Quando nacquero, l’idea non era malvagia: lo Stato permetteva di defalcare dalle tasse delle aziende una certa cifra giornaliera (max 10000 lire) per permettere al dipendente di andare a pranzare da qualche parte. Il buono pasto non doveva assolutamente dare resto, né essere una moneta contante: visto che però i baristi dovevano sapere quanto valeva, ci si inventò subito un complicato modo di nascondere la cifra all’interno dei numeri di serie del pezzetto di carta.
Col tempo, la cosa è però degenerata. La cifra massima detassabile è stata aumentata per un anno con l’inflazione “ufficiale”, ma adesso è ferma da anni a 5 euro e 37. Sul resto, paghiamo le tasse.
In compenso, le aziende fanno contratti capestro con le società che emettono i ticket. Prendiamo per fare un esempio a caso Telecom Italia. Dal 2004, il valore del buono passerà da 5.16 € a 6 euro belli tondi (si fa per dire, viste le tasse da pagarci su). Pensate forse che Telecom paghi a CIR sei euro a buono? Figuriamoci: si è fatta fare uno sconto del 17%, il che significa che lo paga un po’ meno di cinque euro. Che fa la CIR? non può lucrare sulla differenza di valuta
tra quando prende i soldi da Telecom e quando li dà ai ristoratori, perché ormai gli interessi sono bassi. È vero che un po’ di buoni vengono persi, ma non è una gran cosa. Ergo, si limita a trasferire per quanto può il ribasso dall’altro capo del filo. All’inizio una commissione del 3% era standard, adesso stare sotto il 6% è già un miracolo, e i bar penso stiano al 10% se non più. Continuando sulla filiera, scopri che i prezzi in mensa devono aumentare, e il lavoratore se la prende con quei bastardi dei cuochi che stavano aspettando solo questo momento per prendersi i soldi guadagnati così duramente.
Bello, vero?
Che nomi
La Bussola Politica
Iniziamo con il link: http://politicalcompass.org/.
In pratica è un questionario lunghetto (sei pagine) che ti permette di sapere non solo se sei di destra o sinistra, ma anche se sei autoritario o libertario, che sono due cose ben diverse, anche se molti non se ne sono ancora accorti.
I miei risultati sono
Economic Left/Right: -5.62
Libertarian/Authoritarian: -6.56
il che significa che il test è leggermente sfasato: d’altra parte, Giovanni Paolo II ha valori rispettivamente -3 e +4, quindi non sono poi così a sinistra di lui…
(grazie ad Alessio per la segnalazione implicita!)
prenòtati il pruché!
Ieri sera sono arrivato a casa relativamente presto – alle 18:35, non crediate chissà cosa! – e avevo pensato di andare finalmente dal barbiere, così Anna l’avrebbe smessa di lamentarsi della mia zazzera. Vedo che è praticamente vuoto, entro, e il barbiere mi fa “Lei vorrebbe farsi tagliare i capelli? guardi che non posso, perché io lavoro solo su appuntamento, e ho ancora altri due clienti prima di chiudere”.
Oggettivamente mi sembra una cosa logica, intendiamoci. Però ammetto di essere rimasto un po’ basito.
Dubbi politici
Ieri è capitato che trentasei franchi tiratori (come si suol dire in questi casi) abbiano affossato la proposta dell’ingegner Castelli sulla riforma del Tribunale per i Minori, votandone l’incostituzionalità. Non sono in grado di dissertare sulla riforma in sé: mi chiedo solo quale delle due ipotesi sia più probabile.
– la riforma era effettivamente una sconcezza, e quindi un po’ di deputati si sono messi la mano sulla coscienza e hanno votato contro di essa’
– della riforma non gliene fregava niente a nessuno, ma visto che tanto non toccava interessi personali un po’ di deputati si sono messi a dimostrare all’ingegnere e al suo partito che forse era meglio che stessero calmini.
Bisognerebbe farci un sondaggio su :-)
telefonino
IT Telecom ha aggiornato le condizioni con cui io posso utilizzare il telefonino aziendale. Fino ad ora, il telefono era in comodato gratuito, e potevo usarlo per telefonate personali solo preponendo il numero magico 46 alle chiamate, in modo che mi venisse fatturato personalmente. Ho un pacco di fatture TIM, in effetti.
Adesso invece ho un canone mensile (6.46 € più IVA) e in compenso posso chiamare chi voglio fino a 20000 scatti l’anno. Non so cosa sia uno scatto, ma non importa.
Aggiornamento: “uno scatto” vale l’equivalente di 127 lire. È ovvio che è una tariffa fittizia: tanto per dire, lo “scatto alla risposta” vale l’equivalente di 200 lire. Ho come il sospetto che il fatto di parlare di scatti e non di euro sia un utile artificio per sfuggire tra le maglie della legge: così non si parla di soldi…
Ciclisti trasparenti
Stamattina sono uscito un quarto d’ora dopo – una tragedia anche in bicicletta, via Carducci è impercorribile.
Ma la cosa più strana mi è capitata al semaforo tra l’Alzaia Naviglio Pavese e la circonvallazione. Ero fermo tra due macchine (quella di destra doveva svoltare, quindi non mi sono messo a tagliarle la strada) e c’era una donna che stava chiedendo la carità alle macchine ferme al semaforo. Mi è passata davanti senza degnarmi di uno sguardo.
È proprio vero che noi ciclisti non esistiamo.
viaggio in treno
Ieri nel tardo pomeriggio dovevo essere a Monza, centro città. Ho pensato a cosa sarebbe significato andare da Milano a Monza nell’ora di punta, ho pensato che non dovevo portare nulla, e così mi sono detto “Perché non andare in treno?” A quell’ora ce n’è uno ogni quarto d’ora, e in diciassette minuti vado da Porta Garibaldi a Monza.
Bene, prendo la bicicletta e la lascio in stazione. Poi vado a fare il biglietto: mi presento all’edicola e vedo che il tipo davanti a me – che voleva anche lui un biglietto per Monza – se ne va con le pive nel sacco perché sono finiti. Torno indietro alle emettitrici di biglietti: sono due, ed entrambe non possono “momentaneamente” emettere biglietti. Guardo la coda alla biglietteria, venti persone per uno sportello. Provo a cercare un’altra edicola, la trovo, chiedo un biglietto chilometrico per Monza. “Li abbiamo finiti, però le posso dare questo”, e mi dà un coso arancione della SAL s.r.l. – Lecco, “biglietto di corsa semplice – treno+bus”, autolinea Oggiono-Milano. Boh, prendo, corro al binario 15 dove sta per partire un treno per Chiasso, chiedo alla controllora “Questo treno ferma a Monza?” e alla risposta affermativa proseguo “E questo biglietto va bene?” La tipa lo guarda e dice di sì. “Bene, dove lo timbro?” “Ah, la macchinetta era nel sottopassaggio….” Alla fine, impietosita, me lo oblitera a mano.
Tutto semplice, vero?
PS: il biglietto che ho comprato costa 1.45 €. Quello del treno è da 1.50, mentre il bus Milano Centrale-Monza costa 1.40. Misteri dell’unificazione.