Itanglese (libro)

copertina Questo libro è diviso in due parti. La prima è una lunghissima introduzione, che racconta di come i linguisti italiani si sono confrontati con l’aumento degli anglicismi nell’italiano. A parte i più puri dei puristi che ovviamente sono sempre stati contrari a questa invasione, ho scoperto come molti linguisti non erano inizialmente troppo preoccupati ma abbiano poi cambiato idea con gli anni. Nella seconda parte troviamo invece un insieme di espressioni, delle quali viene tracciato l’ingresso nella nostra lingua – spesso molto precedente a quanto possiamo immaginare. Seguono vari esempi reali di uso e il giudizio di alcuni linguisti, con le possibili rese in italiano. Alcuni esempi mi hanno lasciato freddo: chi direbbe “giallino” per post-it? In altri casi però sono stato costretto a riconoscere che l’uso del termine albionico mostra semplicemente la nostra pigrizia. Non mi riferisco alla possibilità di calchi, come “pausa caffè” che viene già spesso usato anziché “coffee break”, ma a termini come “abstract” che si possono tranquillamente rendere come “sinossi”. Leggetelo, e meditate…

Maurizio Trifone, Itanglese : Storie di parole da abstract a wine bar, Carocci 2025, pag. 256, € 21, ISBN 9788829029181 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 5/5

3 pensieri su “Itanglese (libro)

  1. Licia

    Come puoi immaginare, sull’argomento anglicismi sono molto informata. Sono quindi rimasta alquanto perplessa che Trifone basi le sue considerazioni sulla presunta “conversione” di De Mauro quasi esclusivamente sull’uso della locuzione tsunami anglicus, apparsa nell’introduzione a un libro che non è certo un testo di riferimento, e in un articolo divulgativo che richiedeva un titolo ad effetto. Non esistono però pubblicazioni scientifiche di De Mauro che facciano concludere che fosse stato indotto “a rivedere radicalmente le proprie posizioni riguardo all’influenza dell’inglese sull’italiano”.

    Dopo la scomparsa di De Mauro, perplessa da come certuni si fossero appropriati di quei due riferimenti, distorcendoli, avevo chiesto a linguista sua allieva e stretta collaboratrice se effettivamente ci fosse stata questa drastica conversione che gli veniva attribuita. La risposta era stata negativa e aveva invece confermato il contenuto di una lunga conversazione che avevo avuto il privilegio di avere con De Mauro qualche mese prima che morisse, proprio su questi temi. In estrema sintesi, la sua preoccupazione per l’abuso dei anglicismi non era tanto per il numero enorme (gran parte hanno vita breve), ma piuttosto per l’improvvido uso istituzionale perché compromette la comunicazione verso i cittadini, e in generale per come rispecchiano una situazione di scarsa conoscenza non solo dell’inglese ma soprattutto dell’italiano e dei suoi meccanismi, e quindi la necessità di rafforzare le competenze linguistiche per un uso più accorto e consapevole della lingua. Ecco perché mi stupisce che Trifone non sia andato oltre la lettura superficiale “pericolo, tsunami anglicus!”.

    Se ti interessa l’argomento anglicismi e l’effettivo impatto sull’italiano analizzato sistematicamente, con metodologie scientifiche, un ottimo libro del 2023 scaricabile gratuitamente è The Influence of of English on Italian – Lexical and Cultural Features di Virginia Pulcini (WordPress non mi consente di mettere il link).

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    1. .mau. Autore articolo

      viste tutte le citazioni al tuo blog nel libro, pensavo qualcosa di diverso…
      Il libro di Pulcini l’avevo scaricato, ma non ho mai avuto il tempo di guardarlo.
      Sull’uso degli anglicismi in campo istituzionale, la mia sensazione da non addetto ai lavori è che molti siano legati a comunicazione pensata soprattutto per i social: nel testo delle leggi ne vedo moltissimi di meno, ma la comprensibilità resta comunque limitata :-(

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  2. un cattolico

    Per quanto riguarda giallino per il foglietto adesivo, come sempre, è solo questione di abitudine: bianchino, per bicchiere di vino bianco o verdone, per banconota da un dollaro penso che li usi senza perplessità.

    A proposito di scelte infelici di traducenti: la Microsoft con il suo “cartella di lavoro”, per riferirsi al file xlsx, resta per me un mistero, vista la confusione che ingenera con cartella-directory. Potevano usare fascicolo, persino cartellina o faldone, e invece proprio un termine di uso comune nello stesso ambito…

    “Sull’uso degli anglicismi in campo istituzionale, la mia sensazione da non addetto ai lavori è che molti siano legati a comunicazione pensata soprattutto per i social: nel testo delle leggi ne vedo moltissimi di meno”

    Se anche fosse così resta il fatto che poi media e popolo cominciano a usare l’anglismo e non la finiscono talvolta più (non si capisce poi perché dovrebbe rassicurarci che “gran parte hanno vita breve”): la mia azienda fino a qualche anno fa usava correttamente “lavoro agile” nella pagina usata per permettere ai dipendenti di registrare le giornate di lavoro dove par loro, più recentemente ha deciso di allinearsi alla vulgata mediatica e mettere “smart working” :( Gutta cavat lapidem in ambito linguistico.

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