Archivi categoria: curiosita’

cover beatlesiane

Mi è tornato uno dei miei ùzzoli di qualche anno fa, vale a dire recuperare cover italiane di pezzi anni ’60 dei Beatles. Per chi non lo sapesse, ci sono cose assolutamente fantastiche, tipo gli Shampoo che hanno fatto tutto un album di canzoni in napoletano – per saperne di più, seguite i link dalla pagina di Wikipedia. Ci sono cose per Ci sono cose assolutamente demenziali, tipo i Powerillusi che fanno una versione a cappella di Let It Be. Ma si può fare di meglio.
Una menzione onorevole va a Chi è, versione di Get Back degli Juniors, che contiene il verso immortale
ma sarei contento se nel subcosciente tu volessi ancora me.
Ma il record credo che vada nientemeno che a Fausto Leali che – prima di arrivare al successo come solista con A chi, leggasi Hurt di Timi Yuro – era la voce solista dei Novelty. La loro versione di Please Please me sarebbe tutta da citare, ma poi la SIAE viene a minare il mio sito; quindi dovete accontentarvi della prima strofa, che fa
Tu vuoi che parli un po' l'inglese
e che ti dica qualche cosa
Come on (come on) [4 volte]
Please please me, oh yeah,
tu piaci a me!

e soprattutto dell’inizio del middle eight, in puro stile bitt annisessanta:
Vieni più vicino, in inglese o in italiano ma che importa?
Dovrei decidermi a scrivere una monografia al riguardo, secondo me un suo pubblico ce l’avrebbe anche. P.S.: Non è che qualcuno abbia i brani dei Six Foolish, che hanno inciso Misery e Please Please Me?

Ultimo aggiornamento: 2007-09-11 23:47

Stereotipi su conservatori e liberali

Rep.it, sempre pronta a raccontarci le ultime scoperte scientifiche, ci delizia con questo articolo, in cui si racconta come David Amodio della NYU (università seria, tra l’altro) ha scoperto una differenza tra chi si dichiara conservatore e chi liberale. La differenza si estrinseca… sullo schiacciare i tasti M e W. Non scherzo: ai volontari veniva presentata una delle due lettere, e bisognava schiacciare in fretta il tasto corrispondente. Però la frequenza di apparizione non era identica, ma molto sbilanciata (un fattore di quattro a uno), il che faceva venire voglia di schiacciare sempre lo stesso tasto. Bene, sembra che i conservatori “conservassero” :-) il tasto nel 47% dei casi, a differenza dei liberali che lo facevano solo nel 37% dei casi.
Purtroppo l’articolo è a pagamento, ma leggendo l’articolo da cui presumo Rep.it abbia copiat si sia ispirata direi che il resoconto è corretto. Non ho dati sufficienti per potere dire se la differenza nel comportamento sia davvero significativa: però mi stupisce notare come al fogliaccio scalfariano non sia venuto in mente il mio primo pensiero: “la differenza è che a sinistra pensano prima di fare qualcosa” (con il corollario di segno opposto “e pensano così tanto che non fanno mai nulla”). Ad ogni modo, è proprio vero che repetita iuvant.

Ultimo aggiornamento: 2007-09-10 15:31

le ultime frontiere degli antivirus

Stamattina trovavo il mio PC un po’ più lento del solito, e ho dato un’occhiata al Task Manager per vedere chi è che stava rubando RAM. Ho scoperto che NTRtScan.exe si pigliava 60 mega di spazio, per la precisione 59.928K. Il programma fa parte della suite antivirus TrendMicro che ci è appioppata automaticamente; però temevo ci fosse qualcosa che non andasse, e così sono andato a chiedere informazioni agli esperti. Alessandro mi dice che non ci dovrebbero essere problemi: in effetti dà un’occhiata al suo Task Manager, e lì il processo supera leggermente i 60 mega.
Non che io non sia abituato a programmi che si gettano contro ogni particella di memoria per assimilarsela: Firefox ad esempio è tanto bello ma ha dei memory leak da far paura, e quando mi supera i 300 MB in genere è meglio farlo ripartire. Però mi chiedo cosa diavolo deve fare uno scan in tempo reale per mangiarsi tutta quella memoria. Non è che stia cercando di distruggere i virus togliendo loro lo spazio per prosperare?

Ultimo aggiornamento: 2007-09-10 10:21

pile originali

Dopo che per la seconda volta in una settimana il mio ciclocomputer si era impallato, ho pensato che forse la pila si stava scaricando. È vero che a vederlo bene sembra che ci siano delle celle fotovoltaiche, ma è anche vero che se ci hanno messo dentro una pila a bottone 2032 una qualche ragione ci sarà stata. Mentre ero uscito per pranzo ho così pensato di passare a comprarmi una nuova pila dal negozio di elettronica cinese in viale Monza, negozio che ormai ha visto praticamente tutti i miei colleghi entrare e comprare i gadget più improbabili.
Arrivo, mostro la pila – mi ero dimenticato di aggiungere che questi cinesi sono arrivati da pochi mesi, e l’italiano mica lo capiscono ancora bene! – e la tipa mi dice “ci sono queste normali, e queste originali” (tutte allo stesso prezzo, tra l’altro). Guardo le due confezioni, e non riesco a capire la differenza: allora mi fa notare che è vero che il nome in grande è scritto in entrambi i casi con ideogrammi, ma quelle “originali” hanno anche le spiegazioni scritte in cinese, mentre quelle “normali” ce le hanno in inglese.
A parte l’innegabile ribaltamento della realtà a cui siamo abituati, e cioè il pensare a qualcosa in cinese come originale, quello che mi chiedo è: ma chi diavolo fa i cloni delle pile cinesi?

Ultimo aggiornamento: 2007-09-06 14:37

La neve costa

neve.PNG
Come potete vedere dall’immagine tratta dalla home page di Repubblica, la neve in Alto Adige è molto costosa.

Ultimo aggiornamento: 2007-09-04 21:58

pile alcaline ricaricabili

Un altro dei miei acquisti compulsivi della scorsa settimana è stata una luce da bicicletta a energia solare. Quell’acquisto è stato molto compulsivo, soprattutto considerando che ieri mi sono accorto che un annetto fa me ne ero comprata un’altra che è ancora nella sua custodia… lasciamo stare.
La cosa che mi ha colpito è che nella confezione c’erano due pile ricaricabili, e fin qua nulla di strano: però le pile sono alcaline. Ora, una decina di anni fa avevo comprato (strapagandole…) delle ricaricabili alcaline, che in teoria avrebbero avuto un vantaggio competitivo sulle normali ricaricabili: la loro tensione è di un volt e mezzo, invece degli 1.2 volt delle Ni-MH che si trovano in giro. Peccato che quelle pile siano durate una carica; alla prima ricarica loro sembravano aver recuperato la differenza di potenziale, ma si scaricavano immediatamente e quindi erano inutilizzabili.
È vero che sono appunto passati dieci anni e la tecnologia sarà migliorata, ed è anche vero che il consumo di un led è molto basso e quindi magari non ci sono problemi per l’assorbimento di energia. Ma mi devo fidare? Per il momento, sto cambiando la lampadina della dinamo :-)

Ultimo aggiornamento: 2007-09-04 14:49

Parabola

Come buon proposito per l’inizio di quest’anno (lo sappiamo tutti che l’anno inizia il primo lunedì di settembre…) ho riesumato il mio progetto di parlare delle parole matematiche usate in un altro contesto, e già che c’ero ho messo su Wikispaces un wiki apposta, così posso editarmelo con calma. La parola di oggi è parabola: se qualcuno ha una richiesta al solito basta chiedere :-)
La storia della parola (ah, lo sapete che “parola” deriva proprio da “parabola”?) è un po’ complicata. Naturalmente la parabola con cui si vede la tv via satellite è una parabola nel senso matematico, o più precisamente un paraboloide di rotazione: quindi non conta in questo mio racconto.
Però c’è anche un’altro tipo di parabola, quello “evangelico”, che a prima vista non ha nulla a che fare con la figura geometrica dallo stesso nome. Ma in effetti non è proprio così! Entrambe le accezioni derivano dal greco parabol? che significa “io confronto, metto in parallelo”. Nel caso della parabola intesa come figura geometrica, il nome è stato probabilmente dato perché se si facesse un tavolo da biliardo a forma di parabola e si colpisse – senza effetto – una biglia messa nel fuoco della parabola, dopo avere rimbalzato su un punto qualunque della parete la sua traiettoria sarebbe sempre nella stessa direzione. Per il racconto con la morale, invece, il parallelismo deriva dal fatto che prima dei vangeli i greci stavano già usando la parola con il significato di parallelo che serviva a chiarire un argomento più difficile mettendolo a fianco di uno più chiaro e noto: insomma, quello che oggi chiameremmo un esempio. Da lì il termine è stato riciclato dagli estensori del Nuovo Testamento, e come è capitato spesso il significato traslato dato dagli evangelisti è diventato quello principale.
Ah, a proposito dei significati traslati: quando si parla di “parabola di un potente” ovviamente si pensa alla figura geometrica, anche se un po’ distorta. Insomma, l’importante è che qualcosa prima cresca e poi cali, anche senza avere la forma specifica di una parabola. Però non mi sento di cassare questo significato: ci sono cose molto peggiori!
Aggiornamento: (5 settembre) Ho aggiunto “iperbole” e “quadruplicare”.

Ultimo aggiornamento: 2007-09-03 12:22

Nuovo posizionamento

In viale Zara c’è un negozio che fino a luglio aveva l’insegna, in stile anni ’70, “Spinelli – Elettrodomestici da incasso”. Ci sono passato davanti, e adesso ha un’insegna più “cattiva”, stile anni ‘0, che recita “Spinelli – Home Entertainment”. Naturalmente il contenuto del negozio è restato assolutamente lo stesso tra luglio e oggi, ma volete mettere un posizionamento di questo tipo con la mia generazione?

Ultimo aggiornamento: 2007-09-02 11:52