Wikipedia non è l’Internet

Ieri sono stato evocato su Twitter, in qualità di ideologio wikipediano, a proposito dei contenuti di questo podcast di Rick DuFer (Riccardo Dal Ferro). Il mio giudizio tl;dr è stato quello del titolo di questo post: “Wikipedia != Internet”. Ma visto che sono in disaccordo con praticamente tutto quanto detto nel podcast, tanto vale che metta giù qui gli appunti che mi sono preso mentre ascoltavo il podcast, in modo da permettere a chi è interessato di sentire l’altra campana.

Cominciamo subito con il caso che ha fatto partire il tutto: nelle elezioni americane di martedì scorso, una delle polemiche secondarie è stato il caso di Theresa Greenfield, candidata al Senato in Iowa che però non aveva una voce su Wikipedia (in inglese) fino a metà ottobre. La voce relativa a Greenfield veniva sempre cancellata, dando come motivo il fatto che la candidata in questione non fosse sufficientemente rilevante; d’altro canto la sua avversaria, essendo la senatrice in carica, aveva ipso facto una voce nell’enciclopedia. DuFer si scaglia contro la mancanza, affermando che è un segno dei bias di Wikipedia. Io faccio notare che è un po’ difficile parlare di bias rispetto a una decisione che sarà stata presa dieci anni fa, e che dunque – giusta o sbagliata che sia – non ha nulla a che fare con il caso specifico ma rispecchia un criterio generale. Il criterio tra l’altro c’è anche in Wikipedia in lingua italiana. Durante le elezioni 2016 a sindaco, Virginia Raggi e Chiara Appendino non hanno avuto una voce su di loro finché non sono diventate sindache di Roma e Torino. (Stefano Parisi ce l’aveva, ma perché era ritenuto rilevante per altre ragioni, come del resto Beppe Sala). Le comunità di Wikipedia in italiano e in inglese hanno ritenuto che essere semplicemente candidati non basta: è una decisione sicuramente “politica” che in futuro potrebbe essere rovesciata, ma è assolutamente neutra, nel senso che non nasce per fermare una certa parte politica.

A proposito di neutralità: no, non è la varietà delle fonti, come raccontato nel podcast. Il concetto è più complicato: le fonti non devono essere semplicemente varie ma avere un peso più o meno proporzionale a quanto la conoscenza comune afferma. Banalmente, non è che nella voce “Figura della Terra” occorre che i terrapiattisti abbiano lo stesso risalto di chi ritiene che la terra sia più o meno sferica; viene giusto lasciato un collegamento alla voce Terra piatta. Questo è stato un punto fermo sin da quando Wikipedia si è trasformata in un’enciclopedia… perché Wikipedia non è nata come enciclopedia! Se non lo sapete, il 15 gennaio del 2001 venne creato il sito wikipedia.com (!) per raccogliere informazioni che poi sarebbero state vagliate ed eventualmente usate da una redazione (!!) per compilare una “vera” enciclopedia, Nupedia. La storia è poi girata in maniera completamente diversa: Nupedia è morta senza lasciare traccia e Wikipedia ha preso il suo posto come enciclopedia. E quello (parliamo del 2003… è stato il momento in cui Wikipedia si è necessariamente “burocratizzata”, seguendo la terminologia di DuFer. La cosa era necessaria per l’ottima ragione che non può né vuole essere orizzontale, ma vuole categorizzare la conoscenza: in modo non definito dall’alto e sicuramente imperfetto, ma facendo comunque delle scelte.

D’altra parte tutti i ragionamenti di DuFer partono da un punto di vista errato: esattamente come Facebook non è Internet, Wikipedia non è Internet. Wikipedia è un sito. Tra l’altro, non è un sito di informazione; il fatto che la gente si informi su Wikipedia è un problema innanzitutto per la gente ma anche per Wikipedia che si trova tirata per la giacchetta e intimata ad aggiungere “informazioni” (la biografia di Greenfield…) che possono essere tranquillamente trovate nel resto della rete. La storia che Wikipedia sarebbe dovuta essere qualcosa di diverso per l’informazione è semplicemente un falso: ha sempre voluto essere una raccolta meditata di informazioni, un utile punto di partenza ma non certo la Verità Rivelata.

Altro punto su cui sono in totale disaccordo è quello riguardante la disintermediazione. Per me è ovvio che la disintermediazione non esiste né può esistere, a meno che ci sia una nicchia così minuscola che chiunque può vedere tutto… Sì, DuFer ha ragione quando dice che all’inizio si era in pochi, si era elitisti, e quindi non c’era intermediazione. Io sono in rete da trentasei anni, ho ben presente quello di cui si parla. (Prima probabilmente non si poteva nemmeno parlare di elitismo quanto di sparuti gruppetti…) Ma non siamo più in quel mondo, nel bene o nel male. C’è troppo materiale per non avere un certo tipo di filtro. I podcast – per fare il suo esempio – sono ancora in numero forse trattabile se ci si limita a quelli in italiano, ma quelli in inglese stanno già ben oltre quella soglia. Lo stesso vale per Wikipedia: non può disintermediare, perché troppo grande. Non esiste un mondo perfetto in cui ci sia pura disintermediazione: avresti comunque l’intermediazione dell’algoritmo di ricerca – o dell’algoritmo di presentazione come in Facebook, o di un algoritmo che “ti presenta i contenuti che dovrebbero essere più rilevanti per la tua user experience”. D’altra parte, la “redazione di Wikipedia” da lui auspicata cosa sarebbe se non un’intermediazione?

Termino con due piccole note. Una in realtà non è una nota ma un appunto che mi sono preso e non riesco più a inserire nel contesto: verso la fine DuFer ha detto qualcosa per cui ho commentato “elitismo != gerarchizzazione” ma non mi ricordo assolutamente a quale proposito (e no, non mi rimetto ad ascoltare il podcast :-) ). La seconda è una bocciatura di nuovo totale del suo concetto per cui sarebbe necessaria una “responsabilità dei creatori dei contenuti”. No, il mondo non funziona così. Non puoi sperare che i creatori di contenuti siano tutti responsabili; per questo migliaia di persone passano il tempo su Wikipedia a fare “le operazioni burocratiche” che tanto poco gli piacciono perché tarpano la disintermediazione. Purtroppo bisogna anche fare i conti con la realtà.

One comment

  1. Il problema è che ad alcuni interessa solo una cosa: visibilità. Non informazione, non correttezza, non “libertà di parola”… solo visibilità.
    Ergo, mi togli da wikipedia, perdo visibilità, cattivo! Mi chiudi la pagina Facebook, perdo visibilità, cattivo!
    Questo prescinde dalle regole (che pure accetto quando scrivo su wikipedia o Facebook o altro), se mi togli visibilità è censura, elitismo ecc.