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prenòtati il pruché!

Ieri sera sono arrivato a casa relativamente presto – alle 18:35, non crediate chissà cosa! – e avevo pensato di andare finalmente dal barbiere, così Anna l’avrebbe smessa di lamentarsi della mia zazzera. Vedo che è praticamente vuoto, entro, e il barbiere mi fa “Lei vorrebbe farsi tagliare i capelli? guardi che non posso, perché io lavoro solo su appuntamento, e ho ancora altri due clienti prima di chiudere”.
Oggettivamente mi sembra una cosa logica, intendiamoci. Però ammetto di essere rimasto un po’ basito.

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telefonino

IT Telecom ha aggiornato le condizioni con cui io posso utilizzare il telefonino aziendale. Fino ad ora, il telefono era in comodato gratuito, e potevo usarlo per telefonate personali solo preponendo il numero magico 46 alle chiamate, in modo che mi venisse fatturato personalmente. Ho un pacco di fatture TIM, in effetti.
Adesso invece ho un canone mensile (6.46 € più IVA) e in compenso posso chiamare chi voglio fino a 20000 scatti l’anno. Non so cosa sia uno scatto, ma non importa.
Aggiornamento: “uno scatto” vale l’equivalente di 127 lire. È ovvio che è una tariffa fittizia: tanto per dire, lo “scatto alla risposta” vale l’equivalente di 200 lire. Ho come il sospetto che il fatto di parlare di scatti e non di euro sia un utile artificio per sfuggire tra le maglie della legge: così non si parla di soldi…

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Ciclisti trasparenti

Stamattina sono uscito un quarto d’ora dopo – una tragedia anche in bicicletta, via Carducci è impercorribile.
Ma la cosa più strana mi è capitata al semaforo tra l’Alzaia Naviglio Pavese e la circonvallazione. Ero fermo tra due macchine (quella di destra doveva svoltare, quindi non mi sono messo a tagliarle la strada) e c’era una donna che stava chiedendo la carità alle macchine ferme al semaforo. Mi è passata davanti senza degnarmi di uno sguardo.
È proprio vero che noi ciclisti non esistiamo.

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viaggio in treno

Ieri nel tardo pomeriggio dovevo essere a Monza, centro città. Ho pensato a cosa sarebbe significato andare da Milano a Monza nell’ora di punta, ho pensato che non dovevo portare nulla, e così mi sono detto “Perché non andare in treno?” A quell’ora ce n’è uno ogni quarto d’ora, e in diciassette minuti vado da Porta Garibaldi a Monza.
Bene, prendo la bicicletta e la lascio in stazione. Poi vado a fare il biglietto: mi presento all’edicola e vedo che il tipo davanti a me – che voleva anche lui un biglietto per Monza – se ne va con le pive nel sacco perché sono finiti. Torno indietro alle emettitrici di biglietti: sono due, ed entrambe non possono “momentaneamente” emettere biglietti. Guardo la coda alla biglietteria, venti persone per uno sportello. Provo a cercare un’altra edicola, la trovo, chiedo un biglietto chilometrico per Monza. “Li abbiamo finiti, però le posso dare questo”, e mi dà un coso arancione della SAL s.r.l. – Lecco, “biglietto di corsa semplice – treno+bus”, autolinea Oggiono-Milano. Boh, prendo, corro al binario 15 dove sta per partire un treno per Chiasso, chiedo alla controllora “Questo treno ferma a Monza?” e alla risposta affermativa proseguo “E questo biglietto va bene?” La tipa lo guarda e dice di sì. “Bene, dove lo timbro?” “Ah, la macchinetta era nel sottopassaggio….” Alla fine, impietosita, me lo oblitera a mano.
Tutto semplice, vero?
PS: il biglietto che ho comprato costa 1.45 €. Quello del treno è da 1.50, mentre il bus Milano Centrale-Monza costa 1.40. Misteri dell’unificazione.

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Cecità selettiva

Ieri sono andato in ufficio più tardi, verso le 10:30. Arrivato con la metro a Famagosta, sento uno che fa “compro biglietti!”. Passato con il bus intercomunale davanti al Forum di Assago, vedo un gruppetto di persone, una delle quali con un cartello con su pennellato “cerco biglietto”. Bene, dico, ci sarà qualche manifestazione. Guardo sui due giornali gratuiti cosa c’è, e non leggo nulla. Strano, penso. La sera chiedo ad Anna se sapesse chi si era esibito: lei risponde di no. Oggi, poi, mi fa “ah, ho sentito il giornale radio: ieri c’è stato Robbie Williams”.
Io sono ragionevolmente convinto che la notizia fosse presente con titoloni vari anche nei miei due giornaletti: eppure non l’ho vista. Sarà qualcosa di grave?

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Vestirsi non è facile

Stamattina prendo dall’armadio un paio di pantaloni di lana, seguendo il mio algoritmo round robin (traduzione per gli informatici: FIFO. Traduzione per gli altri: metto i pantaloni stirati a destra e prendo sempre il primo a sinistra). Anna li guarda e mi dice “mannò, mettili quando fa più freddo!” Al mio commento che non è poi così caldo, ribatte “sì, ma è meglio portarli quando magari piove…” e al mio controcommento che i pantaloni di lana bagnati sono tragici termina con “sì, ma è comunque meglio portarli a gennaio”.
Ora, è chiaro che non le piacciono per nulla. Ma anche ammesso che sia un problema suo, non sarebbe più semplice dire “dalli via, che non li voglio vedere”? Sì, gliel’ho detto, ma ha glissato amabilmente.
ps: stessa storia per la camicia.

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non sto scioperando

Oggi ci sarebbe lo sciopero generale contro il progetto di riforma delle pensioni del nostro Capo Del Governo. Io sono arrivato in ufficio tardi, ma non ho scioperato, per un ottimo (almeno per me) motivo: questo sciopero è sterile.
Ho già scritto che in generale il problema del bilanciamento tra quanto si paga di contributi e quanto si riceverà di pensione si sta squilibrando per l’allungamento della nostra vita. La riforma così com’è fatta è ingiusta e soprattutto demagogica (troppo comodo dire che ci sarà tutto nel 2008, quando non si sa nemmeno chi ci sarà al governo), ma un sindacato serio avrebbe dovuto vedere il gioco e chiedere un tavolo negoziale l’anno prossimo con l’inizio della riforma al 2005. Allora sì che si poteva cominciare a lottare.

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sì, mi ripeto

D’accordo, mi sono appena lamentato di Alitalia, ma che ci posso fare se cercano di peggiorare sempre più le cose?
Ieri sera sono arrivato a Fiumicino alle 18.30, e mi sono fatto spostare la prenotazione dal volo delle 19.40 a quello delle 19, che aveva appena iniziato l’imbarco. Coda incredibile che non si muoveva: scopro che le hostess si fermavano a ritirare ed etichettare il secondo bagaglio a mano di molti dei passeggeri (no, non è che molti avessero due bagagli a mano. Anzi no, molti ce li avevano. Però alcuni l’hanno miracolosamente scampata). Ma in fin dei conti si entrava con il finger, quindi i tempi erano tranquilli. Avrei dovuto capire che c’era qualcosa che non andava alle19.05, quando il comandante avvisava delle condizioni del tempo e sperava di poter recuperare in parte il ritardo. Quale ritardo? quello che stavo per trovarmi. L’aereo si è staccato dal finger alle 19.42, ed è decollato alle 20.09. In tutto questo tempo si è sentita una sola volta la voce del pilota, che subito prima di staccarsi dal finger ha ingiunto di verificare che i telefonini fossero tutti spenti. Il caposteward ha poi laconicamente affermato che il ritardo era dovuto “a motivi tecnici”, della serie “non rompeteci le palle e ringraziate ancora che vi teniamo su questo aereo”. Tanto loro si prenderanno lo straordinario per questo ritardo, cosa gliene può fregare?

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