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matematto non praticante

Lidl

Ieri sera Anna guardava un film in TV, e in una pausa pubblicitaria ho visto lo spot del mio hard discount preferito. La cosa mi sembra preoccupante: è vero che Lidl ha sempre fatto pubblicità sui giornali, ma questo “salto di qualità” lascia prevedere la fine del modello su cui si è sempre basata, modello già incrinato parecchio negli ultimi mesi. Ma lo sapete che ci sono le merendine Ferrero?

Pensioni

Inizio subito a dire che personalmente non sono toccato dalla famigerata riforma delle pensioni. Mi spiego: quando ho iniziato a lavorare, non mi sognavo nemmeno di credere di potere andare in pensione con meno di quarant’anni “veri” di contributi (purtroppo per me, era già troppo tardi per riscattare il corso di laurea in maniera economica), quindi le mie aspettative non sono cambiate. Ma in generale?
Fino agli anni ’80, il sistema funzionava totalmente con il metodo retributivo: quando andavi in pensione, per ogni anno in cui avevi lavorato avevi diritto a un tot percento (generalmente il 2%) del tuo ultimo stipendio. Il tutto funzionava in una società in cui ci sono molti più lavoratori che pensionati, e quindi i soldi venivano in un certo senso distribuiti subito ai beneficiari: però portava a delle storture anche in questa condizione, visto che un’azienda poteva spendere poco per aumentarti lo stipendio l’ultimo anno e farti un regalo a spese dello Stato. Ad ogni modo, la cosa non era più sostenibile, anche perché il numero di occupati si stava stabilizzando mentre il numero di pensionati cresceva, sia per la durata molto maggiore della vita che per il pensionamento di gente ancora giovane per i motivi più vari, non ultimo una surrettizia forma di tutela sociale.
Cosa è successo? Innanzitutto si è provato a correggere le storture più evidenti, calcolando la base pensionabile non sull’ultimo anno ma su un certo numero di anni previa rivalutazione; ma alla fine si è stati costretti con la riforma Dini ad aumentare (un poco) l’età minima pensionabile, e soprattutto a passare al sistema contributivo. In questo caso, i contributi pagati da qualcuno durante la sua vita lavorativa, con un certo coefficiente di rivalutazione – in fin dei conti vengono ben investiti, no? – verranno restituiti come pensione in base ai calcoli attuariali dell’aspettativa di vita all’atto del pensionamento. La cosa formalmente è perfetta: la mia pensione corrisponde a quanto ho pagato. Peccato che le cose non funzionino così nella pratica. Come mai?
Innanzitutto, i sindacati hanno preteso (giustamente) di conservare i “diritti acquisiti”, ma hanno razzolato male, probabilmente con un occhio alla loro base. Così chi aveva più di 18 anni di contributi alla fatidica data non ha visto cambiare nulla, mentre per gli altri si è passati al metodo retributivo. E non sono affatto certo che la mia pensione sarà calcolata pro-quota (se avevo lavorato per dieci anni prima dell’inizio della legge, logica vorrebbe che il 20% equivalente a quei dieci anni fosse calcolato come prima della riforma, mentre il resto della pensione deriva dai trent’anni di contributi pagati): temo insomma di prendermela in quel posto. D’altra parte, il passaggio di tutti al sistema contributivo pro-quota avrebbe reso molto più semplice calcolare la spesa per le pensioni, e non ci sarebbe stata disparità. Inoltre a regime si sarebbe potuto permettere a chiunque di andare in pensione quando voleva: è chiaro che – a parità di contributi pagati – se io vado in pensione a 50 anni e tu a 60 il tuo assegno deve essere maggiore perché statisticamente vivrai meno di me, ma questo lo si poteva sapere subito, e i vari coefficienti di aspettativa di vita potevano essere aggiornati ogni cinque anni, ed essere noti a priori. Forse allora ci si poteva anche permettere un eventuale allungamento dell’età pensionabile, che sarebbe stato più graduale di quello proposto adesso.
Invece, per cinque anni non succederà nulla, e poi ci sarà un buco di cinque anni in cui nessuno potrà andare in pensione per anzianità, alla faccia della gradualità. Un comportamento che ricorda i governi degli allegri anni ’80, che nascondevano sotto il tappeto del futuro i debiti che contraevano, per non perdere consensi. Peccato che il sindacato non abbia la volontà di proporre una vera controproposta, e quindi non ci si muoverà da questo pastrocchio.
Un’ultima nota: anche se l’INPS è stata istruita da Maroni a non far vedere i dati, penso sia ancora vero che la parte di previdenza dell’istituto è per il momento in sostanziale pareggio, mentre quella di assistenza (invalidità e pensioni sociali) è in deficit. Non sto affermando che queste pensioni debbano essere tagliate. Quello che dico è che non ha senso che siano solo i contributi pensionistici dei lavoratori a pagare il welfare, e queste spese dovrebbero essere visivamente separate. S’ha sempre da pagare, ma almeno si può capire dove vanno i soldi…

Manifestazioni

Un poster appiccicato alla fermata del bus intercomunale pubblicizzava il Congresso Italiano Estetica Applicata (sottotitolo “les nouvelles Estetiques”). “Applicata”? forse non vogliono confondersi con i filosofi.

sono in un’azienda no-smoking!

Da domani, secondo il portale aziendale e il cartello che oggi pomeriggio ho visto appiccicato all’ingresso (sono ragionevolmente certo che stamattina non ci fosse, ma magari dormivo troppo…) sarà vietato fumare in tutti i locali al chiuso di IT Telecom. L’azienda, nella sua magnanimità, predisporrà degli spazi all’aperto ma dentro il perimetro aziendale per gli incorreggibili reprobi che continuano a sottostare alla schiavitù della sigaretta: credo che a Rozzano l’atrio prima dell’ingresso, con tetto ma aperto, sarà molto gettonato.
Finalmente potrò respirare anche alla macchinetta del caffè: mi chiedo solo chi farà rispettare la norma.

Addio OdB

È morto oggi Oreste del Buono. Era malato da molto tempo, lo sapeva praticamente chiunque leggesse la rubrica della posta sulla Stampa: eppure ancora ieri c’era una sua risposta: occhei, ultimamente mi sembrava un po’ troppo qualunquista, ma forse la cosa è comprensibile.
Che aggiungere? che OdB è stata una presenza costante da quando ero un ragazzino e leggevo la raccolta di Linus di mio zio in Friuli. Mi mancheranno i suoi commenti.

Aladino

Non riesco a capire perché qualcuno dovrebbe spendere 129 euro per comprarsi un telefono fisso che ha un “terminale con display a colori, menù ad icone, una vasta scelta di suonerie, giochi e sms a scrittura facilitata”. Ho già dei dubbi su un telefono che abbia bisogno della corrente elettrica per funzionare…

Match di imprò

Questa volta faccio l’oriundo, o se preferite il figliol prodigo…
Giovedì 2 ottobre, ore 21, faccio un match di improvvisazione teatrale a Torino, Cascina Marchesa, Corso Vercelli 141 – Torino. Info: 333 8636730, biglietti 6 €.
Naturalmente gareggerò per Milano :-)