Mamma le chierichette


In un paesino della bergamasca il parroco si trova senza ministri straordinari per la Comunione e la fa dare alla chierichetta. La faccenda è così grave che dalla curia il vicario generale e l’ufficio liturgico «hanno esortato il parroco a non ripetere più questo comportamento».

Uno potrebbe chiedersi “embè?” e lo capirei perfettamente. Quello che non capisco è perché l’Ansa si sia scomodata a fare un lancio di agenzia. O forse è più chiaro leggendo il blog messainlatino (che già dal nome lascia trasparire il suo orientamento), oppure l’intervista al parroco fatta dalla Nuova Bussola Quotidiana (e nella quale tra l’altro il parroco afferma “«[dalla curia] Mi hanno detto di non farlo più per non scandalizzare altri», il che è già diverso)

La mia sommessa ipotesi è che se a distribuire la comunione fosse stato un chierichetto maschio non si sarebbe saputo nulla, e che le mail di protesta al vescovo siano state di persone che manco sanno dove sia Ossanesga. (Non che io lo sappia, ma io non protesto). D’altra parte il codice di diritto canonico (can. 230, §3) recita

Ove lo suggerisca la necessità della Chiesa, in mancanza di ministri, anche i laici, pur senza essere lettori o accoliti, possono supplire alcuni dei loro uffici, cioè esercitare il ministero della parola, presiedere alle preghiere liturgiche, amministrare il battesimo e distribuire la sacra Comunione, secondo le disposizioni del diritto.

La ragazzina mi pare piccola, ma questo non significa che non abbia preso la cosa estremamente sul serio; presumo che avesse comunque già fatto la Prima Comunione, perché altrimenti qualche problemuccio in effetti ci sarebbe. Ma si sa, pontificare è sempre facile.

3 pensieri su “Mamma le chierichette

  1. Stefano Scardovi

    In parrocchia da me (territorialmente non lo sarebbe ma non è questo il tema) ci sono ministri (fra cui io), ministre (sia suore che laiche), chierichetti e chierichette.

    Chierichetti, chierichette e ministri servono all’altare mentre ministri e ministre distribuiscono la comunione (e possono portarla ai malati).

    Ritengo inopportuno farla distribuire a persone troppo giovani, davvero in chiesa non c’era un fedele adulto che potesse essere chiamato straordinariamente al servizio?

    Perché i ministri straordinari ha no un mandato del vescovo (da noi è triennale ma non so se ovunque abbia la medesima durata) ma il sacerdote può applicare anche una modalità ancora più straordinaria con una specifica invocazione da farsi sul momento.

    1. .mau. Autore articolo

      almeno nel rito ambrosiano c’è un’invocazione che viene fatta subito prima di “ecco l’Agnello di Dio” (ricordo ai non ambrosiani che non c’è l’Agnus Dei) per i ministri più-che-straordinari.
      Detto questo, continuo a pensare che se la chierichetta aveva fatto la prima comunione ed era quindi stata ritenuta capace di comprendere il significato dell’Eucaristia può anche distribuirla.

  2. Gino L

    Dalle mie parti mi è capitato rarissimamente di vedere un ministro straordinario per l’emergenza distribuire la comunione. È rarissimo che ci sia così tanta gente a fare la comunione che il celebrante non ce la faccia da solo.

    Può capitare alla messa di Mezzanotte a Natale (infatti una volta il parroco mi chiese qualche giorno prima di farlo).

    Comunque ho visto sempre persone mature chiamate a questo ministero, mai ragazzi.

    In tutte le altre occasioni in cui ho visto celebrazioni con tantissimi fedeli c’erano anche tantissimi celebranti e dunque non c’è bisogno di ministri straordinari della Comunione.

    Poi in Diocesi oramai ci sono vari diaconi permanenti, e ovviamente vengono chiamati prima loro, se si prevede il problema.

    Comunque è molto frequente nella Chiesa Cattolica che si applichi il criterio del “non scandalizzare” su pratiche lecite ma inusuali, a cui i fedeli potrebbero non essere preparati.

    Esempio: il celibato ecclesiastico. Non esiste nessun dogma che lo imponga. È una norma “organizzativa”, che peraltro non si applica in tutti i casi. Il motivo per cui fu introdotta, vari secoli fa ma nemmeno troppi, era principalmente per combattere la simonìa, cioè la vendita o regalo dei beni ecclesiastici ai parenti. Poi rende i sacerdoti meno ricattabili (un sacerdote in terra di mafia può avere il coraggio di attaccare la mafia dal pulpito se sa che l’unico che rischia è lui stesso… molto più difficile farlo se ti minacciano ritorsioni su moglie o figli).

    Nelle comunità cattoliche di rito ortodosso (cioè quelle che celebrano la messa in greco col rito ortodosso, ma riconoscono l’autorità papale e non quella dei patriarchi ortodossi) esiste il matrimonio dei sacerdoti (non dei vescovi). Credo anzi che sia incoraggiato il matrimonio per chi non è anche monaco. Questi sacerdoti normalmente NON vengono assegnati a parrocchie in zone dove il celibato ecclesiastico è la norma, come l’Italia, ma rimangono appunto nelle loro zone dove i fedeli sono abituati a vedere sacerdoti sposati. Questo è il senso del “non creare scandalo”.

    Un altro caso di sacerdoti sposati sono le numerose conversioni dall’anglicanesimo al cattolicesimo. Quando si convertono dei sacerdoti, spesso sono sposati.

    Anche qui, vengono destinati a parrocchie della loro zona di provenienza, dove i fedeli sono abituati (anche se magari lontani dalla parrocchia che avevano quando erano anglicani, per una questione di rapporti di buon vicinato con la Chiesa anglicana).

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