Come avete visto, e probabilmente era nell’aria, Poste Italiane ha comprato da Vivendi il 15% del pacchetto azionario Tim che il gruppo francese possedeva; unito al 9,81% che aveva preso da poche settimane scambiando con Cdp la partecipazione in Nexi. Adesso ha il 24,81% delle azioni, un soffio sotto la soglia oltre la quale scatta l’obbligo di OPA, ma comunque ampiamente sufficiente per essere l’azionista di riferimento e far tornare (dalla finestra) l’operatore telefonico nel grande mare delle partecipazioni statali, anche se in modo ufficioso.
L’acquisto ha senso? Non lo so. Posso immaginare che ci sia stata una gentile spintarella da parte del governo, che chiaramente non può esporsi in prima persona, e comunque non avrebbe i soldi. Poste Italiane in questi ultimi anni va bene, anche perché in realtà quello delle lettere è l’ultimo dei business: c’è la divisione dei pacchi – anche diretta, lasciamo pure stare SDA – e soprattutto quella dei servizi finanziari che hanno portato utili, anche se questo acquisto ha probabilmente prosciugato la cassa. Le possibili sinergie che si sentono prospettare secondo me non ci sono. È vero che PosteMobile, l’operatore telefonico virtuale, sta passando sotto TIM: ma visto che Fastweb ovviamente sta passando a Vodafone il risultato netto è ancora negativo. Né credo che vendere prodotti telefonici negli uffici postali sarà così remunerativo. Diciamocelo: come afferma Bernabé, quello che ci si aspetta è una fusione con Iliad, che però non si farà a meno che l’Unione Europea non accetti che in Italia rimangano solo tre operatori (più gli MVNO, ovvio). Insomma, una scommessa sul futuro, non so con quale mano di poker posseduta.
Per quanto riguarda me (e i 12000 miei colleghi) non credo che cambierà molto. Anche la mail spedita dal collega Pietro (Labriola) è stata molto parca di informazioni… ma è sempre meglio stare molto attenti.
Non ho idea di che tipo di accordi ci siano dietro, ma che avvenga la fusione con Iliad la vedo strana, nel senso che Iliad è sicuramente interessata ad una parte di TIM, e solo a quella, non a tutta la baracca. Quindi, o c’è all’orizzonte un altro scorporo, oppure non capisco la logica.
Non te lo auguro comunque, perché Iliad è nota a livello globale per limare all’osso i suoi costi, ed a mia saputa è l’operatore con il minor numero di dipendenti in rapporto al numero di utenti.
non hai idea di cosa stia limando ora Tim.
Nessun giornale ne parla, ed anzi la vulgata governativa era “mantenere stabilità e continuità”. Ma parliamo di prepensionamenti più o meno spontanei od altri mezzi?
sul costo del personale fino a giugno quando scade il CdS non possono fare nulla. Parlo (anzi non parlo, mi sa che non posso dire nulla) delle spese ricorrenti.
Circa l’avere solo tre operatori, in UK con la fusione tra Vodafone e Three ci sarà la stessa situazione. Ovviamente dopo il Brexit il parere dell’UE non conta…