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Dichiarazione di voto

Tra due mesi si vota per le politiche. Voi sapete già cosa farete? Io sì. Andrò al seggio, e annullerò con molta cura le schede. Potrei forse (forse) cambiare idea se qualche partito decidesse di non presentare i suoi maggiorenti in più di una circoscrizione, e chiedesse almeno ai suoi iscritti in che ordine mettere i candidati sulla lista, ma non è nemmeno detto.
Nulla di strano: due anni fa mi ero detto “questa è l’ultima volta in cui vado a votare senza potere indicare chi preferisco”, e cerco di rimanere coerente. Né me ne può fregare di meno degli alti lai di quelli che, sapendo che le mie preferenze non sono certo per l’attuale centrodestra, mi diranno che così faccio il gioco di Silvio. Tanto non è che il governo Prodi II abbia fatto chissà che cosa per me.
A chi mi ha già detto “perché non vai semplicemente in gita” rispondo che per me andare a votare è un dovere civico. È un po’ come la barzelletta di quello che racconta che quando sta male va dal medico e poi dal farmacista perché anche loro devono pur vivere, e una volta arrivato a casa butta via le medicine “perché devo vivere pure io!”. A questo punto non mi aspetto nulla dalla classe politica italiana, ma la Costituzione la rispetto ancora… io.

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no, non c’è la BBC!

Premessa: sono tre anni che Anna mi chiede di mettere un ricevitore satellitare free-to-air (anche la sua religione, oltre alla mia, le vieta di usare Sky) per potere vedere le news della BBC e fare esercizio di inglese: ricevitore che avevo preso a suo tempo.
Premessa due: è passato più di un anno dal mio primo e ultimo tentativo di farci qualcosa.
Bene: giovedì, in un impeto di decisionismo che mi fa paura, sono andato da un antennista, per la serie “pago, ma almeno lo faccio funzionare”. Non so esattamente cosa abbia fatto l’amico, oltre che prosciugare un po’ il mio conto corrente, ma in effetti adesso si vede una pletora di canali free, dai nomi e dalle lingue più che altro improbabili. Però la BBC non si vede. A dire il vero, si sente la BBC radio, e si può vedere un “BBC Arabic” che però non è esattamente la stessa cosa.
Occhei, penso io: vado sul sito della BBC, cerco i parametri per Hotbird (la nostra antenna condominiale è puntata là) e sono a posto. I dati li ho anche trovati: 11.334 GHz H, oppure 11.432 GHz V, o ancora 12.597 GHz V, con 27.500 Msym/s che per me è una sigla arcana ma che si può mettere nella posizione che mancava nella configurazione del Nokia Mediamaster. Però la ricerca non mi ha fatto trovare nulla di nuovo.
E mo’ che faccio? :-(

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mezzo grado

Ieri sono stato al Lidl (alla Lidl?) a comprare il lettore DVD in offerta (anche HDMI, il che non mi serve a nulla visto che la nostra tv 14 pollici avrà una dozzina d’anni: ma non si sa mai…) e già che c’ero mi sono preso a diciannoveeuroenovantotto la “stazione meteorologica” (niente link, la roba vecchia viene buttata via dal sito per fare posto a quella nuova). Di per sé ne avevo già una, sempre Lidl: però aveva il piccolo problema che il sensore esterno consumava più pile a bottone di quelle che servono a Supercar per mantenere tutte le sue lucine. Il nuovo modello funziona a pile AA, che si possono ricaricare: speremm.
Il vero problema è che ho messo vicino i due termometri, li ho lasciati per tutta la notte a riposare, e stamattina quello nuovo continua a segnare mezzo grado di temperatura in più dell’altro (ieri sera la differenza variava tra 0.4 e 0.6 gradi, quindi direi che il risultato è costante). Come tutti sanno, il modo migliore per non sapere più che ora è consiste nell’avere due orologi: in questo caso l’ora che le due stazioni indicano è la stessa – e ci credo, visto che vengono sincronizzati via radio – ma la temperatura no. Sarà un diabolico piano per (a) mostrare che effettivamente stiamo arrivando al riscaldamento globale e (b) convincere le proprie mogli/compagne che poi non sta facendo così freddo? Non so. Al limite mi preccupa di più che l’igrometro vecchio segnasse 24% di umidità e quello nuovo 38%.

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Oxford mi vuole

Guardando le statistiche del mio blog, mi sono accorto che c’era qualcuno che dal Regno Unito sta scaricando una decina di pagine al giorno della roba vecchierrima, al momento mi pare che sia arrivato intorno alla fine del 2002. Per curiosità, sono andato a vedere a chi corrisponde l’IP 163.1.148.225, ed è venuto fuori che quella classe di indirizzi è assegnata alla… Oxford University Computing Services. Chissà chi è il pazzo :-)

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depressione

Secondo i ricercatori dell’università inglese di Warwick e dell’americano Dartmouth College (come riportato dalla BBC), l’età in cui la depressione insorge con maggiore probabilità è 44 anni. Quiz: quanti anni ho?

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Una gita a … Crema

Ieri sera, in uno strano mio momento di attività, mi sono spostato di ben cinquanta chilometri per arrivare fino a Crema, ridente località lombarda in cui mi era capitato di trovarmi solo una volta, nel lontano 2001. Motivo? Andare al Caffè Letterario locale per sentire Aldo Spinelli che intervistava Stefano Bartezzaghi.
Per andare da Milano a Crema si fa la Paullese, cioè un grande punto interrogativo. In realtà, a parte che ero in ottima compagnia, non c’era nemmeno troppa coda, e siamo arrivati con una decina buona di minuti di anticipo rispetto all’orario teorico. Solo che a questo punto si poneva un problema: il posto dove si teneva l’incontro, Le cinéma, ha cambiato nome da un mese, e sta in una via che ha cambiato nome da un paio d’anni e che non è indicata in nessuna mappa online (chi mai voglia andarci, ad esempio per sentire il collettivo Wu Ming il 6 febbraio, cerchi via Giardino). Le istruzioni che Aldo mi aveva dato per telefono la mattina erano assolutamente generiche, quindi inutili: avevo così fatto una media pesata delle occorrenze di negozi su quella via e stabilito un punto dove parcheggiare. Lì vicino c’era anche un kebabbaro, dove ci siamo presi un panino e abbiamo tentato di chiede informazioni: peccato che il kebabbaro fosse in Italia da tre mesi e non sapesse nulla, nemmeno l’italiano: siamo a fatica riusciti a scoprire di trovarci in piazza Garibaldi. Ah: fino a tre mesi fa il negozio era una creperia, c’erano ancora tutte le scritte sulle pareti interne. Crema è davvero una città vivace, non c’è che dire! Ad ogni modo, contattato telefonicamente Aldo, abbiamo scoperto che effettivamente eravamo a duecento metri dal locale: ancora una vittoria del metodo sherluckiano (no, non è un refuso), mentre Franco e Laura sono stati mandati al “cinema di Crema” e hanno avuto qualche problema in più ad arrivare.
Il posto è molto carino, tra l’altro: sembra che sia appannaggio dei giovanissimi, ma ieri era giorno di chiusura, e quindi l’età media dei partecipanti si era alzata un po’. L’intervista – chiacchierata è stata molto piacevole, almeno per chi ama ascoltare una serie di aneddoti assolutamente deliziosi… e di curiosità di ogni tipo, come quando Aldo ha tirato fuori un rotolo di carta igienica con disegnati sopra schemi di parole crociate in modo che uno non abbia bisogno di portarsi al cesso una rivista: gli basterà giusto una penna. D’altra parte, il libro L’orizzonte verticale non è solamente una storia del cruciverba, ma in un certo senso una storia dell’ultimo secolo vista attraverso una griglia quadrettata con un po’ di caselle nere in mezzo. E in fin dei conti, come Bartezzaghi faceva notare, probabilmente è proprio quella la ragione del successo del cruciverba: lo schema sembra lo stesso, ma lo stile delle definizioni continua ad aggiornarsi.
Alla fine dell’intervista, seguita in prima fila come gli abbonati Rai, mi sono messo uno dei miei tanti cappellini – anzi in questo caso una maglietta – e mi sono fatto scattare una foto con Stefano per Wikinotizie; abbiamo fatto ancora due amabili chiacchiere prima di riprendere la macchina e tornare verso casa, usando il famoso algoritmo del matematico: fare esattamente la strada inversa dell’andata. Essendo però io anche informatico, la bug compatibility è una delle mie caratteristiche precipue: visto che all’andata all’ultima rotondona avevo preso l’uscita prima di quella giusta e mi ero prodotto in una manovra non esattamente secondo i dettami del codice della strada, al ritorno alla prima rotondona – sempre quella, lo stack non era stato toccato – ho preso l’uscita prima di quella giusta e mi sono prodotto in una manovra non esattamente secondo i dettami del codice della strada. Avete il diritto di affermare che sono un persona un po’ strana.

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Gattositteraggio

La scorsa settimana Anna è stata a lavorare a Napoli, e mi ha lasciato così relativamente solo: relativamente perché lunedì c’erano i miei zii friulani ospiti, ma in ogni caso le incombenze della casa sono toccate a me. Tali incombenze, come sapete, consistono principalmente nel gestire le nostre due gatte. Generalmente la cosa è relativamente semplice: basta tapparsi le orecchie quando Ariel reclama a grandi miagolii la pappa, come se non fosse una gatta obesa che avrebbe bisogno di perdere un paio di chili, evitare Momo, gatta nera che tende a salire per la scala nera mentre sto scendendo al buio, e pulire la loro cassetta al mattino.
Purtroppo però Momo aveva un’infezione all’occhio, partita a fine anno dall’altro occhio e che il nostro veterinario online Fabio ha diagnosticato come dovuta alla clamidia. La cura di per sé è semplice: al mattino e alla sera si pulisce l’occhio con dell’acqua borica, e poi si mette un’apposita pomata sulla pupilla. La pratica però riveste qualche piccolo problema, se a fare tutto questo non è Anna – che in fin dei conti ha allevato Momo da quando aveva due o tre giorni – ma il sottoscritto. In pratica, dovevo preparare tutta la roba pronta, poi andare alla caccia della micia, portarmela in cucina, tenerla con un braccio mentre con l’altro le pulivo l’occhio, e poi tenerle aperta la pupilla per metterle la pomata. Mi sono subito accorto che il buon Dio si era dimenticato di dotarci di un terzo braccio per queste operazioni. Risultato? Contorsioni (mie e sue) assurde, e pomata messa genericamente in direzione dell’occhio, sperando in bene: in effetti sembra poi essere andato tutto a posto. Unico vantaggio: stranamente Momo non graffiava né si dimenava più di tanto.

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