ancora su Loquendo
Torno a parlare di Loquendo dopo aver ricevuto un comunicato delle RSU aziendali (lo trovate qui) che riepiloga la storia passata e il futuro ahimè brevissimo, se l’intenzione di Telecom Italia di definire nel consiglio di amministrazione del prossimo 4 agosto (chissà perché certe cose si fanno quando la gente è in vacanza…) la vendita dell’azienda al concorrente Nuance, che avrebbe intenzione di farne “un centro di sviluppo per le lingue neo-latine”.
Come avevo già scritto, per cinque anni la mia vita lavorativa è stata strettamente collegata a quello che in Cselt sarebbe poi diventato Loquendo: ho conosciuto i ricercatori che avevano pubblicato i loro articoli anche su Le Scienze, sono andato ai congressi dal lato del riconoscimento della voce, e ho visto il progressivo migliorare delle tecniche che hanno inglobato contributi di ogni tipo (O capitano, mio capitano: come credi che si possa “leggere” un testo scritto in italiano se non hai delle conoscenze tali da capire il contesto grammaticale e mettere l’accento giusto quando ti capitano delle parole omografe?). Inoltre, per quanto ne so, Loquendo non perde affatto soldi, quindi non è un ramo secco da dismettere. Certo non è il core business di Telecom; ma pensate proprio che sia un vantaggio farla fuori così?
