Windows 11 e l’AI mentre digiti

windows usa quello che digitate per addestrare l'AI Mr November su twitter ha segnalato una “feature” “casualmente” inserita in Windows 11. Se cercate Digitazione e poi cliccate su “Informazioni di digitazione” trovate la schermata che ho mostrato qui sopra.

Potete dire che lui (ed io) siamo paranoici. Però pensateci su un attimo. Non è possibile che la sedicente intelligenza artificiale lavori localmente: non ci sarebbe abbastanza potenza di calcolo. Quindi i casi sono due: o non c’è nessuna IA in gioco (possibile), oppure in realtà c’è comunque un passaggio di dati. È poi vero che “Microsoft non raccoglie i dati sulla digitazione”: ma in futuro potrebbe cambiare il testo e dire “non associa i dati sulla digitazione al dispositivo” se non peggio, e non ce ne accorgeremmo esattamente come non ci saremmo accorti che era misteriosamente comparsa l’opzione attivata per default. Insomma, toglierla non dà nessun problema, ci sono già vari tipi di correttori attivi e possiamo sopravvivere anche senza l’intelligenza artificiale usata nella migliore delle ipotesi per addestrare i modelli col nostro lavoro.

4 pensieri su “Windows 11 e l’AI mentre digiti

  1. SenzaTroppeParole

    @notiziole buongiornoe Ti sono riconoscente per questa informativa della quale faccio tesoro pur usando felicemente Linux

  2. Licia

    ormai per impostazione predefinita tutte le opzioni di IA sono attivate e seminascoste, come in Whatsapp: per evitare che tutto venga letto e usato per il training dell’IA l’opzione va disattivata per ogni singolo contatto (Visualizza contatto / Privacy avanzata della chat) e per ogni singola chat (Info gruppo / Privacy avanzata della chat)

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  3. procellaria

    LLM possono essere usati in locale a determinate condizioni. Il problema principale non è tanto la potenza di calcolo quanto il fatto che i pesi della rete neurale debbano essere caricati nella loro completezza nella RAM per eseguire i calcoli di feed-forward intasandola parzialmente (ovviamente dipende da quanto sia grande il modello). Per esempio Google Chrome senza chiedere il consenso fa scaricare all’utente un file weights.bin di circa 5 GB in cui ci sono appunto i parametri di un modello Gemini-Nano che viene usato dal browser per vari scopi. Windows 11 gestisce la cosa in maniera ancora meno trasparente, ma anch’esso può usare file locali (il modello Phi-Silica) e potenza computazionale locale a determinate condizioni (PC recenti con processori NPU e sufficiente RAM). Se queste condizioni non vengono soddisfatte allora usa modelli in cloud.

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  4. mestessoit

    La feature in oggetto, per quanto ne so, usa un approccio ibrido: una cache di una mappa generata dalla IA. Sembra, ma non ho garanzie a riguardo, che la cache venga riempita a cadenze più o meno regolari localmente, e, a fronte di condizioni che non conosco, il pc chieda in cloud un resync alla IA.

    In generale sul fronte privacy esiste una possibilità anche peggiore: che per altre funzioni sia attivo di default uno scambio unidirezionale di informazioni dal tuo pc a MS/partner, che è attiva di default, e che è difficile da togliere: la ad injection, che in W11 è ad un livello veramente scandaloso.

    Hint: la divisione di MS che manutiene Windows è da anni sotto forte pressione perché i ricavi di Windows sono in costante diminuzione. Uno dei modi per recuperare redditività sono appunto gli ads, quello più semplice da implementare, per lo meno.

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