l’Iva sugli ebook

Lasciamo perdere per il momento tutte le tecnicalità legalistiche (tipo il fatto che l’Iva al 4% sui libri è assolta alla fonte perché diventava troppo difficile fare i conti con i libri presi dalle librerie e restituite dopo qualche mese) e quindi c’è una differenza di partenza tra libro cartaceo ed ebook.
Ammesso e non concesso che l’Iva sugli ebook verrà portata al 4% – voi vi fidereste di quello che scrive un sito convinto che l’aliquota Iva standard sia al 20%? – devo dare una brutta notizia a Mantellini e a tutti quelli che pensano che questo taglio abbasserà il costo degli ebook. Fino al 31 dicembre, infatti, l’Iva sugli ebook è pagata con l’aliquota della nazione dove il libro viene comprato (preso in licenza d’uso?). Amazon fattura gli ebook dal Lussemburgo (Iva al 3%); Apple dal Lussemburgo; Kobo dal Lussemburgo. In pratica, la stragrande maggioranza degli ebook paga l’Iva al 3%. Dal 2015 l’Iva sarà calcolata su quella della nazione dell’acquirente, per evitare una distorsione del mercato interno: in pratica, insomma, la campagna #unlibroèunlibro che l’Associazione Italiana Editori ha fatto per tramite dei lettori serve semplicemente per mantenere lo status quo.

2 comments

  1. Per una visione chiara di come viene spartita la torta oggi potete dare un’occhiata a http://www.narcissus.me/it/costi/ (Google ci fa la cresta sopra, non fattura dall’Italia).

    Io non sono contrario a portare l’IVA editoriale anche agli ebook a condizione che il consumatore acquisti un libro in formato elettronico anziché una scarna licenza d’uso. A quel punto si passa la palla all’editore:
    – vuoi mantenere i DRM e quant’altro? Paghi il 22%.
    – vendi un libro in formato digitale? Paghi il 4%.