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riforma elettorale e promesse da parlamentari

Beh, ammetto che all’inizio avevo letto che la proposta di cambiare subito la legge elettorale fosse di Maroni, e la cosa mi pareva abbastanza ironica, visto che la legge in questione è del suo amicone Calderoli. Poi ho controllato meglio, il propositore è il povero Marini che dopo solo due anni ha perso il suo posto di lavoro, e mi sono tranquillizzato.
Detto questo, faccio notare che per due anni ci hanno rotto i cosiddetti spiegando che la legge elettorale non la si può cambiare se non a fine legislatura, perché delegittimerebbe gli attuali eletti. Io non sono mai stato convinto della cosa, ma non importa. Quello che importa, adesso, è un’altra cosa: con che faccia cambierebbero idea, i nostri líder minimi?

Ultimo aggiornamento: 2008-03-19 11:43

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Previsioni elettorali

Alberto Biraghi in questo giro è decisamente schierato per il non-voto alle prossime elezioni (di per sé lo sono anch’io, ma si sa che non sono un tipo militante). Oggi presenta due link al riguardo. Uno (purtroppo) è di beppegrillo™, che afferma di sapere già chi verrà eletto. Effettivamente il Vate Telematico ha ragione, nel senso che anch’io potrei indicare tranquillamente cinquecento deputati e duecento senatori che saranno “premiati” dalla votazione “popolare”. Ricordatemi che prima delle elezioni devo fare un post sull'”elettore marginale” e uno sul “meglio non votare per il mio partito”, tra l’altro.
Avrei invece dei dubbi sulla seconda citazione, da Peter Gomez: non tanto perché dice che al Senato non ci sarà una maggioranza certa – questo lo sappiamo già in tanti, anche se alla tivù non lo dicono – né perché dice che Sìlviolo deve stare attento perché sondaggi troppo alti potrebbero portare a un’astensione del suo elettorato – cosa possibile. Quello su cui non concordo è la frase finale: «il rischio ingovernabilità non è un effetto perverso del porcellum. È invece il secondo obiettivo di una riforma pensata e votata nel 2005 quando tutti davano per certo il trionfo del centro-sinistra». Scusate, ma non vedo proprio B. a farsi da parte per avere un governo tecnico. Secondo me lui contava su una riforma elettorale fatta dal centrosinistra per ritornare ad avere un premio di maggioranza nazionale e fare fuori gli altri anche al Senato… Vedremo tra poco più di un mese.

Ultimo aggiornamento: 2008-03-17 16:08

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Ieri sì. Oggi no. Domani?

Giulio Tremonti, ministro dell’economia in pectore, confessa a rep.it che i condoni, lui, non li avrebbe mai voluti. Ecco il virgolettato: «Oggi non ci sono più le condizioni per farli, non li ho certo fatti volentieri, ma perché costretto dalla dura necessità. I condoni sono una cosa del passato».
Indubbiamente i condoni sono stati una cosa del passato e non del presente, nel senso che il governo Prodi II di condoni non ne ha fatti. Però io sono un malfidato, e salvo questo post per vedere cosa succederà a fine 2009 (forse quest’anno ce lo sfanghiamo, ma non è detta l’ultima parola, fino a dicembre di tempo ce n’è ancora tanto!)

Ultimo aggiornamento: 2008-03-13 13:59

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divisi non si vince, ma magari si pareggia

Ieri sono state presentate ufficialmente le liste per le prossime elezioni. Se uno sta a leggere i giornali (tranne Repubblica, che sta spudoratamente copiando le politiche berlusconiane di marketing cercando di convincere il suo elettorato che se ppo’ ffa’) si direbbe che comunque non c’è storia: la scelta di Uòlter Weltroni di correre da solo è suicida nel breve, e serve solo per una rifondazione del grande partito di centro (il piddì, se non ci siete arrivati) senza le pastoie della sinistra. Ma è davvero così?
Beh, alla Camera non ci saranno storie, ma al Senato potrebbero esserci delle sorprese per molti.
Il mese scorso Sandro Brusco, che potrei definire “un cervello emigrato”, ha pubblicato questa analisi del voto. È partito dall’ipotesi, assurda ma nemmeno troppo, che le percentuali di voto ai singoli partiti saranno le stesse del 2006. Bene, con queste ipotesi si scopre che PdL+Lega nel nuovo Senato avrebbero 154 seggi, che sommati ai 4 dell’UDC darebbero un totale di 158 al centrodestra contro i 156 del centrosinistra (124 a PD e alleati, 32 alla Sinistra Arcobaleno). Pallaro completerebbe il tutto.
Ma come, vi chiederete? A centrosinistra ci si divide e non cambia praticamente nulla? È il Porcellum, ragazzi. Al Senato il premio di maggioranza è su base regionale, e nelle regioni rosse il PD riesce lo stesso a mantenere la maggioranza relativa, guadagnando così gli stessi seggi di prima ma senza la sinistra, e quindi togliendo seggi alla destra. Certo, ci sono regioni come la Campania che cambieranno maggioranza, ma i vari effetti regionali si annullano quasi del tutto. Ma leggetevi tutto l’articolo di Sandro, e il suo aggiornamento della scorsa settimana sull'”effetto soglia” che non solo può far cambiare di parecchio i risultati, ma anche in modo assolutamente imprevisto. Tanto per darvi un’idea, se il PdL e la Lega non si fossero apparentati in Lombardia e in Veneto ma avessero corso autonomamente, le stesse proiezioni avrebbero dato al centro-destra sette seggi in più al Senato. Questo perché in quelle regioni il centro-destra unito supera di parecchio il 55% e quindi non ottiene premio di maggioranza, mentre diviso si cuccherebbe anche quello.
Due noticine mie: i giornali continuano a parlare del gap PD-PdL, cosa che almeno al Senato è assolutamente irrilevante come spero abbiate compreso. La seconda cosa è che mi sa che Uòlter sapesse fin dall’inizio di questo effetto del Porcellum, e sia stato apposta zitto perché non se ne accorgessero anche a destra. In fin dei conti, le liste civetta del Mattarellum, che anch’esse sfrtuttavano le magagne di una legge elettorale artatamente complicata, da chi sono state inventate? No, non dal Polo, che pure le sfruttò (sin troppo, tanto che non potè eleggere tredici deputati perché non ne aveva più a disposizione…) nel 2001. Le prime liste civetta apparvero nelle elezioni 1996, e furono del centro-sinistra. Non sono capaci a governare, però sono intelligenti :-)

Ultimo aggiornamento: 2008-03-11 10:50

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Silvio B. e la carta straccia

Ugo mi chiede di scrivere qualcosa contro i giornali che scrivono tutte falsità riguardo a Berlusconi che straccia il programma del PD. Beh, contro i giornali ci scrivo oggi pomeriggio per cose molto più minimali: chi legge le mie notiziole può documentarsi al riguardo guardando direttamente il video postato da Daw, che ho trovato via farfintadiesseresani.
Ho dato un po’ la scorsa ai giornali che scorro di solito. Nulla da stupirsi su rep.it che è in campagna elettorale totale, e se riesce a dire che i sondaggi stanno andando meno a sfavore del piddì può scrivere di tutto. Abbastanza da stupirsi su La Stampa, che scrive “Comincia il Cavaliere che demolisce, dal palco del Palalido di Milano, il programma del Pd definendolo «carta straccia» e sottolineando le sue parole con il gesto di stracciare alcuni fogli di carta.“. Parecchio da stupirsi sul Corsera, che – dopo avere presentato quanto accaduto nel comizio senza schierarsi – il giorno dopo inizia l’articolo con le testuali parole “Stracciare il programma dell’avversario non è cosa da tutti.“.
Ora, è indubbio che quando Silvio ha stracciato quel foglio (bianco) stesse dicendo “Ecco che cosa fa la sinistra del proprio programma” e non “ecco cosa faccio io del programma della sinistra”. Stavolta non è stato frainteso, è stato proprio citato in maniera (volutamente?) sbagliata. Detto questo, andiamo però un po’ avanti. Nel metodo, dire e mostrare così platealmente che “gli altri” sono dei voltagabbana è per me la stessa cosa di vedere qualcuno che brucia le bandiere italiane o qualcun altro che vorrebbe i padroni al muro, giusto per non fare nomi in maniera bipartisan.
Nel merito, è vero che molti dei punti del programma dell’Unione sono stati assolutamente disattesi (gli esempi eclatanti sono i Dico e la legge elettorale, sul resto si potrebbe anche dare il beneficio del dubbio). Ma a parte che definire l’Unione “sinistra” tout court è un banale artificio retorico, visto che quel programma era stato siglato dalla sinistra, da DS+Margherita e da gente come Dini e le truppe mastellate che ora sono dentro il PdL, non è che Silvio abbia poi fatto cose tanto diverse tra il 2001 e il 2006. Non lo dico io, ma lavoce.info: nella pagina che sto citando ci sono anche bufale dette da Uòlter Weltroni e generalmente il sito è nopartisan, giusto per dire che non ho scelto opportunisticamente le fonti.
Come nota a margine, noto che Uòlter è furbo. Sa benissimo che con Silvio non vincerebbe mai a spararle più grosse, e quindi sta ostentatamente abbassando i toni.
Aggiornamento: (14:20) il Corsera è ondivago, e adesso scrive nel titolo: “Un gesto discutibile e la tregua svanita – Stracciata insieme ai fogli che Silvio si è gettato alle spalle platealmente, mimando ciò che a suo avviso fa il Pd” (grassetto mio).

Ultimo aggiornamento: 2008-03-10 12:27

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quanto costa candidarsi

Leggo da cfdp (che cita Sofri il giovane) che una clausola del Contratto con i Candidati del Piddì direbbe che i candidati devono partecipare alle spese della campagna elettorale con un contributo dai 30000 ai 50000 euro.
Boh, ricordo quando ero ragazzo che ad esempio gli eletti nel PCI dovevano versare al Partito metà dello stipendio da parlamentare, qua mi pare che si cerchi di anticipare il tutto perché non si sa mai, basta un Dini o un Mastella qualunque e bisogna iniziare da capo.
Ciò detto, e lasciata da parte la battuta obbligatoria “ma guadagnano poi così tanto, per permettersi un simile esborso”, ho un paio di domande retoriche.
La prima è facile: ma c’è una clausola “soddisfatti o rimborsati”? Perché qua si sa come vanno le cose, col Porcellum se non sei in posizione giusta non sarai mai eletto. Ma immagino che almeno per le riempitive in fondo lista la clausola non ci sia.
La seconda è un po’ più complicata. In Italia i partiti ricevono un rimborso elettorale proporzionale al numero di voti ottenuti. Nella mia ingenuità, pensavo che fossero quelli i soldi per le spese, senza doverli chiedere ai candidati. Invece no, a quanto pare. Eleggere costa, soprattutto quando tanto i nomi non contano nulla (e dire che la ragione principale per cui tutti sono ufficialmente felici del Porcellum è che così i costi della campagna elettorale si riducono…)
A questo punto però istituzionalizzerei il pagamento del pizzo al partito: la generosissima prebenda dei nostri rappresentanti viene suddivisa a monte in una quota che resta al rappresentante e nel resto che viene consegnato al partito a cui afferma di appartenere. Costo ulteriore per la collettività: zero. Vantaggi? il parlamentare italiano guadagnerà lo stesso, visto che non deve pagare la tassa di candidatura, ma potrà dimostrare che non guadagna poi così tanto. Semplice, no?

Ultimo aggiornamento: 2008-03-08 13:15

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onorevoli soprammobili

Leggo sul Corsera che Emma Bonino si è adirata col Uòlter perché «emerge chiaramente che la proposta da loro fatta dei nove eletti non è mantenuta». Nel caso non fosse completamente chiaro, lo ribadisce: «la certezza che siamo eletti tutti noi non c’è».
È il Porcellum, signori. Qui si stanno tutti affannando a calcolare le percentuali di voti nei singoli collegi, tenendo conto del fatto che l’80% delle posizioni in lista che portano alle elezioni sono praticamente sicure, e che sono ben pochi i casi borderline, a meno di improbabili crolli o incredibili successi.
Il problema non mi tocca, di per sé, ma non posso che divertirmi a leggere l’ultima dichiarazione della Bonino, che dopo tutto questo conteggio da salumiere si mette a fare grandi dichiarazioni di principio: «Non intendo candidarmi in Piemonte perchè non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono.» Sì, perché gli altri otto invece soprammobili lo possono tranquillamente essere, basta che li si metta in bella vista…

Ultimo aggiornamento: 2008-03-04 12:29

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Il mondo alla rovescia

In questi giorni (a dire il vero, il mio collega francese dice che da loro e in Germania se ne parlava già da almeno una settimana) si sta parlando anche da noi degli elenchi di evasori fiscali che sono usciti fuori dal Liechtenstein. Devo dire che stamattina scoprire che il titolone di Libero era “La lista del Liechtenstein – FUORI TUTTI I NOMI” mi ha stupito non poco, ma poi leggendo il sottotitolo tutto è diventato più chiaro: «C’è un elenco di presunti evasori italiani che hanno depositi all’estero. È in mano a Visco, ma il sospetto è che la sinistra lo usi per scopi elettorali. Per questo va subito pubblicato».
Ora, possiamo seguire il ragionamento di Alessandro Gilioli, che squarta amabilmente quell’editorialistone di Oscar Giannino che cerca di convincere il lettore che “chi fa la spia non è figlio di Maria” (i termini usati sono “è vera barbarie” e “è profondamente immorale”, ma spero mi perdoniate questa chiosa) e fa un peccato molto più grave di chi, poverino, è stato costretto a portare i soldi all’estero perché le banche italiane fanno schifo.
Però vorrei portare all’attenzione di lorsignori un altro punto. Sicuramente tutti quei soldi sono stati portati all’estero seguendo scrupolosamente tutte le leggi italiane, e senza dubbio, se davvero i nomi spuntassero fuori ad esempio nella settimana prima del voto e ci fossero dei maggiorenti politici, costoro potrebbero avere dei problemi. Però una soluzione c’è, e non è nemmeno così difficile da trovare. Quei galantuomini ingiustamente additati come evasori possono fare coming out, e portare oggi al pubblico le prove dell’innocenza dei loro conti esteri. E anche se proprio così innocenti non fossero, come Feltri fa astutamente notare, chi vuoi che se ne ricorderà dopo quaranta giorni?
Aggiornamento (15:40) Sono proprio un maître à penser! Guardate chi si ispira alla mia prosa!

Ultimo aggiornamento: 2008-02-28 11:39

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