E se Giuseppe Flavio avesse (quasi) ragione?

Giuseppe Flavio fu un ebreo che durante la guerra palestinese di Vespasiano si arrese e fu adottato dal generale, poi imperatore. A Roma scrisse moltissimo, tra cui le Antichità Giudaiche, un’opera in venti volumi che è la maggior fonte per la nostra conoscenza del mondo ebraico del primo secolo dopo Cristo. Lì si trova anche un breve passo su un certo Gesù, che è stato analizzato in lungo e in largo. Eccolo qua, in una mia traduzione indiretta:

In quel periodo visse Gesù, un uomo saggio, [se davvero lo si può definire un uomo]. Egli compiva infatti imprese sorprendenti ed era maestro di molti che accettavano con gioia quelle verità. Conquistò molti ebrei e molti greci. [Egli era il Messia]. Quando Pilato, dopo avere udito le accuse da parte degli uomini più autorevoli tra di noi, lo condannò alla crocifissione, coloro che per primi avevano imparato ad amarlo non rinunciarono al loro affetto per lui. [Perché egli apparve loro di nuovo vivo il terzo giorno, come i profeti divini avevano predetto, insieme ad innumerevoli altre cose meravigliose su di lui.] E la tribù dei cristiani, così chiamata in suo onore, al giorno d’oggi non è ancora scomparsa.

Le parti tra parentesi sono considerate un’interpolazione di qualche copista cristiano che voleva mostrare come persino un ebreo romanizzato non potesse fare a meno di dire che Cristo era risorto. Diciamo che, a parte qualche irriducibile ateo che ritiene tutto il passo un’aggiunta posteriore, e qualche irriducibile cristiano che lo ritiene del tutto originale, quasi tutti concordano su una via di mezzo. È però stato publbicato un libro di T. C. Schmidt, Josephus and Jesus: New Evidence for the One Called Christ, che dà un’altra interpretazione.

Come racconta John Dickson in questo articolo, Schmidt è andato alla caccia di tutte le versioni antiche delle Antichità Giudaiche, e ha scoperto che nei manoscritti latini e siriaci non si dice “Egli era il Messia”, ma “Egli era creduto essere / Ritenevano che fosse il Messia”. Insomma, sarebbe la versione greca a mancare di una parola. Tornerebbe tutto: Giuseppe Flavio ovviamente non crede alla divinità di Gesù, ma dice che c’era chi ci credeva. Il secondo punto è sulla frase “apparve loro di nuovo vivo il terzo giorno”. Anche qui mostra che Giuseppe Flavio ha usato il verbo phainō non nel significato apodittico di “apparire” ma in quello di “sembrava che”, come del resto lui aveva usato in precedenza parlando di Giuseppe buttato nella cisterna dai suoi fratelli. Di nuovo, il significato della frase cambia completamente: Giuseppe Flavio riporta quanto i primi discepoli pensavano. Ci sono poi ancora altre due chiavi di lettura. La prima è statistica: Giuseppe Flavio usa un amplissimo vocabolario con in media un hapax ogni 87 parole, e quindi avere due parole non usate altrove su 90 è compatibile con un testo tutto scritto da lui, come pure lo è l’uso delle congiunzioni. La seconda è storica: quando parla degli “uomini più autorevoli tra di noi°, è testimone di prima mano, essendo stato sotto il comando militare di Ananus II (“il giovane”), colui che mandò a morte Giacomo, e che era il figlio di Ananus I, che noi conosciamo meglio come il sommo sacerdote Anna. (E la figlia di Anna sposò Caifa…).

Ovviamente tutto questo non dice nulla sulla divinità di Gesù: se però effettivamente il passo non è interpolato dice molto sullo sviluppo iniziale del cristianesimo. Sono in molti a pensare che sia stato Paolo il vero fondatore della religione, prendendo uno dei tanti predicatori messianici del tempo (e scegliendone per sicurezza uno morto da un po’) e costruendoci sopra tutto il suo armamentario teologico. Ma il kerygma, la parola della fede, si direbbe invece precedente. Tutta un’altra cosa, insomma.

Ultimo aggiornamento: 2026-01-22 13:33

9 pensieri su “E se Giuseppe Flavio avesse (quasi) ragione?

  1. un cattolico

    Giuseppe Flavio ovviamente non crede alla divinità di Gesù

    Occhio però: Messia e Dio non sono sinonimi (nella concezione ebraica, sconvolta da Cristo). Gli Ebrei furono scandalizzati da Cristo proprio perché si proclamava Dio, non perché si proclamava Messia.

    avere due parole non usate altrove su 90 è compatibile con un testo tutto scritto da lui

    Quali sono queste due parole?

    se però effettivamente il passo non è interpolato dice molto sullo sviluppo iniziale del cristianesimo

    Non ho letto l’articolo: spiega anche perché arriva alla conclusione che la lezione greca è filologicamente più affidabile di quelle in altre lingue?

    Sono in molti a pensare che sia stato Paolo il vero fondatore della religione, prendendo uno dei tanti predicatori messianici del tempo (e scegliendone per sicurezza uno morto da un po’) e costruendoci sopra tutto il suo armamentario teologico.

    Morto da pochi decenni: tanto bastava per il sospetto? Soprattutto vista la fine infame che aveva fatto quel predicatore, che era causa di problemi anche per i suoi discepoli? Poteva scegliere un predicatore messianico che odiava i Romani e avere la vita estremamente semplificata!

    L’anno scorso ho invece letto le conclusioni di un teologo per il quale Paolo per praticamente tutte le sue lettere non avrebbe creduto alla divinità di Cristo, e solo nelle ultime avrebbe iniziato a dichiararla. Questo sì sarebbe pesante, sebbene sicuramente la comprensione del messaggio e della vita di Gesù abbia richiesto un tempo di metabolizzazione pluriennale (con tutta la Pentecoste).

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  2. .mau. Autore articolo

    Il fatto che Giuseppe Flavio parlasse di Messia era il motivo principale per ritenere che quell’inciso fosse un’interpolazione; se però è solo riportato (immagino con disgusto) le cose cambiano.

    La versione greca non ha il “sembra il”: probabilmente per capire l’analisi filologica occorrerebbe leggere tutto il libro (e avere ottime conoscenze), non semplicemente l’articolo. Non so quali siano le due parole, anche se immagino che una sia appunto Messia.

    Per quanto riguarda Paolo: scegliere un messia “più carino” non sarebbe funzionato a posteriori, vedi tutte le guerre intentate dagli ebrei (compresa quella con la distruzione del Tempio). Vent’anni sono una generazione, ci può stare. Sulla teologia paolina, sicuramente c’è stata un’evoluzione: ma pensavo che fosse abbastanza assodato che partendo da una formazione farisaica non è che la divinità di Cristo potesse apparirgli subito. 1Ts 1:3 per esempio dice “memori davanti a Dio e Padre nostro del vostro impegno nella fede, della vostra operosità nella carità e della vostra costante speranza nel Signore nostro Gesù Cristo.” (la fede è in Dio, la speranza in Gesù) e 1Ts 2:15a “i quali hanno perfino messo a morte il Signore Gesù e i profeti” (quindi Gesù è il più grande dei profeti), con 1Ts 2:9b “lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno vi abbiamo annunziato il vangelo di Dio. ” (non “di Gesù Cristo”).

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  3. un cattolico

    Sì, chiaro, non eccepivo sulla interpolazione o meno, ma solo sulle convinzioni di Flavio (poteva pure credere, volendo che fosse il Messia, anche se non ne abbiamo evidenze. Non poteva in nessun caso credere che fosse Dio, che era ben al di là della comprensione scritturale dell’Antico Testamento da parte ebraica).

    Certo, non ho la pretesa di comprendere appieno le ragioni filologiche, mi bastava un’infarinatura :) Grazie per la risposta.

    Però non mi è chiaro che vantaggi potesse avere dallo scegliere un predicatore “sfigato”, che nulla aveva fatto per piacere ai suoi più eruditi, quelli che avevano un peso nella società, anzi aveva fatto di tutto per essere odiato dai capoccia giudei.

    Io credo che abbia sempre creduto che non fosse un semplice uomo, perché ha sempre usato attributi divini (“Signore”, anche nelle pericopi da te citate) e la mia persuasione è che si sia evoluta in lui la percezione intuitiva delle modalità di questa verità inarrivabile alla mente umana (vero Dio e vero uomo), lasciando cadere tutte le sue precomprensioni nel tempo, che tutti noi abbiamo anche oggi.

    Bisogna infatti ricordare sempre che non dice mai espressamente se sta parlando di Gesù uomo o Dio ogni volta che ne parla, e si può comprendere di quale delle due nature stia parlando solo dal contesto: tutte le volte in cui Gesù è inferiore a Dio è evidentemente la natura umana, tutte le volte che è pari la natura divina. Ma sono fuori tema…

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    1. .mau. Autore articolo

      se Giuseppe Flavio avesse creduto che Gesù fosse stato il messia (ancorché non Dio) non avrebbe combattuto i romani assieme ai sommi sacerdoti del tempo, no? :-) Senza contare che proprio il fatto che Gesù fosse morto invalidava la possibilità.

      Teologicamente scegliere un predicatore sfigato era utile perché ti spostava la visione escatologicamente (non in questo mondo, ma sarebbe finalmente arrivato in breve: il primo Paolo è messianico nel senso che pensa che ci saranno ancora testimoni vivi al secondo avvento di Cristo). Matematicamente, come scrivevo nell’altro commento, è un banale controllo a posteriori. Tra tutte le sette ebraiche messianiche, pensa solo agli Esseni, è sopravvissuto solo il cristianesimo.

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      1. un cattolico

        Sì, era un periodo ipotetico della possibilità, non della realtà.

        Non ho capito perché la morte invalidava la possibilità che fosse il Messia però.

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    2. .mau. Autore articolo

      ah: io non so il greco, ma “Signore” (che immagino sia Kyrios) nella Septuaginta sarà anche stata la traduzione di Adonai, ma mi pare abbia un significato più ristretto di quello di divinità.

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      1. un cattolico

        Per più ristretto che intendi? Per come scrivevi avrei immaginato scrivessi più lasco, non più ristretto, nel senso di più ampio di quello di divinità.

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  4. Bubbo Bubboni

    Mah, per non avere dubbi io starei su John P. Maier, “Un ebreo marginale”, vol. 1 cap. 3.
    Alla fine mi sembra che tutti peschino da li o dalle sue fonti, riccicciando (anche bene), ma senza fare grandi scoperte.

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