y2004_pipponi

C’è modo e modo di vincere

Oggi è finito il Tour de France, con il sesto successo consecutivo di Lance Armstrong e il terzo posto di Ivan Basso (ah, la persona cui devo una birra perché avevo previsto che non sarebbe entrato nei primi dieci può contattarmi…)
Questa sarebbe stata una notizia bellissima da commentare, se non fosse per un particolare. Anche oggi, come già venerdì, Sua Maestà ha fatto di tutto per impedire che Filippo Simeoni potesse tentare di entrare in una fuga e cercare degli scampoli di gloria. Chi mastica solo un po’ di ciclismo potrebbe dire “Simeoni? quello che ha vinto un paio di Giri d’Italia?” No, quello è Simoni, Gilberto, e non c’entra nulla. Filippo è un gregario come tanti: eppure quando venerdì era andato a raggiungere i sei battistrada di una fuga, Armstrong gli si è messo direttamente a ruota, senza nemmeno delegare un suo gregario. Raggiunti i fuggitivi, li si è visti parlottare un po’, fino a che Simeoni si è alzato sui pedali, seguito immediatamente da Armstrong, che aveva detto agli altri “mi fermo solo se si ferma lui”. Chiaramente il resto del gruppo non avrebbe mai lasciato correre una fuga con all’interno la maglia gialla, quindi l’epilogo è stato questo.
Leggendo i giornali si scopre che Simeoni si è autodenunciato un paio di anni fa per doping – e per questo ha scontato la giusta condanna. Le varie fonti poi non concordano: c’è chi dice che ha anche fatto il nome di Armstrong che l’avrebbe a sua volta querelato, chi dice che ha semplicemente citato il dottor Ferrari che notoriamente è il preparatore atletico dell’americano e suo confidente.
I maligni affermano che Armstrong – che ha avuto una decina d’anni fa un cancro ai testicoli dal quale è guarito – sfrutta il fatto di dovere usare delle medicine per evitare un nuovo insorgere del cancro per assumere sostanze vietate agli altri ciclisti. Non entro nel merito, e ritengo sacrosanto che se Armstrong si è sentito ingiuriato dalla frase detta da Simeoni (in un processo, ricordo) lo quereli e cerchi giustizia. Ma questa mi sembra davvero una ripicca da bambini.

2001-06

la canzone dello spam

Manca il video, purtroppo, ma potete ascoltare a partire da qua la famosa “Spam Song” dei Monty Python, quella che è stata probabilmente la sorgente dell’uso attuale del termine. Purtroppo è in formato .au, e quindi non garantisco che tutti i programmi multimediali la riconoscono.

y2004_io

Assemblea condominiale ok

Ieri sera la maggioranza c’era, per fortuna. Siamo stati deliziati da una lettera dell’avvocato della nostra cara proprietaria della villetta a proposito del famoso abuso edilizio (la bacheca). A questo punto abbiamo messo nero su bianco le modifiche che lei ha fatto alla facciata senza chiedere nulla a nessuno.
Il nostro amministratore non era molto convinto di vedermi fare ancora una volta da segretario (“qualcuno potrebbe chiedere l’invalidazione dell’assemblea perché non è un condomino”), ma visto che non c’era nessun altro disposto a farlo sono stato ancora prescelto per abbellire con la mia prosa gli aridi verbali, pur essendo un “mero esecutore materiale della volontà dei condomini”.
Vi farò sapere.

y2004_io

ricominciamo…

Poco più di un mese dopo che erano stati tolti gli ultimi rimasugli delle assemblee del gruppo Telecom di inizio maggio, oggi sono tornati gli operai a rimettere i pannelli in compensato dipinto di rosso. Potrebbero decidersi a lasciarli definitivi…

serio

Parole?

Quando un amico perde improvvisamente entrambi i genitori in tre settimane, cosa dire?

y2004_io

TIM accultura i dipendenti

Mi è appena arrivata copia del giornale aziendale di TIM. C’è allegato Marcovaldo, versione Oscar Mondadori.
Devo dire che mi sembra un’idea simpatica, al posto di gadget che lasciano il tempo che trovano.

y2004_pipponi

sul diritto d’autore

La scorsa settimana avrete sicuramente visto la Petizione degli Artisti contro la “pirateria musicale”. Non so perché la paginetta debba essere scritta in PDF: sicuramente ci sarà una Ragione Fondamentale che al momento mi sfugge. Concordo però con Massimo che nota l’uso creativo della lingua italiana: qui io me lo posso permettere, su quello che dovrebbe essere un documento ufficiale un po’ meno. Passi.
Io vorrei però soffermarmi su un punto un po’ diverso, che è stato ripreso in parte sempre da Massimo oltre che da Beppe. Tra gli slogan presenti in quella Petizione ce ne sono infatti un paio di rivelatori:

  • SI a internet che permetta a tutti di comunicare, di moltiplicare
    l’offerta e l’accesso alle opere e a remunerare coloro che creano e
    che producono
    .

e soprattutto

  • SI, noi vogliamo continuare a negoziare liberamente i nostri
    diritti
    con i produttori

(il neretto, o meglio il non neretto di tutto il resto, è mio). Nulla di strano, in realtà: il sito in cui appare la Petizione è quello della Federazione dell’Industria Musicale Italiana, cioè di quelli che “fanno i soldi con la creatività degli artisti”.
Facciamo un lungo passo indietro, e torniamo alla fine del ‘700. A quei tempi, non esisteva assolutamente il concetto di “diritto d’autore”: le opere venivano pagate dal committente per la sua fruizione nel qui-ed-ora. Può essere interessante scoprire che Shakespeare ha pubblicato le sue tragedie solo perché iniziavano a girare edizioni pirata scritte da gente che aveva visto il grande successo delle rappresentazioni, e si era messa a trascrivere al volo i dialoghi, infarcendoli di errori. Solo a quel punto il bardo di Stratford-on-Avon, o chiunque fosse il vero autore delle opere :-) decise che tanto valeva mettersi a pubblicarle per conto proprio, visto che il danno c’era già stato. Lo stesso Johann Sebastian Bach lavorava al soldo di una serie di principotti locali, con un bel contratto “tot musica l’anno, e inoltre lezioni di latino ai giovani coristi”. Mozart è stato l’ultimo dei grandi compositori ad essere visto alla stregua di un inserviente o poco più: solo a partire da Beethoven il compositore ha iniziato a diventare una star.
Il diritto d’autore nasce quindi per tutelare la creatività: non essendo stipendiato, devi pure farti i soldi da qualche parte. Anche la prima estensione a una ventina d’anni dopo la morte dell’autore aveva un senso: vediamola come una specie di pensione per la famiglia dell’autore.
Cosa è successo poi? È iniziato il circolo vizioso degli anticipi sui diritti. Le case discografiche, ma anche gli editori, hanno iniziato a dare una quantità di soldi agli artisti più famosi, appunto come “anticipi”. In cambio, si sono presi tutti i diritti di autore sulle opere presenti e future, e su tutti i possibili usi non ancora prevedibili. Generalmente viene anche aggiunto l’obbligo di una certa produzione, chessò un album ogni due anni. Notato nulla? Sì, siamo ritornati al modello del ‘700. I pochi “grandi” probabilmente guadagnano di più, i molti “piccoli” sicuramente molto di meno. In compenso la ggente, quella che tre secoli fa poteva andare a sentirsi la musica per le feste offerte dal re, adesso si trova qualche raro concerto gratuito, e basta. Non è nemmeno possibile avere un preview di un disco, tipo un minuto per brano in qualità radio AM, per capire se vale la pena oppure no – a dire il vero, credo che questo sia voluto, perché altrimenti le vendite calerebbero ancora. C’è già chi si sta lamentando non solo per le biblioteche che lasciano i libri a disposizione della gente, ma perché c’è chi dopo averli letti, i libri li regala o li presta.
Il modello è da cambiare, quello è chiaro. Peccato che ognuno guardi nel suo orticello: chi adesso di soldi ne guadagna tanti non può che aborrire il peer2peer, chi ne prende pochini spera sempre di riuscire a entrare nel Gotha, con la benigna intercessione di FIMI e simili. Urgono idee vere.

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