La formula più bella del mondo (libro)
Se chiedete a un matematico quale sia la formula più bella del mondo, vi risponderà quasi sicuramente quella di Eulero eiπ + 1 = 0: più che altro questa formula ormai vive di vita propria e nessuno fa il minimo sforzo di provare a sceglierne un’altra. (Però sarebbe bello rispondere “1 + 2 + 3 + 4 + … = −1/12”, non trovate?)
Ad ogni buon conto, Paolo Gangemi e Francesco C. Ugolini hanno preso questa formula, l’hanno vivisezionata e preso le cinque costanti numeriche ivi presenti per vedere come appaiono in matematica ma soprattutto al di fuori di essa. Soprattutto lo zero e l’uno hanno indubbiamente una vita propria in tantissimi campi umanistici, ma se si fa un po’ di attenzione si scopre che anche le altre tre costanti non si trovano solo in matematica ma anche altrove. Sì, anche l’unità immaginaria, che ha colpito la fantasia di tanti letterati, da Robert Musil a Evgenij Zamjatin, proprio perché è un numero ma è anche altro. Come immagino abbiate capito, la matematica è solo una scusa per un testo che è fondamentalmente umanistico, anche se in appendice c’è una derivazione formale della formula, partendo dagli sviluppi in serie infinita delle funzioni seno e coseno. Il libro è consigliato a chi vuole evitare di avere una visione troppo settoriale della conoscenza, insomma!
Paolo Gangemi e Francesco C. Ugolini, La formula più bella del mondo : Quando su Eulero si posò la mano di Dio, Bollati Boringhieri 2025, pag. 144, € 18, ISBN 9788833943978 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 5/5
Ultimo aggiornamento: 2026-01-18 12:02

Ho letto questo libro, anche se datato, (ma la matematica non diventa obsoleta!) perché ero curioso di vedere come i sovietici vedevano la matematica di base. A parte trovarmi subito all’inizio i risultati di Popov che mi hanno subito ricordato una barzelletta di quando ero giovane, e un’ovvia attenzione alla scuola russa anche con nomi che non ho mai sentito nominare, quello che mi ha colpito è stata l’attenzione ai problemi reali per cui sono stati ideati i metodi risolutivi. Questa in effetti è una cosa che non troviamo praticamente mai nei nostri testi: non so quanto sia utile in pratica, però fà almeno l’idea che la matematica non è avulsa dal mondo reale. Nulla da eccepire sulla traduzione di Giovanni Venturini.
Quest’ultimo libro di Andrea Monti recupera e completa i testi più tecnici che ha pubblicato negli anni passati. Monti è un avvocato, e lo si nota dalla dovizia di particolari legali che si trovano nel testo: ma soprattutto da quando lo conosco (eravamo ancora nello scorso millennio…) è sempre stato interessato a leggere lo sviluppo tecnologico da un punto di vista olisitico, guardando non solo l’aspetto mediatico ma anche quello legale. Questo testo è breve, ma densissimo: probabilmente se l’avesse scritto qualcun altro avremmo avuto una lunghezza doppia. Questo significa che la lettura deve essere meditata: mi sono segnato decine di annotazioni mentre procedevo. Ma significa anche che arrivando al fondo si ha una visione molto più completa del tema, anzi dei temi, in questione.
Lo ammetto: mi sono accorto della copertina – indubbiamente legata al tema trattato! – solo dopo un po’ che stavo leggendo questo libro. Ma questo anche perché il modo con cui il mio amico Paolo Caressa ha deciso di scrivere il testo è davvero spiazzante. Uno potrebbe pensare che si dica “ignoranza artificiale” perché non ci si fida della capacità delle macchine di essere davvero intelligenti: ma, come dice la quarta di copertina, “ci sono cose che le macchine non sapranno mai”. (E, aggiungo io, non sapremo nemmeno noi a meno che non accettiamo la filosofia di sir Roger Penrose).
Questo libretto, pensato evidentemente per ragazzi curiosi, racconta alcuni concetti di base della matematica… o meglio li gratta, perché sono tutti visti da un punto di vista felino. In effetti i disegni sono molto carini, e la matematica è corretta, anche se ho notato uno svarione nella parte storica. Devo però dire che dopo un po’ mi sono stufato dei troppi giochi di parole, come i “purrfect numbers”, che a lungo andare diventano stucchevoli (e che rendono intraducibile il libro…)
L’idea di questo libro è bellissima: mostrare alcune delle “schede di lettura” degli archivi Einaudi dove molti illustri personaggi danno il loro giudizio su un libro (spesso in lingua straniera, ma ci sono anche testi in italiano), valutando se e come vale la pena di pubblicarlo per la casa editrice. La cosa più bella è probabilmente la lettura tra le righe: negli anni ’50 Einaudi era rigorosamente marxista, e quindi i testi venivano anche letti con quella lente. Quello che però non funziona bene sono le note dopo le recensioni. Tommaso Munari si limita quasi solo a dire se il libro è stato poi pubblicato in Italia e da chi – non è detto che l’editore sia Einaudi: soprattutto Feltrinelli pescava nello stesso bacino. LE note su chi sono i lettori sono limitate a pochissime righe, costringendomi spesso a vedere se per caso Wikipedia parlasse di loro: un conto sono scrittori come Lucentini, Calvino e Primo Levi, o critici come Massimo Mila; ma altri nomi sono davvero sconosciuti se non si è esperti del tema del libro. Un peccato, perché una raccolta così è un tuffo nella storia non solo letteraria dell’Italia del dopoguerra.
[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing] Almeno per me, il problema di questa raccolta di racconti è che sono di guerra, e non è che ci siano tutte quelle variazioni sul tema anche se li ambientiamo in un futuro più o meno lontano. Ecco comunque un giudizio monoriga sui vari racconti: