Niente più biglietti chilometrici
Io ero convinto non ci fossero più da una vita, visto che non riuscivo più a trovarli: ma non è così a quanto pare, e la fine ufficiale dei biglietti chilometrici avverrà la prossima settimana, leggo su Repubblica. E perché Trenitalia non li emette più? I motivi ufficiali riportati dall’articolo sono questi: «Non avendo indicazioni di linea e orari, vengono spesso utilizzati per tratte superiori alla fascia chilometrica acquistata, oppure, in caso di brevi tragitti, vengono comprati ma non obliterati come accade per esempio in Toscana, sulla Firenze-Lucca-Viareggio, nelle corse utilizzate soprattutto dagli studenti.» Non ci vuole una grande scienza per accorgersi che questa, anche se non virgolettata, è la versione di un’azienda che fa anche molta pubblicità sui quotidiani. Un biglietto chilometrico, se timbrato, è evidentemente identico a uno con la tratta indicata: quindi se passasse un controllore si accorgerebbe lo stesso che l’utente sta viaggiando a sbafo. E visto che – Trenitalia dicet – si può acquistare un biglietto con validità due mesi non è che la spesa dell’ipotetico pendolare che non fa nessun abbonamento e tiene un biglietto in tasca e cerca di suscitare pietà nell’ipotetico controllore aumenterebbe più di tanto.
Insomma io non riesco a capire perché posso tenermi in tasca i biglietti della metropolitana ma non un biglietto chilometrico ferroviario. Immagino che a Trenitalia ci riescano meglio, però.
Come ormai sanno anche i non milanesi, la Fiera di Milano non è a Milano ma a Rho (meglio: nel territorio del comune di Rho, proprio come il sito di Expo è in buona parte nel comune di Pero). La metropolitana va fino alla stazione di Rho Fiera, ma il biglietto urbano non basta: e fin qui nulla di strano. Quello che è un po’ strano è quanto costa quel biglietto. Infatti, andando a leggere