Diritto all’oblio per Renato Vallanzasca e Banda della Comasina

Come sapete, c’è una direttiva europea sul cosiddetto diritto all’oblio: citando Wikipedia, “una particolare forma di garanzia che prevede la non diffondibilità, senza particolari motivi, di precedenti pregiudizievoli dell’onore di una persona, per tali intendendosi principalmente i precedenti giudiziari di una persona”. Google ha implementato – per le versioni europee, se uno usa il motore di ricerca nella versione americana questo non vale – un sistema per cui non mostra tra i suoi risultati le pagine per cui c’è stata una richiesta formale e accettata di cancellazione a questo scopo.

Sono state bloccate anche alcune voci su Wikipedia, come potete vedere qua: sappiate dunque che se cercate notizie su Renato Vallanzasca e la Banda della Comasina e non trovate il solito link a Wikipedia la colpa non è dell’enciclopedia. (Notate anche che né la pagina del sito della Wikimedia Foundation da me citata né questo stesso post mettono i link alle pagine in questione: io non le ho neppure aperte, tanto per dire)

Non entro in questa sede nel merito del diritto all’oblio, se non per dire che io ingenuamente avrei pensato che la sua logica fosse “non puoi dire che sono stato rinviato a giudizio senza aggiungere che poi mi hanno assolto”; dico solo che l’implementazione pratica mi pare piuttosto improbabile… anche perché non si ha neppure la possibilità di sapere quali siano le informazioni che sarebbero considerate pregiudizievoli.

PS: per il momento i più richiedenti oblio sono gli olandesi.

Aggiornamento (h 22:15) Forse Google controlla la nazione dell’IP da cui proviene la richiesta per decidere se oscurare o no le pagine: se è così, gli anonimizzatori IP sono i vostri amici. Inoltre ho appena fatto una prova: la stringa di ricerca “Renato Vallanzasca” con virgolette ritorna in fondo alla pagina l’avviso che alcuni contenuti potrebbero essere rimossi; ma se si tolgono le virgolette allora l’avviso scompare. Bah.

8 comments

  1. Da quello che ho capito, Google ha deliberatamente usato l’accetta (alias cancellare per intero una pagina, senza riguardo a cosa/quanto fosse da “dimenticare”) perché in questo modo ottiene due piccioni con una fava: minimizzare il costo di implementazione della direttiva e rendere più visibile l’effetto (rendendo le cose più difficili a chi ha creato i presupposti alias UE).

    Inoltre col fatto che utilizzando la versione USA delle pagine si può vedere tutto rende ancora più grottesca la cosa, e ci sono siti che collezionano i link proibiti per gli europei….

    Una legge peggiore di questa cmq la UE farà fatica a farla.

    • @mestesso: il costo di Google sarebbe stato lo stesso lasciando disponibile (opportunamente anonimizzata) la richiesta di cancellazione. Quindi il vero punto è il secondo.
      @ivo: tu non sei nell’UE 🙂 (tra l’altro mi sa che devo correggere il post, forse Google controlla gli indirizzi IP)

      • Non ho capito. Pubblicare anche i dati (ancorché anonimizzati) della richiesta di cancellazione sarebbe stato contro la direttiva stessa, i.e, illegale. Big G volendo avrebbe potuto cancellare solo parti di una pagina (quelle esplicitamente richieste).

  2. Non sono nell’Ue ma la faccenda riguarda anche noi, e infatti quando faccio una ricerca per nome e cognome appare anche a me l’avviso “Alcuni risultati possono essere stati rimossi nell’ambito della normativa europea sulla protezione dei dati”. A me viene il dubbio che a essere bloccata sia la pagina di Vallanzasca ma relativamente ad altri nomi…

  3. PS Ho fatto la ricerca collegandomi da un IP italiano (a casa mia prende la Tre) ma forse sa comunque che sono svizzero dai cookie…

      • Per curiosità questa mattina ho riprovato con Chrome – che uso raramente e senza account google – in modalità Incognito e sempre accedendo dalla rete Tre. Se cerco Renato Vallanzasca il primo risultato è la sua pagina Wikipedia…