2001-06

1984 docet

Dal Sole-204 Ore di oggi: «Il Fisco lavora alla creazione di un archivio super-protetto per i dati fiscali dei contribuenti vip.»

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_La Stampa_ (quotidiano)

Io domenica a Roma avrei anche tentato di comprarla, ma le due edicole dove sono passato l’avevano entrambe terminata. Così, visto che tanto oggi ero a Torino, mi sono preso una copia “come deve essere” della Busiarda, vale a dire con tutte le cronache piemontesi. Ecco i miei commenti, in ordine sparso.
Dimensione: sono pazzi a fare un quotidiano di novantasei pagine in un solo fascicolo. Già Repubblica mi sta un po’ sulle palle, ma qua si esagera. Dov’era il problema nell’avere le trentadue pagine torinesi come fascicolo separato? Stanno ancora tremando al pensiero di quello che era successo ai tempi della prima riduzione di formato sotto Mieli?
Colore: mah, non ho mai capito bene quanta sia l’effettiva utilità, e soprattutto la copia che avevo io non era sempre bene allineata, il che porta a un brutto risultato.
Articoli e impaginazione: qui tremavo, ma ho invece visto che il risultato è ottimo. La pagina mi pare riempita bene, le notizie hanno tutto il loro bello spazio. Poi è chiaro che siamo sulla Busiarda, che se parla dell’omicidio a Napoli di un pregiudicato si affretta ad aggiungere che anni fa il fratello del morto era stato anche lui ucciso… a Torino; ma quello è ormai parte del gioco. Ho dei dubbi sul font usato: mi sta molto bene uno con le grazie, ma quello lì (è forse un Tahoma?) mi pare un po’ meno leggibile. Buffo che ad esempio Specchio dei tempi ora occupi in assoluto più spazio di prima.
Insomma, non è detto che la cosa andrà così male, anche se continuo a pensare che non ci sia una vera volontà di tornare ad essere un quotidiano a respiro nazionale.

y2006_io

Un'ora sola guiderei

Era da agosto che non prendevo più l’auto per andare in ufficio, e da giugno che non la prendevo col traffico milanese usuale (agosto non conta per queste cose, in mezz’ora scarsa faccio il tragitto casa-ufficio…). Solo che oggi sono andato a Torino al funerale del padre di un mio carissimo amico, e quindi ho fatto orario spezzato: ingresso prestissimo in ufficio, toboga Milano-Torino, funerale, toboga Torino-Milano, ufficio.
La prima parte, se eccettuiamo la sveglia a un orario indecente, non è poi andata male: partendo alle 7:15, in 37 minuti ero in ufficio dove ovviamente le uniche presenze erano qualche sparuto consulente. La seconda parte no. Sono uscito alle 19:30 e sono arrivato alle 20:29; un’ora per fare i 18 km di percorso. La tangenziale era tappata (ma lo era già alle 14:30, a dire il vero…) e quindi non ho certo pensato di allungare il giro di là. Ma anche viale Cermenate era un blocco unico, così come Molino delle Armi-Santa Sofia-Sforza che in genere sono relativamente scorrevoli, non parliamo poi a quell’ora. Insomma, visto che non credo fossero tutti in giro a comprarsi i regali di Natale, non riesco a capacitarmi della cosa.
Per fortuna domani il tempo dovrebbe migliorare, e posso riprendere la bici!

IA e informatica, old

gmail tappata?

Prima mi sono accorto ieri notte di avere un duecento messaggi di spam nascosti bene in fondo nella relativa cartella, roba insomma di quasi una settimana fa; adesso noto che il flusso di posta indesiderata non è costante, ma i messaggi arrivano in ordine di data sparso. Chissà che cosa sta capitando.

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Technoshopping (free press)

Questa mattina sono uscito da casa un quarto d’ora più tardi del solito: nel pacco di carta che c’era alla fermata della metro non ho trovato Goool!, che tanto però non prendo mai, né Leggo. In compenso c’era un giornale dal nome appunto Technoshopping, e con sottotitolo “realizzata dagli esperti di Suono, CarAudio, TuttoDigitale”. Il colophon afferma che è una pubblicazione mensile, già arrivata al secondo anno di vita, e che costa 2 centesimi di euro (mai capito questa storia, se non sbaglio anche Leggo ha un prezzo nominale).
Non che in realtà ci sia molto da dire: il giornale è unicamente composto da redazionali, tranne al limite l’articolo in prima pagina. Attenti! Non sto affatto denigrando il giornale: non vi è nulla di male, non è venduto – anzi regalato – come guida ragionata o altro, quindi dal suo punto di vista esegue perfettamente il suo obiettivo, ed è utile per chi vuole avere un’idea di una serie di prodotti di marche differenti. Quello che però mi chiedo è se in effetti tutta questa free press non stia abbassando ancora di più il lavoro del giornalista, che ormai si riduce sempre più spesso a fare il copincolla di cartelle stampa e lanci di agenzia, il tutto probabilmente per pochi soldi e un contratto precario. Gli editori si lamentano delle esose richieste del sindacato e bloccano il rinnovo del contratto, ma a quanto pare non si preoccupano più di tanto!

y2006_io

certi hobby stanno diventando costosi

Ho già detto di come io abbia la mania di collezionare biro multicolore. Giovedì scorso alle Cenerentoliadi Laura mi ha segnalato l’esistenza di Muji, un negozio di oggettistica giapponese che ha vari oggetti a prezzi d’affezione tra cui le biro multicolori. Bene: stasera sono passato dal loro negozio di via Torino (ce n’era anche uno dietro casa mia in viale della Liberazione, ma non lo sapevo) e ho lasciato quindici euro e 25 per quattro penne: due esacolori (anzi per la precisione una a sei e una a 5+mina), una a quattro e una minibiro a tre colori. Colori che tra l’altro sono piuttosto non standard, con tinte pastello. L’unica fregatura è che il giallo non funziona, come del resto capita spesso con quel colore. Mo’ che faccio?

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_24’_ (free press)

A quanto pare, il nuovo mercato della carta stampata è la free press pomeridiana. Dopo il Corsera con la sua Anteprima, oggi esce in pompa magna ventiquattrominuti, che come i più perspicaci tra i miei lettori [*] avranno immaginato, viene edito dal Sole-24 Ore. Trentadue pagine, distribuzione alle 17, formato quasi-tabloid nel senso che è largo come Repubblica ma leggermente meno alto, mentre se ci fate caso i quotidiani aggratis della mattina sono di dimensione minore. (Come, non ve ne siete accorti? male, molto male). In compenso, i caratteri usati sono molto grandi, il che significa che ci stanno poche parole. Generalmente viene usato un tipo senza grazie e di stile narrow, tranne nelle due interviste principali a Uolter Veltroni e Mestizia Moratti che hanno un font serif. La struttura delle pagine è composta da una striscia in alto con un paio di mininotizie e una foto, una fascia colorata subito sotto con un’altra mininotizia in evidenza, assieme a una foto più grande, e i due terzi in basso con la notizia principale della pagina. Un’attenzione particolare all’economia, due pagine di tivvù, e il resto sminuzzato variamente. La particolarità di questo numero è che c’è un solo inserzionista pubblicitario, Edison: l’azienda riesce a riempire quattordici pagine sulle 32.
Tra i grandi nomi, considerato che La Stampa ormai sta nel suo ridotto sabaudo, manca solo Repubblica: scommesse sulla sua data di uscita?
[*] vale a dire tutti. Se uno non è perspicace, perché viene a leggermi?

trasporti

Viaggiare in aereo oggi

Il weekend romano mi ha fatto riprovare dopo un anno e mezzo la doppia gioia dei voli aerei e dei mezzi di trasporto romani. Bisogna dire che la partenza da Fiumicino sabato mattina è stata persino piacevole: un banco check-in per Roma dove non c’era nessuno in coda, e un controllo bagagli rapido, nonostante la marea di sacchetti richiudibili che venivano gentilmente forniti ai banchi di accettazione e che hanno fatto dire ad Anna “e dovrei mettere tutte le mie creme in un solo sacchetto?” Per la cronaca, la maggior parte delle creme era stata imbarcata come bagaglio registrato, ma alla fine Anna ha trovato ancora sufficienti liquidi per mezzo riempire la bustina. L’unica cosa strana che mi è capitata è che dopo il controllo a raggi X sono stato fermato da un altro addetto alla sicurezza che mi ha chiesto di dargli lo zaino, che non era nemmeno pieno. Non l’ha aperto, ma gli ha fatto passare sopra una strisciolina che ha poi messo in una macchina che gli ha dato responso “tutto ok” – e volevo ben vedere. L’unica cosa che mi ha stupito un po’ è che ho dato un’occhiata a quella macchina, e se non sbaglio doveva verificare se portavo con me qualcosa di radioattivo. Mah. La partenza è avvenuta con i soliti venti minuti di ritardo, ma quello non è un problema perché quei minuti sono già conteggiati nel tempo di volo, quindi l’atterraggio è stato in perfetto orario.
Il ritorno è stato molto peggio, in compenso. Anche qua ero partito bene: in un impeto di follia avevo provato una di quelle infernali macchinette per il checkin automatico per i fortunati possessori di biglietto elettronico. Una volta convinta la macchinetta di chi ero io (avrei potuto infilare la carta di credito, ma ho pensato che forse la Millemiglia era più adatta all’uopo) sono subito stato caldamente salutato, e mi è stato offerto il posto 7C che mi è visivamente stato assicurato essere il migliore di quelli a disposizione. Non ho capito perché il biglietto stampato fosse così leggero, ma non è un mio problema. Mio problema è invece stato passare il controllo a raggi X. Una volta c’era il trucco: te ne stavi al piano di sotto e usavi il “varco per i cognoscenti”. Adesso non si può più, o meglio si passa tutti da sotto, e sono state messe sei postazioni di controllo ai due lati della hall. Peccato che dal lato da me scelto ce ne fossero funzionanti solamente due, il che ha significato un’attesa di venti minuti in coda, con l’unico conforto di un libro. Passato finalmente il controllo, mangiato a caro prezzo qualcosa, letta la pubblicità per i negozi messi al piano di sopra (però cercare di convincere il pollo di turno scrivendo “arrivato qui, il più è fatto” mi sembra una presa per i fondelli niente male) e giunto al gate, scopro che il volo era in ritardo di venti minuti “per mancato arrivo da Trieste”. Inutile dire che i venti minuti sono diventati trenta, che poi si sono anche concretizzati in un cambio di gate spedendoci tutti al piano di sotto e quindi senza finger. Ma una volta sceso, ho avuto il dubbio privilegio di assistere in diretta a uno dei motivi per cui Alitalia non potrà che fallire. Il gate era ancora in attesa dell’ultimo ritardatario del volo per Venezia che veniva imbarcato prima del nostro. Il tizio finalmente si presenta, e si vedono le assistenti di terra confabulare lungamente al telefono. A quanto pare, era stato chiamato un pulmino che però non si era materializzato: al suo posto c’era il bus che avrebbe dovuto portare noi al nostro velivolo. Dopo ulteriori colloqui telefonici, la soluzione che probabilmente le assistenti avranno anche ritenuto geniale. Il ritardatario è stato spedito da solo sul bus, e noi abbiamo amabilmente atteso che ci mandassero un altro bus per potere finalmente passare l’agognato corridoio. Perfetto, no?
Ad ogni modo, è ormai chiaro a tutti che Al Qaeda ha vinto. Se prendere un aereo è diventata un impresa di tal fatta, significa che la paura si è impadronita di noi, e la paura è l’inizio della sconfitta.

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