I social network e Donald Trump

E così, dopo Facebook, anche Twitter ha sospeso in maniera permanente l’account dell’ancora per poco presidente USA @realDonaldTrump.

Troppo facile voltare le spalle a chi ha contribuito alla tua fortuna (cinque-sei anni fa Twitter era dato per moribondo, la presenza di Trump che l’aveva scelto come mezzo principale per diffondere le sue idee è stato un fattore che ha cambiato le carte in tavola) quando è in disgrazia. Non so cosa succederà a Parler, che a quanto pare è la nuova scelta di Trump; ho il sospetto che le dinamiche siano diverse, perché qui scriverà soprattutto a chi era già fan, ma non sono un esperto di social media. Più che altro, a me l’idea che l’unico modo per avere un certo seguito sia usare una piattaforma proprietaria non sembra così brillante; ed è probabilmente per questo che ha tanto successo. Basta che poi non vi lamentiate con Dorsey e Zuckerberg quando decideranno che qualche persona famosa vostra amica non abbia più diritto di parola. (Io e voi non corriamo di questi rischi, al più ci tocca rifare un account da zero…)

2 comments

  1. Beh, il meccanismo e le dinamiche editore-autore sono note da secoli. Nella TV (ma anche nella musica) sono principalmente gli editori che scelgono chi diventerà famoso. I vari social in ogni caso danno qualche opportunità in più in un mondo di squali. Un pochino meglio di prima (per chi vuole fare l’autore partendo da zero, naturalmente, non per chi è in qualche modo già parte del giro).

  2. Comunque Parler è già stato rimosso dal play store, e probabilmente a breve anche dall’Apple store

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