io-2003

inizia l'esodo

Stamattina, anche se ci ho messo una vita ad arrivare in tram in ufficio – ma lo sapevo, la scelta di prendere il 15 è stata per così dire strategica – ho notato che Milano è leggermente meno trafficata del solito. Non sarà la goduria della prossima settimana, ma si inizia a sopravvivere.

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Ma Libero è un giornale?

No, prevenuti che non siete altro. Non sto commentando gli articoli in esso presenti, né il suo direttore. Devo dire che da questo punto di vista preferisco la Padania che è molto più divertente: ma non possiamo esagerare. E poi ci sono gli sgub: giovedì sera, quando sull’aereo ne ho preso una copia, mi sono trovato l’inserto sulla relazione degli ispettori dell’ingegner Castelli sulla procura di Milano prima che essa fosse resa pubblica… mica cazzi!
No, il mio è un problema di tipo leggermente diverso. Sulla testatina c’è scritto che Libero costa 1 euro. Ma è specificato che lo puoi pagare €5.90 con il libro; €7.00 con il giubbotto catarifrangente da auto; €3.00 con il raccoglitore schede; €5.00 con la “VHS Berlusconi”. Inoltre c’era l’annuncio che da sabato, con solo un euro e mezzo in più, avremmo potuto avere l’etilometro tascabile per sapere se abbiamo bevuto troppo.
Ora, niente da eccepire sulla sinergia con la campagna di sicurezza stradale, e nemmeno sul video del Cavaliere, anche se a dire il vero non è che rischiamo di non vederLo in altro modo. Ma qui più che un quotidiano mi sembra di avere un minimarket…

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zzz

in questi giorni non ho molto da dire, come si vede.
O meglio, non ho voglia di commentare, anche se forse ci sarebbero delle cosette gustose. Vi conviene andare un po’ in montagna – o anche al mare!

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vecchiaia

Ieri mattina una consulente qui a Pomezia mi saluta con “buongiorno”.
Oggi dopo pranzo un’altro consulente che doveva prendere lo zucchero per il caffè mi fa “scusi”.
O sono diventato improvvisamente vecchio, o le politiche di inserimento collaboratori interni impongono rispetto per il dipendente con collarino rosso. Chissà fin dove posso sfruttare la cosa…

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Paese che vai, disco che trovi

Ieri sera ho cenato (da solo, e male) a Torvajanica. Nella piazza sul litorale c’era un banchetto che vendeva libri di seconda mano e cd a poco prezzo: ci ho dato un’occhiata, e ho notato un certo numero di copie di un album di “canzoni del Ventennio”, che avrei potuto comprare a soli 5 euro cadauna.
Chissà come mai non le ho mai viste altrove.

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Cartelli stradali

Dopo avere scoperto le novità stradali pometine, ieri ho preso la strada alternativa, che allunga di un chilometro buono il percorso, ma effettivamente è benedetta anche dalla segnaletica. Insomma, se uno sa di dovere prendere l’uscita “per via Naro”, e si immette regolarmente nella strada laterale, viene premiato da un cartello (dopo l’immissione, ovvio) che spiega che quella è l’uscita obbligatoria per i Castelli Romani. Si suppone naturalmente che l’automobilista non sia così incauto da non sapere che per andare nella sede ex-Saritel devi prendere la strada per i Castelli Romani, ma non posso pretendere anche questo dall’Anas. Però un cartellone un po’ prima dello svincolo, questo sì…

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tra le tante leggi

Come sempre in tempo d’estate, per evitare che gli italiani possano manifestare (si sa, un girotondo a Riccione non vale molto…) è passata alla Camera una simpatica leggina, che depenalizza la falsificazione delle firme necessarie per la presentazione delle liste alle consultazioni elettorali. Insomma, non preoccupatevi di come il partito X sia riuscito a trovare improvvisamente un migliaio di persone che abbiano apposto il loro autografo sulle liste: se sono stati creativi, un buffetto sulla guancia e via.

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E non parliamo delle auto

Ma la trasferta romana non è finita lì. Avevo incautamente deciso di affittarmi una macchina, e quindi sono andato alla Hertz. Arrivo, e ci sarà una ventina di persone in coda. Ora, anche il mio panettiere ha i numerini per l’ordine di chiamata: qui no, devi sceglierti la tua fila e sperare.
Non ho capito bene come, ma due tipe americane che erano da tutt’altra parte sono passate in prima fila nella mia fila, e più che un’auto sembra dovessero contrattare per un catamarano con servizio di pedalò e risciò inclusi. Vedere le altre file che vanno avanti mentre tu stai fermo fa capire tra l’altro le cronache “in un attacco di follia ammazza ventisette persone”. Il poveretto si è dovuto fare una coda di quel tipo.
Alla fine tocca a me, la tipa fa delle domande idiote tipo “la via dove abita è Bionaz?” (c’è scritto sulla patente, non te l’ho scarabocchiato su un foglietto!”
e sembra quasi voglia allungare i tempi. In effetti non ha auto a disposizione, vuole rifilarmi una cabrio di cui non me ne facevo nulla – anche se per disperazione stavo dicendo “va bene, purché mi fate andare via!” quando miracolosamente è spuntata una 206. Tempo di attesa totale: quarantacinque minuti.
Ma non è finita qui. Mi sparo la Pontina e arrivo a Pomezia, per scoprire che la solita uscita è stata chiusa (oggi, mi dicono. Che culo!) e si è costretti a girare a destra verso Torvajanica. Pacchi di vigili, e ovviamente caos infinito. Non che quegli intelligentoni hanno pensato di mettere un cartello prima, in modo che io uscissi un paio di svincoli prima e facessi un giro un po’ più lungo ma corretto. Troppo facile.
Ma tanto quando sono arrivato ho scoperto che uno dei miei interlocutori era a casa malato :-)

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