l’apologia del giocare sporco

Avete visto l’ultimo post di Alessandro Gilioli? Se vi serve un executive summary, eccovelo qua: “Berlusconi delendus est”. Non importa che chiaramente la legge del 1957 sull’ineleggibilità non si possa applicare a Berlusconi, come anche Gilioli è costretto ad ammettere arrampicandosi poi sugli specchi della «evidente intenzione del legislatore». Quello che importa è che «In questo caso però abbiamo di fronte un capo politico che non ha mai giocato corretto, anzi: […]» e quindi «Di fronte a un avversario che ha corrotto l’arbitro, minacciato i guardalinee e truccato le linee della porta, magari dopo essersi pure dopato, non ci si ferma ad aspettare che si rialzi con un fair play che va oltre le regole.» (quelle regole che appunto devono essere viste secondo l’idea del legislatore, non certo sulla lettera). D’altra parte, meno di una settimana fa Gilioli rimarcava la stessa cosa: dal mio punto di vista Giorgio Pagliari ha dimostrato tutta la sua intelligenza firmando un appello sull’ineleggibilità di Berlusconi senza sapere cosa stava firmando, e il fatto che quando gli tocca provarci davvero vuole “mettersi a leggere le carte” è il minimo sindacale.
Giusto per mettere le cose in chiaro: il mio punto di vista è che sono diciannove anni che in Italia non si è fatta una legge sul conflitto di interessi che renda impossibile che un membro del governo abbia partecipazioni azionarie superiori a chessò 100.000 euro, e nel caso debbano essere immediatamente lasciate a un blind trust. Il mio punto di vista è anche che la giunta per le autorizzazioni a procedere (che è sempre questa) sia oramai obsoleta, e soprattutto che non abbia senso che debba dare autorizzazioni per reati contro lo Stato (corruzione e concussione, giusto per nominarne due). Ma ridefinire il significato delle regole per me è mettersi esattamente alla pari dei Berlusconi vari, e allora davvero tanto vale che io vada a votare Pdl, no?

Ultimo aggiornamento: 2013-05-22 11:36

16 pensieri su “l’apologia del giocare sporco

  1. Giuseppe

    > Non importa che chiaramente la legge del 1957 sull’ineleggibilità non si possa applicare a Berlusconi, come anche Gilioli è costretto ad ammettere arrampicandosi poi sugli specchi della «evidente intenzione del legislatore»
    IANAL, ma a dirla tutta ci sono giuristi che dicono che la legge si può applicare a B. (Mi piacerebbe che però si lasciasse l’applicazione della legge ai magistrati togati, eventualemnte alla Cassazione affinché stabilisca la corretta interpretazione, e non a politici.) (Ah, e che tutto questo avvenga *prima* delle elezioni. Sennò a che serve?)
    > Quello che importa è che «In questo caso però abbiamo di fronte un capo politico che non ha mai giocato corretto, anzi: […]» e quindi «Di fronte a un avversario che ha corrotto l’arbitro, minacciato i guardalinee e truccato le linee della porta, magari dopo essersi pure dopato, non ci si ferma ad aspettare che si rialzi con un fair play che va oltre le regole.»
    Questo discorso non ha nessun senso; è uno scivolone colossale di Gilioli, e inficia la bontà dell’argomentazione. Il punto è che legge viene prima della politica e delle relative convenienze; e se anche il più rispettabile dei politici non può essere eletto in forza delle leggi vigenti, non deve essere eletto (dura lex, sed lex).

  2. .mau.

    @giuseppe: l’interpretazione delle leggi non credo sia materia della Cassazione. Se invece dici che l’ineleggibilità dovrebbe essere stabilita prima delle elezioni, la cosa mi pare improponibile: pensa solo a quanti candidati ci sono.
    Per il resto, Gilioli non è nuovo a questi scivoloni, purtroppo.

  3. Marcello

    Gilioli da quando è diventato “grillino di complemento” (nel senso che da svariati mesi critica tutto e tutti TRANNE il Movimento 5 stelle) ha perso un po’ di lucidità

  4. .mau.

    @Marcello: il buffo è che – almeno per la parte social – Gilioli “nacque” con la non-intervista a Grillo…

  5. C.

    .mau., l’intenzione del legislatore non è un’invenzione di Gilioli per stravolgere le regole a proprio uso e consumo.
    L’intenzione del legislatore è anzi uno dei criteri di interpretazione della legge in base all’art. 12 delle disposizioni preliminari al codice civile.
    Non dico che quella dell’ineleggibilità sia per forza l’interpretazione corretta, ma secondo Gilioli lo è, non vuole giocare sporco secondo me.

  6. .mau.

    @C.: ci sono state elezioni nel 1994, nel 1996, nel 2001, nel 2006, nel 2008. L’intenzione del legislatore immagino sia sempre rimasta la stessa, no?

  7. C.

    La legge la interpretava la giunta per le elezioni (cosa diversa dal legislatore) a seconda delle convenienze politiche vedi il famoso discorso di Violante: “lo abbiamo dichiarato eleggibile nonostante le concessioni”, anche lui la pensava come Gilioli , inutile ovviamente parlare di quando aveva la maggioranza B.

  8. .mau.

    una legge interpretata ogni volta in maniera diversa non è una buona legge, e deve essere cambiata; ma non puoi tirare la coperta ogni volta in maniera diversa. punto.

  9. mestesso

    @.mau.: si vede che sei un matematico. Una legge qualsiasi (anche al di fuori dell’Italia dove i testi vengono scritti in maniera dolosamente ambigua), essendo scritta in un linguaggio non-formale e non potendo contemplare tutti i casi possibili che la Vita Reale produce, è sempre e comunque suscettibile di interpretazione.
    Ed alle volte non solo suscettibile, ma *richiede* interpretazione. Inoltre noi siamo uomini, non macchine, ed abbiamo una nostra testa, ed una memoria: sappiamo benissimo cosa aveva in mente chi l’ha scritta e sappiamo anche bene come applicarla.
    Quello che ci manca è la volontà ;-). Aggiungo inoltre che se anche fossero non-ambigue e precise, le leggi vengono cambiate e fatte ad-personam in Italia, quindi non vedo comunque problemi!

  10. .mau.

    @mestesso: ho ben presente il concetto di interpretazione autentica. Però non è che fai cinque interpretazioni autentiche della stessa situazione.

  11. C.

    Non c’è nessuna interpretazione autentica sulla legge del 1957, quella la fa il Parlamento con legge, non la giunta per le elezioni. L’interpretazione di quest’ultima semmai equivale a quella fatta da un giudice o da un organo amministrativo che non è mai vincolante per il futuro.

  12. mestesso

    Bravo C.: per il diritto italiano una interpretazione della Legge *non* fa giurisprudenza. Quindi .mau. puoi, a termini di legge, fare cinque interpretazioni giuridicamente autentiche (fatte in cinque cause diverse) della stessa legge.
    Di più: DEVI. Il Giudice infatti è lì per quello, anche per il Diritto. Per applicare (interpretare, quindi cambiare nei punti indefiniti ed ambiguità, oppure adattare un nuovo contesto non previsto) una Legge.
    In USA invece questi problemi non esistono (il giudice interpreta, e raggiunto l’iter della causa, l’interpretazione diventa legge, quindi è vincolante).

  13. .mau.

    @mestesso: puoi anche fare cento interpretazioni autentiche della stessa legge, ma per cento casi diversi (che possono magari riguardare la stessa persona, se per esempio passa dall’avere il 15% delle azioni al 20%). Non mi pare così complicata la differenza.

  14. mestesso

    @.mau.: ragioni ancora da matematico. La risposta del leguleio è “non necessariamente”.
    Cento cause diverse possono ma non debbono riguardare casi diversi (e no, nemmeno persone diverse) ma possono avere un risultato finale uguale o diverso (a seconda del giudice, dell’intervento della difesa o dell’accusa etc).
    In generale un giudice è spesso (ma non sempre!) fedele e coerente nelle sue motivazioni, ma giudici diversi da casi analoghi arriveranno a conclusioni uguali o diverse a seconda del lancio della monetina :-).
    In generale, la risposta è no.

  15. devan

    e
    Beh, da oggi c’è un fatto nuovo; secondo un tribunale, Berlusconi, pur non avendo cariche societarie, “gestiva evasione”, e quindi, di fatto, Confalonieri faceva da prestanome, ma il vero “signor Mediaset” è stato Berlusconi; si può obiettare che, anche concesso che sia così, ora davvero è Confalonieri il capo, oppure si possono contestare le conclusioni dei giudici, ma quel “chiaramente” mi sembra fuori luogo, e, i precedenti non hanno alcun valore se si dà per buona e ancora attuale la sentenza; l’intenzione del legislatore è la stessa, ma prima non vi era un pronunciamento autorevole a sancire quel che si intuiva, ma non si poteva “dimostrare”. Se io, straniero,falsifico il certificato di cittadinana, riesco a farmi eleggere al parlamento e a far convalidare l’elezione, non per questo, una volta scoperta la truffa, posso essere rieletto; eppure la legge è la stessa, e la mia condizione di non cittadino italiano è la stessa; solo, non si sapeva che era falsa.

  16. .mau.

    @devan: ma quella non è ancora una sentenza definitiva (e se e quando lo sarà, il problema non si porrà più :-) )

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