Io non sono un grafico. Sono stato a contatto con grafici, però, e quindi almeno qualche idea di base ce l’ho. Questo volume raccoglie vari testi scritti nel corso di più di cinque secoli dove i creatori di font spiegano quali sono i motivi delle scelte che hanno fatto. Non si parla tanto delle comuni relazioni tra caratteri con o senza grazie o monospaziati, ma dei piccoli particolari che distinguono le varie font (tipicamente serif, nel testo). Le tavole finali che mostrano appunto diverse font graziate potevano forse avere qualche spiegazione in più; il glossario finale è però davvero utile per avere un’idea della terminologia usata.
Alessandro Colizzi e Riccardo Olocco (ed.), Il disegno del carattere. 1460–2014, Lazy Dog 2025, pag. 360, € 30,50, ISBN 9788898030743 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5
Ultimo aggiornamento: 2026-05-03 16:41
Magari siete tra coloro che non capiscono quale sia il senso di mettere per scritto il testo di uno spettacolo teatrale, dove Newton si pone di fronte alla luce e cerca di svelarne i misteri. Però sono certo che apprezzerete il lavorone del mio amico Peppe Liberti, che in una delle postfazioni ci racconta “Newton parola per parola”: un glossario dei termini legati a Newton, visto non come semplice spiegazione del significato ma calato nella realtà del grandissimo scienziato. Tracce di tutto ciò si trovano naturalmente anche nel testo teatrale vero e proprio: un bellissimo esempio di come arte e scienza non devono essere per forza agli antipodi.
Se volete davvero capire la logica alla base degli modelli attuali dell’intelligenza artificiale questo è il libro che fa per voi. Ferrara parte proprio dalle basi per spiegare quali sono le caratteristiche di un LLM, il motore alla base di tutto (poi ci sono mille altre migliorie pratiche, a partire dalla capacità che ormai hanno i modelli, come quella di fare ricerche in rete oppure testare il codice prodotto). Non dovete lasciarvi spaventare dalla matematica, che comunque non è di per sé complicata; mettetevi a leggere con calma e assaporate la sua miscela di tecnica e filosofia, per arrivare a non avere paura di un’IA… o magari di averne paura, ma per tutta un’altra ragione.
Quando si parla di scienza e di errori, le prime cose che vengono probabilmente in mente sono le ipotesi scientifiche false, come il geocentrismo oppure la generazione spontanea degli esseri viventi. Piero Martin però fa un discorso molto più ampio, raccontando gli errori a tutto campo. Per lui è “errore” la profezia di Hertz che disse che le onde elettromagnetiche che aveva scoperto non avevano nessun interesse pratico, ma anche la tavoletta di cioccolato sciolta per le onde elettromagnetiche emesse da un magnetron e che hanno portato al forno a microonde o la crostata al limone rotta di Takahido Kondo. Poi ci sono gli errori di mancato coraggio di Giovanni Battista Riccioli, contemporaneo di Galileo che accettò di cambiare idea vedendo il risultato degli esperimenti che lui stesso fece, ma quando le evidenze erano incerte restò ancorato al vecchio metodo; gli errori di chi non volle credere a Ignác Fülöp Semmelweis che introdusse l’obbligo di lavarsi le mani negli ospedali quando ancora Pasteur non aveva fatto le sue scoperte, o quello delle autorità fasciste che non compresero che Ugo Tiberio aveva sviluppato il radar prima degli inglesi. L’unica cosa che non mi è piaciuta del libro è lo stile di Martin, che divaga spesso tornando poi improvvisamente al punto di partenza. La lettura almeno per me diventa più complicata.
Dopo avere scritto Matematica fuori dalle regole, Daniele Gouthier torna a parlare di matematica con questo libro che ha come scopo quello di mostrare a tutti che capire le cose studiate a scuola non è poi cosi difficile se ci si mette con calma, senza essere costretti a imparare a memoria chissà che cosa ma applicando solo un po’ di regole di base. Il modo che Daniele usa per spiegare i vari temi lascia trasparire la tranquillità di chi non deve dimostrare (ehm…) nulla ma semplicemente ama le cose che sta raccontando… compresi i siparietti personali nei riquadri “I casi della vita” che mostrano la matematica all’opera. (Ci sono anche altri riquadri: “Le gran belle idee”, fatti matematici che danno appunto un’idea di cos’è in pratica la matematica, e “Intermezzi giocosi”, che di solito terminano i capitoli. Credo che il libro possa davvero essere utile a chi dice che non ha mai capito la matematica: non diventerà una medaglia Fields, ma alla fine si dovrebbe almeno sentire un po’ più a suo agio.
I libri che raccontano la matematica hanno un problema di base: i temi trattati sono sempre più o meno gli stessi, e quindi il povero autore deve trovare un modo per riuscire a distinguersi nel mare magnum di queste opere. Secondo me Schneierman ci è riuscito. Io con i miei soliti tempi mi ero comprato il volume non appena era stato pubblicato, e ne lo sono tenuto otto anni in libreria prima di leggerlo. Ora che finalmente ce l’ho fatta, posso dire di apprezzare le “note laterali” che affiancano il testo vero e proprio, e ho trovato alcune chicche che non conoscevo nonostante la mia non certo banale esperienza, come una nuova dimostrazione dell’infinità dei numeri primi e il modo di costruire terne pitagoriche usando numeri complessi. Anche lo stile di scrittura è piacevole: insomma un ottimo acquisto.
Gli “istanti fatali” che danno il titolo a questo libro sono i momenti in cui un matematico ha avuto una nuova idea che prenderà poi vita e sarà feconda. In realtà è rarissimo che si conosca il momento esatto: l’unico esempio che mi viene in mente è quello di Hamilton con i quaternioni. Ma come spiega Bottazzini nell’introduzione, quello che conta è che c’è un prima e un dopo. E nel libro si raccontano appunto il prima e il dopo delle persone: non dovete insomma aspettarvi chissà quale astrusa matematica, ma leggerete le storie di quei matematici. Menzione speciale per i disegni di Grisha Fischer: sono stupendi.