatto un blitz per sequestrare i ramoscelli nei banchetti davanti alle chiese (quindi non peripatetici come quelli delle tre pie donne) secondo la legge regionale sul commercio e rincarando la dose: Roberti tuona contro l’«odiosa pratica di alcuni di vendere ramoscelli d’ulivo non benedetti».

Non so come funzioni la legge regionale sul commercio né come sono trattati i banchetti fuori dal tempio. So però che i ramoscelli di ulivo che sono venduti davanti alle parrocchie non sono benedetti “by design”: la benedizione te la devi infatti prendere andando a messa alle Palme. (Perlomeno è all’inizio della cerimonia, quindi si può sgaiattolare via e non sorbirsi il Passio). Non chiedo a Roberti di sapere queste cose, figuriamoci: ma penso che potrebbe evitare di cercare una scusa di questo tipo per validare il suo blitz.

Timreading

Una decina di giorni fa mi è arrivata un’email che mi informava che «il servizio TIMREADING chiuderà il 14 maggio 2018». Peccato che io non sapessi affato di essere iscritto a tale servizio!
Entrando nel sito, ho scoperto – o almeno penso di avere scoperto – che il fatto che io abbia Timvision mi ha automaticamente iscritto a Timreading; e ho capito che la piattaforma serviva per acquistare ebook oppure e-magazine, anche se evidentemente non con un grande successo vista la prossima chiusura.
Ma non è che forse se l’avessero pubblicizzato un po’ di più allora qualcuno l’avrebbe anche usato?

Orologi geopolitici

Era un po’ che mi chiedevo perché mai l’orologio del forno elettrico in cucina fosse sempre in ritardo, nonostante io lo aggiustassi regolamente per non rischiare di portare i bimbi a scuola in ritardo. Finalmente ho scoperto l’arcano: è tutta colpa di Serbia e Kosovo. In pratica, da metà gennaio il Kosovo ha consumato più energia del previsto, la Serbia non ha voluto aumentare la propria produzione come da accordi, quindi la rete elettrica europea si è trovata meno elettricità del necessario, il che è significato un rallentamento della frequenza della corrente alternata rispetto ai nominali 50 hertz. Che c’entra tutto questo con i forni? Semplice: l’orologio digitale non usa un quarzo per calcolare l’ora, ma usa direttamente la frequenza della rete elettrica (tanto ci è attaccato…). Frequenza inferiore = orologio che va indietro, e in meno di due mesi si sono persi quasi sei minuti (345,517 secondi mentre sto scrivendo questo post: in realtà in questo momento la frequenza è leggermente superiore ai 50 Hertz, quindi gli orologi andranno avanti. Ah, il compito di monitorare la differenza del “grid time” rispetto all’ora esatta è appaltato all’azienda elettrica di quale nazione europea? Provate a indovinare :-) ).

La soluzione non è tecnica ma politica, come avrete capito: il che prova da un lato che siamo tutti così interconnessi che il protezionismo diventa sempre più difficile da mantenere, e dall’altro che non è affatto detto che si arriverà presto a una soluzione. Tra l’altro quello che non ho capito è se si vuole riportare avanti di sei minuti l'”ora elettrica” quando la soluzione si sarà trovata, oppure si deciderà di fare una moratoria e accettare che la griglia elettrica ha perso quei minuti. In fin dei conti penso che gli elettroni non siano molto interessati alla cosa, mentre io non ho voglia di rimettere indietro l’orologio del forno…

Salvini e l’euro

Qualche giorno fa su Facebook ho avuto una discussione con una persona (il suo nome non è importante) che alla mia affermazione “Salvini non è più così contrario all’euro” ha risposto “Come no? Borghi e Bagnai continuano ad essere i punti di riferimento del partito in merito.” Alla mia richiesta di un documento ufficiale della Lega mi ha mandato il link a questo pdf, “pagina 9 e 10”.

Il pdf in questione ha 74 pagine, quindi è ben dettagliato: le prime pagine hanno l’executive summary (parole al vento), ma il resto è ciccia. In quelle due pagine leggo

REVISIONE DEI TRATTATI EUROPEI
Ritorno quantomeno allo status pre-Maastricht, ovvero a una forma di libera e pacifica cooperazione tra Stati di natura prettamente economica; è indispensabile una profonda correzione del funzionamento del mercato interno, tesa a: debellare i fenomeni di dumping interno all’Unione; abolire le norme aliene alle diverse tradizioni giuridiche degli Stati membri; arrestare l’eccesso di omologazione, che uccide le biodiversità e favorisce unicamente le produzioni su scala multinazionale.

Recupero delle seguenti sovranità:
a) sovranità monetaria ed economica
• Competenza esclusiva sulla politica commerciale.

Notate che nel campo “sovranità monetaria ed economica” l’unico punto è quello che ho scritto. A pagina 71, quando parla dei Minibot, trovo poi scritto «Non si tratta di una moneta parallela perché i trattati europei impediscono la stampa di banconote diverse da quelle in Euro e avere due monete diverse con differenti tassi di cambio in circolazione contemporanea sarebbe disastroso, perché i redditi rischierebbero di essere nella moneta di minor valore mentre i debiti resterebbero in Euro.» che per quanto mi riguarda è un’ammissione che dall’euro non si esce.

Premesso: cosa vorrebbe fare Salvini è una sua scelta, e qui non entro nel merito. Però non sono proprio riuscito a trovare alcun riferimento ufficiale – lasciate perdere gli slogan gridati davanti alla tv – sull’uscita dall’euro. Voi ne sapete qualcosa in più?

McDonald’s e il pesce

Sabato scorso, dopo settimane di implorazioni da parte degli ottemezzenni, siamo andati a mangiare al McDonald’s del CentroSarca prima di fare la spesa. Siamo andati ai totem, abbiamo preso l’offerta “2 McMenu Classic© più due Happy Meal©”, per il primo panino abbiamo scelto quello col pesce come facciamo sempre… ma per il secondo panino il pesce (e altri panini) non era più disponibile, al che sono stato costretto per la prima volta in vita mia a provare un Big Mac© (giudizio critico: bah).
Mi era capitato di non trovare per nulla il pesce, ma questa è la prima volta in cui ho visto un menù ridotto. Ma quel pezzetto di merluzzo impanato e surgelato costa così tanto da cercare di far ridurre il suo consumo?

Ditelo, che non volete vendere

Io non mi lamento del fatto che questo libro costi 37 euro. Immagino che non abbia chissà quale mercato, e a questo punto anche il costo di stampa e di distribuzione diventa importante, oltre alla giusta necessità di tirare fuori qualche soldo per l’autore. Ma più di 27 euro per la versione elettronica mi pare sia un modo nemmeno troppo educato di dire “no, non te lo vogliamo dare in formato elettronico”.
Immagino che vivrò tranquillamente senza quel libro, in fin dei conti leggerlo sarebbe stata solo una curiosità. Però non capisco il modello di business.

Ultimo aggiornamento: 2018-03-09 17:50

Recensioni collage

Come sapete, oggi esce ufficialmente Scimmie digitali, anche se da un paio di settimane era possibile ordinare il libro su Amazon. Magari riesco anche a fare una recensione seria, prima o poi. Ma non è di questo che voglio parlare.
In rete si trova una “recensione”, di una “Testata online indipendente”, che parla effettivamente del nostro libro, usando frasi indubbiamente tratte dal nostro libro ancorché non virgolettate. Il problema è che le frasi sembrano messe insieme senza una grande logica, e il nome dell’autore dell’articolo è assolutamente ignoto a san Google. Secondo voi, una cosa del genere ha un senso pratico oppure no?

CARC

Il mio percorso ufficio-casa [*] passa davanti al Formigonio, la sede della Regione Lombardia. Ieri sera mentre rientravo ho visto una dozzina di persone ferme sull’angolo con via Pola, e tre persone con due bandiere dall’altra parte. Le bandiere erano di non meglio identificati – almeno per me – “CARC – Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo”; tenuto a mente il nome e arrivato a casa ho scoperto che non solo hanno il loro bel sito, cosa che potevo anche immaginare, ma anche una voce su Wikipedia.
Devo confessare che mentre la lettura delle pagine del sito non mi ha stupito più di tanto, dato che ho una certa cultura di lessico comunista, quella della voce di Wikipedia mi ha preoccupato un po’. Devo però rimarcare di non essere stato nemmeno avvicinato dai tre attivisti ;-) (la dozzina dall’altra parte poteva essere come non essere un gruppo di compagni CARC, oggettivamente)

[*] quello casa-ufficio no, tranne il martedì che c’è mercato in piazzale Lagosta. Di per sé potrei scegliere anche per il ritorno il percorso casa-ufficio o una sua buona approssimazione, ma per abitudine preferisco l’altro tragitto.