Prima di iniziare, un suggerimento: se non volete sembrare dei parvenu, ricordatevi che un Vero Tipografo non parlerà mai dei font, ma delle font, perché il nome deriva dal francese “fount”, e ha come corrispondente italiano “fonte”. Ma se prendete questo libro (Simon Garfield, Sei proprio il mio typo : la vita segreta delle font, Ponte alle Grazie 2012, pag. 362, € 22, ISBN 9788862205740, trad. Roberta Zuppet) lo imparerete sin dall’inizio, non preoccupatevi.
Le font sono ormai diventate onnipresenti, un qualunque word processor ve ne fa ormai usare decine e decine per non parlare di quelle liberamente scaricabili su svariati siti dedicati. Non che valga la pena usarne troppe: come il libro spiega bene, una font è ben fatta se non ci si fa caso quando si legge il testo. Il libro non vuole certo essere un manuale di tipografia: Garfield è molto più interessato a raccontare le storie dietro le principali font: alcune di quelle nate poco dopo l’entrata in uso in Europa della stampa a caratteri mobili, ma soprattutto quelle moderne e contemporanee. I capitoli denominati “intermezzo tipografico” hanno il primo paragrafo scritto nella font relativa; e nel corpo del libro ci sono almeno duecento nomi di font, tutte scritte col carattere corrispondente. Ma è forse più corretto dire che Garfield racconta anche le storie dei creatori delle font, perché spesso sono inscindibili; e racconta anche dell’evoluzione dei caratteri e di come il passare prima alla stampa in fotocomposizione e poi allo schermo del pc abbia cambiato le carte in tavola. Il libro è pieno di gustosissimi aneddoti, tradotti in modo spigliato ma allo stesso tempo tecnicamente corretto da Roberta Zuppet che è solo caduta nella definizione del Bell Centennial, che non è certo stato “creato per l’elenco telefonico della 100th Bell”! (vedi a pagina 76).
Cosa manca alla perfezione in questo libro? Beh, a parte che io avrei fatto almeno un accenno a METAFONT che è stato il primo vero esempio di creazione di caratteri assistita dal computer, mi sarebbe piaciuto vedere per le principali font trattate una tavola dei caratteri più importanti in corpo 28 o giù di lì, per poter apprezzare le piccole modifiche: sarebbe anche stato bello avere una carta meno porosa, sempre per accorgersi delle minuzie tra i vari caratteri. Ma non si può avere tutto dalla vita: già così il godimento è stato assoluto.