Accendere il cervello?

Persino io nel mio piccolo so che un’intervista radiofonica è qualcosa a cui stare molto attenti. Non parliamo poi di cosa succede con certi intervistatori (tanto per non fare nomi, Caterpillar): il loro lavoro è quello di fare un botto, e quindi cercano di portare il malcapitato intervistato a pronunciare frasi di cui poi se ne pentirà amaramente.
Ecco perché mi stupiscono le parole che il presidente di Barilla ha pronunciato nel corso della trasmissione La zanzara (un’altra di quel tipo). Il testo stamattina ha già fatto il giro della rete, è inutile che io commenti le affermazioni di Guido Barilla. Quello che però non sono proprio riuscito a capire è come uno che ha studiato da presidente di multinazionale non è riuscito a tirare fuori una risposta tipo “Per come è oggi l’Italia e soprattutto per come sono i media italiani, se noi mandassimo in onda una pubblicità con una famiglia gay ne verrebbe fuori un polverone enorme. Dal punto di vista puramente pubblicitario ci guadagneremmo anche; ma come azienda riteniamo che non sarebbe corretto farci belli sfruttando la comunità omosessuale”. Non ci avrebbe creduto nessuno, ma non ci sarebbe stata tutta quella pubblicità negativa…
(ah: quelle simpatiche osservazioni sono arrivate da uno che aveva appena detto «Ho pensato che il Presidente della Camera che si abbassa a parlare di pubblicità quando peraltro non ha le competenze è abbastanza patetico.»…)

9 comments

  1. E se – dal suo punto di vista – avesse ragione e queste fossero proprio le cose “giuste” da dire per massimizzare il successo della sua azienda? E se una maggioranza volesse sentirsi dire esattamente roba così? Dopo tutto ci si vincono le elezioni, con discorsi del genere.

  2. So di andare controcorrente, ma io apprezzo molta la sincerità (meno il contenuto del suo messaggio).
    Provare un presidente/CEO/CIO che dica la verità è molto, ma molto difficile. Di solito infatti si usa il motto “nel dubbio, non parlare”.
    Inoltre dimostra che Barilla non ha (non ha bisogno di avere) agganci politici particolari.

  3. @Daniele: ci avevo pensato, ma non credo sia così. Con un partito politico funziona, perché molta gente vuole sentirsi sicura e stare insieme a chi la pensa come loro; ma con la pasta direi proprio di no.
    @mestesso: non capisco l’allusione agli agganci politici.

  4. Pensavo anch’io fino a poco fa che il dottor Barilla avesse fatto una grossa cazzata proprio in termini di marketing, perché è risaputo che come “demographic” i gay sono (per larga parte) gente che può spendere, e alienarsene la capacità di spesa non mi sembrava una mossa oculata. Ma è anche vero che Barilla non si propone più da un pezzo come azienda che smercia prodotti di un certo profilo, se non in determinate linee, anzi si è messa in concorrenza anche con i marchi own brand, e da quel punto di vista dirige la propria comunicazione verso una clientela che, di tradizionale, più che le vedute ha il portafoglio (semivuoto). Diciamo che sono parzialmente d’accordo con DAG, sebbene creda che l’affermazione di Barilla non fosse così “pensata”, né in un senso né nell’altro. Quanto al commento di @mestesso, forse il nostro amico intende che un’azienda come la Barilla non ha bisogno, per tenere la quota di mercato, di piacere alle destre di governo o alle loro imitazioni…

  5. @.mau.: se hai bisogno (per fare il tuo business) dei politici, non fai apprezzamenti gratuiti come quello citato alla Boldrini: sono sempre un boomerang.
    Perché presto o tardi se ti servi della poltica avrai dall’altro lato della scrivania qualcuno dello stesso partito della Boldrini od un suo amichetto che te la farà pagare con gli interessi ;-). Se il politico ti serve, se ne parli, ne parli sempre bene…

  6. @all: ci sono due piani diversi nel discorso del Nostro. Uno è quello relativo alla comunicazione (pubblicitaria ma non solo) in senso stretto, l’altro è relativo alla visione morale.
    Sul secondo non dico nulla, ma sul primo la risposta alla domanda “le cose “giuste” da dire per massimizzare il successo della sua azienda” la risposta è un bel SI. Alias: anche ai gay la figura materna tradizionale funziona come veicolo di un messaggio pubblicitario. Od almeno, questo è quanto al Nostro hanno riferito le agenzie di pubblicità (e non ho strumenti per dire il contrario). Questo è quanto si palesa dalle sue parole.

  7. @.mau. e Isa: Sì, non dicevo che quella mattina avesse fatto mente locale e avesse deciso di coniare quei nuovi e meravigliosi slogan. Semmai più il contrario: ragiona così, imposta le sue campagne pubblicitarie così, probabilmente avrà a che fare professionalmente e personalmente con gente che la pensa così, e tutto ciò non ha nuociuto minimamente agli affari, anzi. Perché mai dovrebbe anche solo per finta dare un’immagine diversa? Ma anche solo: perché dovrebbe fare la fatica (e farla fare ai suoi ascoltatori) di formulare un ragionamento elaborato, au second degré, come quello che suggerisce .mau.?

  8. @Daniele: lui non dovrebbe fare la fatica, nel senso che avrebbe già dovuto imparare a memoria qualcosa del genere. Gli ascoltatori non farebbero fatica, perché le cose fluirebbero loro intorno senza che ci pensino 🙂

  9. @Isa: in pratica mentre negli anni ’80 la pubblicità del signore che scendeva in stazione, telefonava dalla cabina e saliva sulla sua Mercedes 500 SEC voleva rappresentare il massimo dello yupppismo. Adesso possono rifare la stessa pubblicità rivolta ad un target più basso, nel senso che devi usare la cabina perchè sei a credito zero sul cellulare ed un 500 SEC è la macchina da muratore balcanico.