The Blog up (libro)

Leggere oggi un libro sui blog pubblicato nel 2014 può essere visto come esercizio di necrofilia. È vero che si diceva già nel 2008 che i blog fossero morti, ma adesso i blogger sono davvero una specie in via di estizione, perché la gente preferisce di gran lunga scrivere nei social network: rimaniamo in pochi dinosauri. Io però ho voluto prenderlo in prestito dalla biblioteca perché volevo vedere come la storia dei blog in Italia veniva vista dall’esterno, e ho scoperto che era completamente diversa da come la vedevo dall’interno. I pionieri del 2000 non li ho mai filati, e non sapevo nemmeno esistessero: in compenso ho solo trovato qualche nota sull’onda del 2001 (quella dove sono arrivato anch’io), il che mi sa che vuol dire che la mia bolla era proprio una bolla. Ammetto poi di avere solo dato una rapida scorsa alla seconda parte del libro, quella che parla di “modellamento sociale dei blog”, e “relazioni sociali”; è chiaramente una parte di una tesi di laurea magistrale, ma non sono riuscito a capire cosa tutto quello abbia a che fare con i blog. In definitiva, un’occasione sprecata.

Elisabetta Locatelli, The Blog up : Storia sociale del blog in Italia, Franco Angeli 2014, pag. 224, € 35, ISBN 9788820458508 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili

Voto: 2/5

Ultimo aggiornamento:: 2026-07-23

2 commenti su “<em>The Blog up</em> (libro)”

  1. Buonasera. Ho aspettato un po’ a inserire il commento per “ruminare” sull’argomento. Le stesse perplessità su dedicarmi in maniera sistematica ad un blog (fondendone due di diverso argomento e regolarizzando la pubblicazione dei post) l’ho vissuta due anni fa. Tenendo conto che seguo blog sia personali sia professionali dall’inizio degli anni ’00.
    All’epoca la domanda è stata: investo energie sul blog che è uno strumento teoricamente sorpassato ma mi consente di sfruttare la scrittura che è la modalità espressiva che mi riesce meglio o mi getto nel mondo video che oggi va di moda? Video nel mio caso avrebbe significato YouTube non TikTok o Instagram perché questi ultimi utilizzano formati e grammatiche su cui sono del tutto ignorante e che avrei dovuto studiare da zero. Per quanto riguarda YouTube il formato dei booktuber non mi è di certo alieno, ma fin da quando ho lavorato per brevissimo tempo in una radio mi conosco e so che avrei impiegato tantissimo tempo in editing (il che mi avrebbe comportato il dispendio di tempo ulteriore di apprendimento) per video molto meno prolissi e completi di post scritti (e su YouTube non è la brevità la qualità essenziale). Nel caso fossi curioso avevo scritto un post proprio su questa scelta che forse potresti trovare più interessante del libro: https://ossessionicontaminazioni.com/2024/08/30/perche-scrivo-su-un-blog/

    1. io sono molto pragmatico: ognuno sceglie il mezzo che preferisce. Ho provato a fare qualche video, mi sono anche preso treppiede e telecomando per il telefono, e ho deciso che non fa per me, nonostante io non abbia problemi a fare presentazioni dal vivo. A ciascuno il suo.

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