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io-2007

economia grammaticale

Mi chiedo cosa stesse pensando chi è finito sul mio blog facendo la ricerca “tfr congiuntivo”. Insomma, le ricerche su “insulti in latino” e “parolacce latino”, che portano a un mio vecchio post dove segnalavo questo sito, mostrano come ancora oggi il latino sia sentito parte vitale della cultura nostrana; però qua proprio non riesco a capacitarmi di cosa volesse cercare. “Congiunturale”? “Confindustria”? “Congiunzione”? Magari pensava che il “tfr indicativo” è quello della certezza, mentre il congiuntivo è quello della possibilità e chessò il gerundio è quello del lento accumularsi? Chi ha altre idee le può segnalare tra i commenti!
(però non vale leggere la notiziola e provare a fare la ricerca “tfr congiuntivo mau”…)

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In case of accident he always took his mum

Mi sono finalmente (ri)deciso, e oggi ho rippato – a 128 Kb/sec, perché non sono mai stato un amante della qualità a tutti i costi – tutti i CD “canonici” dei Beatles. Beh, in realtà ho messo la soundtrack di Yellow Submarine e non il disco originale che pure ho, e ho aggiunto Let It Be… naked. Il tutto sta comodamente in un cd, da tenere in ufficio nei momenti di crisi di astinenza.
Ah: ho anche il CD per i Beatles “ufficiali ma non canonici” (Anthology, Live at the BBC…) e il CD per alcune delle cover dei Beatles. Ribadisco: non si sa mai.

io-2007

ingredienti

Premessa: questa è una notiziola assolutamente stupida. Però la cosa mi è piaciuta.
Ieri sera stavo arrivando a casa dei miei suoceri, e ho notato che ben tre macchine stavano entrando nei box giù per il condominio. In un momento molto latinista, ho pensato: “Toh, tre macchine ingredienti”. E qui c’è stato il lampo: gli ingredienti sono quelli che “entrano dentro” la ricetta.
Nulla di così trascendentale, come dicevo: però è buffo notare come spesso si perda completamente l’etimologia di una parola, e la si senta come entità a sé nonostante sia ancora tutto presente. Non è insomma il caso di “cattivo”, che deriva dal latino “captivus” che significa “prigioniero” e da cui abbiamo l’italiano “cattività”. Per chi non lo sapesse, lo spostamento di significato dipende dal fatto che per la Chiesa il cattivo era “prigioniero del diavolo”, “captivus diaboli”. Ma il latino ecclesiastico ha fatto altri danni, come “togliere” che deriva da “tollere”, che letteralmente significa “portare su di sé”; lì il colpevole è l’Agnus Dei che in latino prosegue con “qui tollis peccata mundi”. Avete colto lo spostamento?

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Elettricismo

(questa notiziola serve principalmente per rassicurare il mio amico Ugo, che sapeva cosa sarebbe capitato)
Era un mesetto che mi ero comprato un paio di prese Schuko, visto che la quantità di elettrodomestici che le vogliono era cresciuta troppo per i miei gusti, e i riduttori latitavano. Non che fosse un lavoro complicato: le prese esistenti avevano lo spazio necessario, quindi dovevo solo fare un ponte tra la vecchia e la nuova presa. Solo che io e i lavori teNNici non siamo mai andati d’accordo, e così ho aspettato fino ad oggi pomeriggio, mentre ero a casa per riposo donazione sangue.
Dopo avere staccato l’automatico, ho scoperto varie cose. Ad esempio, che sono convinto sempre di lavorare in quattro dimensioni: così, dopo avere accuratamente fatto il ponte tra la presa vecchia e la nuova, mi sono accorto che era impossibile metterle nella scatoletta e ho dovuto smontare il tutto. Poi una delle due prese era passante, e – non ho capito bene come mai – i fili di terra erano addirittura tre e non due. Ho qualche dubbio su come ho fatto i collegamenti, non tanto per la terra che è indicata chiaramente ma con gli altri due fili.
Non ho ancora osato attaccare un elettrodomestico da nessuna parte, però perlomeno posso garantire che quando ho riattaccato la corrente non è scoppiato nulla :-) Inutile dire che il tempo da me impiegato per questo lavoro (più girare un interruttore che ci avevano montato rovescio quattro anni fa e che era sempre rimasto così) è stato di tre quarti d’ora…

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sono troppo vecchio per la Coca-Cola

Oggi, invece che andare in mensa, sono stato in pizzeria con un paio di colleghi. Mi sono preso una lattina di Coca-Cola, e ho visto che c’era un concorso a premi “vinci tanti iTunes e un iPod”. Non che ci faccia molto, ma non avevo molto da fare e ho provato a spedire un sms al numero indicato: nessun risultato. Vabbè, mi sono detto, torno in ufficio e provo a inviare il codice dal sito. Non appena collegato, mi sono trovato le solite ventotto schermate dove inserire tutti i dati possibili e immaginabili, il tutto condito dall’ormai onnipresente serie di CAPTCHA. Scrivo tutto, con la calma che è la virtù dei forti, ma non riesco ad essere accettato dal sistema. Motivo? “La data di nascita inserita non è valida”. Oh, non c’è stato verso: fino a quando non mi sono ringiovanito di dieci anni, portando l’anno di nascita al 1973, non sono riuscito a passare il livello… pardon, la schermata. È proprio vero che passati i quarant’anni si è troppo vecchi…
Ah, naturalmente non ho vinto nulla.

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calorie

Il contachilometri della mia bicicletta ha una quantità di funzioni tra l’inutile e lo sconcertante. Due di queste si chiamano “calorie” e “grasso”. Così per sport, il mese scorso non ho mai resettato i valori: oggi, o meglio ieri sera visto che causa pioggia oggi la bici è rimasta in garage, ho scoperto che in un mese avrei consumato 6651 calorie e 662.8 non-so-bene-cosa di grasso. Però tutte quelle calorie sono circa il 10% di quelle che in teoria avrei ingurgitato questo mese (in pratica mi sa che siano state molto di più). Non è un po’ troppo? È forse meglio che mi limiti a vedere la velocità e al massimo l’odometro?

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giochi matematici 2007 – finale

Dopo la semifinale, come si sa, ci sta la finale. Oggi pomeriggio sono così tornato in Bocconi, in mezzo al carnaio della gioventù – 2700 partecipanti, di cui 1300 ragazzi delle medie! – a cimentarmi con le prove dei Giochi Matematici.
Devo dire subito una brutta cosa: invece che la solita maglietta, ci hanno dato un cappellino e la cosa non mi è piaciuta per nulla. L’altra cosa brutta è che non ci sono mai donne: tra noi quaranta ce n’era solo una. Visto che non credo siano meno brave dei maschi a risolvere i problemi, ne consegue che ritengono di avere cose migliori da fare che queste botte di competitività pura.
Se guardiamo agli esercizi, invece… anche. Ne ho sbagliati due su dieci: per uno ho tirato a indovinare la risposta: a mio parere poteva essere 0 oppure 3, ho messo 0 e ovviamente era 3. Nell’altro ho inteso male il problema, ma anche se la mia lettura del testo fosse stata corretta avrei comunque sbagliato a fare i conti, quindi meglio così. Per il resto mi sono lanciato in voli pindarici assolutamente gratuiti, tipo mettere su un sistema di equazioni per calcolare l’altezza di un triangolo una volta nota l’area e la base, e in generalizzazioni ardite, come decidere che una sequenza che inizia per 1, 8, 27 non può che essere la lista dei cubi.
Il risultato finale è comunque stato un più che onorevole ottavo posto, il che mi ha fatto vincere un libro sui problemi di minimo (no, non quelli di D’Alema!). Molto meglio di me è andata a Marco Broglia, che classificandosi terzo riesce finalmente ad andare a Parigi alle finali internazionali. C’è chi può: io non può. Oggettivamente però sono soddisfatto del mio risultato, il migliore dei cinque anni in cui ho partecipato!

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missing keys 2

Dopo avere attentamente valutato tutti gli impegni, Anna e io avevamo alla fine scoperto che un buchetto di tempo per far cambiare i codici dell’antifurto della 147, causa smarrimento chiavi, c’era. Bastava che io oggi fossi tornato a casa per pranzo, mi fossi preso la macchina e fossi andato in concessionaria. Detto fatto, alle 14 ero in Autovar. Riuscito finalmente a recuperare (e pagare…) la chiave, mi dicono che il cambio di codice me lo potevano fare al volo. Solo che dopo cinque minuti mi chiedono “ma dov’è la tesserina con il codice?” La mia risposta è stata “quale tesserina?”; ho cercato nel libretto e nel cassettino senza risultato. Ho poi telefonato ad Anna chiedendole se aveva qualche idea: non le veniva nemmeno in mente l’esistenza di una simile tesserina (bluette). Dopo una lunga telefonata, me ne sono uscito sconsolato, avendo saputo che avrei dovuto ordinare – e pagare – il codice, come d’uopo in un mondo digitale come il nostro; però penso sia meglio aspettare domani, e provare a cercarla io. Esco, faccio cinquecento metri, squilla il telefono. Anna mi dice di avere trovato il tesserino, che però era grigio e non bluette. Dietrofront (che in via Palmanova non è banalissimo) e nuova attesa… ma tanto avevo dimenticato la mia borsa in concessionaria. Fortuna che stavolta ho la scusa del caldo! Il buffo è che mi era arrivato un ricordo di una striscetta di plastica blu con un codice sopra: peccato che così ad occhio fosse della vecchissima Tipo. Si stava parlando di demenza senile anticipata?

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