rec-2004

<em>Il nostro comune amico</em>

Forse non ci siamo capiti bene. Non dovresti essere qui a leggere la mia recensione (Charles Dickens, Il nostro comune amico, Einaudi tascabili n. 1014, pag. XXXVIII-1043, 15 €, ISBN 8806163434, trad. Carlo Pagetti). Devi prendere, andare in libreria a cercarti il libro, e iniziare a leggerlo. Ti concedo al limite di ordinarlo via internet.
Questa è l’ultima opera di Dickens, sempre scritta in comode puntate mensili come gli altri suoi romanzi a partire dal Circolo Pickwick, e dove si vede come il nostro abbia ormai un’abilità consumata nel sapere gestire i vari fili della storia, nonostante utilizzasse il sitema tipico di noi tutti per lavorare: i primi quindici giorni non si fa nulla, e gli ultimi cinque ci si incatena alla scrivania. Nonostante questo, tutti i personaggi hanno un loro ben definito carattere e uno spessore che non ti fa venire voglia di posare il libro; non mi vergogno poi a dire che ci sono alcuni momenti così toccanti che avevo i lucciconi. Dickens non ha nemmeno esagerato troppo con le punzecchiature al governo che fano capolino qua e là.
La traduzione è davvero buona e fila via scorrevole; l’unico appunto che farei è sulle note a pie’ di pagina. Sono fortunatamente poche, ma sono inutili alla comprensione del testo; comprendo perfettamente che il traduttore voleva farci vedere quanto ne sa, ma a questo punto avrei preferito che ce ne fossero di più, e fossero messe tutte alla fine del libro. Altrimenti io tendo a fermarmi a leggerle, e poi arrabbiarmi…

y2004_curiosita'

Protezione lamette da barba

Chi mi conosce sa che io e i rasoi abbiamo una conoscenza forzatamente limitata. Quando va bene, mi faccio la barba – e già questa è una parolona – ogni due giorni; inoltre per anni ho adoperato gli usa e getta, e li gettavo solo quando quelle povere lame non riuscivano più a tagliare nemmeno una confezione di tonno in scatola.
Così, un anno dopo avere deciso di comprare un rasoio trilama, ho deciso che le due (!) lamette accluse avevano terminato il loro contributo utile e me ne sono andato a comprarmene delle altre.
Entrato nell’ipermercato mi sono diretto agli appositi scaffali, ho lasciato perdere le lamette all’aloe e ho preso una confezione da quattro (due anni d’uso?). Solo che non c’era semplicemente un pezzo di cartoncino che le teneva insieme, ma il tutto era conservato all’interno di un contenitore di plastica tipo quelli che usano per evitare che gli rubino i CD, e che in effetti mi è stato tolto alla cassa.
A questo punto mi domando se c’è qualcosa di particolare che io non so.
La gente si nasconde le lamette in tasca? (visto quanto costano, non mi stupirei)
C’è stata una serie di suicidi nel supermercato usando lamette di trilama?
Una società produttrice di quella plastica ha fatto un contratto con l’ipermercato?

y2004_io

d’accordo che non andremo in pensione, ma…

Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera dalla sede INPS di Collegno (TO), nella quale mi si chiedeva, per dare corso alla mia domanda di riscatto degli anni di laurea, di inviare il certificato di laurea o autocertificazione.
Prima che qualcuno mi chieda chi me lo fa fare a riscattare il corso di laurea, faccio notare che la mia domanda è datata 3 settembre 1988 (sì, millenovecentoottantotto. I tempi sono quelli che sono).
A questo punto, per pura curiosità, ho deciso di vedere quanto dovrei pagare: la legge dice infatti che il tutto è congelato al tempo della domanda, e il mio stipendio del 1988 non era poi chissà cosa: aggiungiamo poi che quella parte dovrebbe essere considerata come retributa e non contributiva. Infine, posso sempre fare finta di nulla e decidere di non pagare. :-)
Poco dopo mezzogiorno provo a fare il numero del call center di INPS per capire se effettivamente posso autocertificarmi. Voce registrata con piglio molto professionale che spiega che pagherò 16 centesimi solo se avrò risposta, solito avviso che intima di non agganciare se non si vuole perdere la priorità acquisita, altro avviso che mi fa gentilmente notare come l’attesa potrebbe essere maggiore di tre minuti… e poi solo musichetta. Avrei dovuto capire che usare la Danza delle Ore come musichetta di attesa aveva un certo qual significato subliminale.
Dopo un quarto d’ora passato a fare altro, decido di lasciare perdere; ho fatto effettivamente bene, visto che la successiva chiamata delle 13:30 è poi andata a buon fine in pochi secondi.
Il prossimo appuntamento sarà quando riceverò il modulo coi bollettini da pagare. Immagino che non ci vorranno ancora sedici anni.

y2004_curiosita'

Usanze americane

Leggendo Slashdot, ho scoperto che a BestBuy hanno deciso di dare un giro di vite sui consumatori che comprano un oggetto per avere un buono sconto (il “rebate”), usano il buono sconto e poi riportano indietro l’oggetto originale per farselo rimborsare.
Nella mia scarsa frequentazione statunitense avevo avuto modo di scoprire come generalmente il cliente avesse sempre ragione, ma giuro che non sarei mai arrivato all’idea di prendere un oggetto per un tempo limitato solo per avere lo sconto. D’altra parte, avrei pensato che con tutta l’elettronica sarebbe stato semplice per una catena di negozi dire “sì, te lo prendo indietro, ma ti tolgo i soldi del rebate che hai usato”. Mah, ognuno ha il suo modo di vedere le cose.
Notizia scorrelata: come si vede qui, ci sono più cittadini USA di lingua vietnamita che italiana.

y2004_pipponi

Politica italiana

Non si può più riproporre la barzelletta che girava di questi tempi: “L’Italia è una penisola bagnata da tre mari e prosciugata da Tremonti”. A differenza del suo omonimo, il Giulio ministvo dell’economia ha accetto la richiesta di dimissioni ingiunta da Silvio, lamentandosi solamente perché gli hanno “impedito di viduvve le imposte”. Triste fine per un superministro, anche perché non ce lo vedo ad essere designato come commissario europeo.
Il problema naturalmente è più a monte, scusate il gioco di parole. Nominare gestore dell’economia il più grande esperto italiano di elusione fiscale legale non ha potuto portare ad altro che alle misure di “finanza creativa”. Ha avuto anche una discreta dose di sfiga, intendiamoci: l’economia mondiale era già in declino al momento delle elezioni 2001, ma l’undici settembre ha dato un colpo non indifferente alle speranze di un circolo virtuoso che avrebbe permesso di abbassare le tasse rilanciando i consumi. Comprendo anche tutte le assicurazioni sui conti a posto, almeno nei primi anni: anche se false, certe notizie provocano un effetto valanga. Una caduta di stile è stato invece il “buco” trovato nei conti 2001, che stranamente è continuato a crescere fino a fine anno e poi è svanito. Mi sa tanto che ce ne sarà uno peggiore nel 2006: resterà da vedere quanto ci marceranno i vincitori se saranno la sinistra.
Mario Monti come ministro dell’economia andrebbe benissimo, probabilmente andrebbe anche bene alla coalizione al governo, ma non credo proprio che verrà nominato: andrebbe contro tutta la politica fatta fino ad oggi. Resta il nostro amicone Silvio, che ha subito detto “il ministro dell’economia lo faccio iooooooooo!”, giusto prima dell’incontro con l’Ecofin. A me il tutto ha ricordato un episodio del mio passato da studente universitario. La notte prima dell’orale di Analisi 3 la passai a studiare, col risultato di prendermi una congestione. Fortunatamente matematica non è una facoltà piena di studenti, e mi concessero di rimandare l’orale di un paio di giorni. In realtà stavo così male che non sono stato capace a toccare i libri, quindi quando l’esame ci fu non ebbi alcun vantaggio nel ritardo. Io riuscii comunque a passare l’esame: l’Italia?
Ps: Capisco che l’opposizione debba per contratto chiedere le dimissioni del governo, ma potrebbero farlo in maniera più seria.

varie

CD Brulè

Ho casualmente scoperto dal Corsera che Elio e le Storie Tese (Eelst per gli amici) hanno pensato di vendere al volo il CD con la prima ora dei concerti nel loro tour corrente, che è pronto alla fine del concerto stesso e costa 12 euro. Non sarà una novità, ma io continuo ad apprezzare la fantasia verbale dei nostri, dal nome dell’iniziativa (CD Brulè, appunto) a quello del primo cd prodotto in questo giro (“Ho fatto due etti e mezzo, lascio?”)
Tralascio invece i commenti su quanto ha commentato l’articolista del Corriere, per carità di patria.

old

aggiornamenti winXP

Stamattina, in un momento di follia, ho deciso di installare tutti gli aggiornamenti consigliati per il mio PC, e non solo le patch di sicurezza.
Mentre davo un’occhiata alle usualmente criptiche spiegazioni, ho visto quella sul “collegamento Acquista Musica Online”. Testualmente: In precedenza, facendo clic su questo collegamento veniva avviato Internet Explorer. Una volta installato tale aggiornamento, facendo clic sul collegamento, viene avviato il browser predefinito. Due cose saltano all’occhio. Nonostante tutto il discutere sul fatto che in fin dei conti non è vero che IE è parte integrante del sistema operativo, mi cascano su una banalità del genere. L’altra è la dimensione della patch, che nella mia ingenuità pensavo fosse l’equivalente di togliere una stringa hard-coded e inserire una lettura del registro. Bene, il tutto richiede 285 Kb.
Nulla di sconcertante invece scoprire che Al termine dell’installazione, potrebbe essere necessario riavviare il computer.. È banalmente il modo di funzionamento Microsoft: un reboot al giorno toglie lo schermo blu di torno.

povera_matematica

Decadimento cannabico

Repubblica.it, sempre sulla notizia, ci racconta del boom della marijuana fatta in casa. Non avendo io comprato lo starter kit, non ho possibilità di verificare le mirabili proprietà decantate dall’articolo.
Mi soffermo invece sugli effetti che furmarsi questa roba potrebbe avere avuto sulle abilità matematiche dell’anonimo estensore. Cito testualmente:
in media il contenuto di tetracannabinolo (Thc, la sostanza attiva della cannabis) si riduce del 17% ogni anno e sparisce completamente dopo due.”.
Bene, il decadimento dovrebbe essere naturalmente percentuale e non assoluto, come per l’uranio: se la radioattività si dimezza dopo un anno, dopo due anni ce ne sarà un quarto, dopo tre anni un ottavo e così via. Ma anche immaginando uno stupidino che sommi i 17% anno dopo anno, al secondo anno gli verrebbe fuori 34% che è un po’ diverso dal 100%.
Cosa succede in realtà? Beh, avevo supposto che, visto che qui non si parla di processi casuali come il decadimento radioattivo, in realtà ci fosse un’accelerazione nel secondo anno. Poi mi sono ricordato di come le notizie vengono scritte nei quotidiani, e sono andato alla fonte. Da qui leggo e traduco che
Il tasso di decomposizione del THC nella cannabis a temperatura ambiente è stimato al 17% per anno e, in alcuni casi, il THC scompare quasi del tutto dopo due anni di conservazione.
Leggermente diverso, vero? un po’ come il Δ9-tetrahydrocannabinol che diventa tetracannabinolo. Si riassume.

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