vento

Dopo il diluvio di ieri notte (che però non ha spazzato via Forza Italia, anzi…) stamattina c’era un bel cielo azzurro e l’aria era freschina. Peccato però che ci sia anche un ventaccio assolutamente impossibile. A parte le folate che mi spostavano mentre pedalavo sul Naviglio (e, per la Prima Legge del Ciclismo, hanno virato di centoottanta gradi non appena ho svoltato restando nominalmente sottovento), la polvere sollevata ha iniziato a entrarmi prima in gola e poi negli occhi, infilandosi non so bene come dietro gli occhiali.
Vedremo che succederà stasera.

E ci becchiamo Mestizia

Io oggi pomeriggio ci speravo nel ballottaggio. Invece nulla da fare, a quanto pare. Il tutto mentre Napoli, che era data in bilico, ha confermato la Rosetta alla grande, e nella mia Torino il Chiamparino, il DS più a destra che io abbia mai conosciuto, ha praticamente doppiato Buttiglione. Non parliamo di Roma, ma lì si sapeva che Uolter Ueltroni avrebbe stravinto.
Inoltre ho come il sospetto che a sinistra (quella vera, non la fasulla di DS) abbiano preferito non votare l’ex prefetto.
Forse dovrei davvero cambiare città.

un lampeggio improvviso

Sabato verso le 13, mentre andavamo a fare la spesa, ho visto il semaforo tra viale Zara e via Keplero diventare a un tratto col giallo lampeggiante, invece che scattare verde. La cosa è durata un paio di secondi, poi si è ripreso. Intanto anche il semaforo pedonale un po’ più avanti ha fatto la stessa cosa, il che mi ha fatto pensare – dato che uno sbarco alieno mi sembrava improbabile – che ci fosse qualcosa di strano nella gestione dei semafori.
Anche sabato sera il semaforo ha avuto lo stesso momentary lapse of reason. Qualcuno ha idea della ragione dietro questo lampeggìo?

Schedona elettorale

Alle elezioni comunali a Milano potevamo scegliere tra trentaquattro liste. E non ci hanno nemmeno dato il libretto di istruzioni su come piegare la scheda.

Giro d'Italia

Magari vi è capitato di sentire la polemica tra Gilberto Simoni e Ivan Basso alla fine della penultima tappa del Giro d’Italia. Il trentino ha accusato il varesino innanzitutto di avergli promesso la vittoria di tappa ma di essersene poi andato via; in un secondo tempo ha anche detto che Basso gli aveva chiesto dei soldi per lasciarlo vincere la tappa.
Avendo guardato per tv la tappa (ebbene sì, ogni tanto interrompo il mio digiuno televisivo :-) ) e conoscendo abbastanza quello che capita nel ciclismo, provo a buttare giù la mia versione dei fatti. Sicuramente nella discesa dopo il Mortirolo i due, che erano arrivati in cima insieme, si sono parlati. Basso infatti aveva iniziato la discesa in testa sbagliando tutte le curve, e dopo un minuto o due Simoni era passato in testa ma senza dannarsi. È abbastanza intuibile che Basso abbia detto a Simoni che in caso di arrivo insieme gli avrebbe lasciato la volata – facendo perdere un po’ di soldi non tanto a lui quanto alla squadra. Nella leggera salita finale verso l’Aprica, però, Simoni si è letteralmente piantato; non c’è stato nessuno scatto da parte dell’altro, che si è limitato a fare il diesel sul suo ritmo. Diciamo che Basso avrebbe fatto meglio a fare il bel gesto di rallentare un po’ almeno all’inizio, salvo poi probabilmente andarsene comunque per conto suo dopo un po’, visto che l’altro era in crisi vera. È anche vero che Simoni non è esattamente il prototipo del ciclista simpatico… Insomma, una di quelle belle liti che servono per far dimenticare almeno per un po’ i sospetti di doping che ormai accompagnano costantemente il ciclismo. Non parliamo di questo Giro, dove Basso ha dato più di nove minuti al secondo in classifica (Gutierrez Cataluña), dodici al terzo (Simoni, appunto) e diciotto a Cunego, quarto ma senza mai essere entrato in gara. Ormai a pensar male ci si porta spesso solamente avanti col lavoro.

Elezioni comunali a Milano

Domenica e lunedì si vota per il rinnovo del consiglio comunale milanese (si vota anche da tante altre parti, ma io sono residente qua e quindi parlo di qua).
La mia sensazione è che vincerà al primo turno la Moratti, diciamo con il 52% dei voti, mentre la sua coalizione beccherà un paio di punti in più. Nonostante non sia certo amata dai milanesi, resta il fatto che la città è schierata a destra, e che la candidata sindaco ha buttato nella campagna tanti, ma tanti soldi. Ferrante, nonostante tutto, è restato troppo ingessato, e ha anche fatto dei gravi errori di comunicazione, come quando ha spiegato che sua moglie “sa stare al suo posto”. Inoltre la lotta interna alla sinistra, dove non saprei dire se hanno remato più contro i Ds oppure Rifondazione, non aiuta certo. Il tutto mi spiace, perché sono convinto che “Brunetto” sarebbe un ottimo sindaco, e poi sarebbe bello avere per una volta qualcuno che non urla ma che discute.
A proposito di soldi spesi: a differenza delle politiche dove – probabilmente perché tanto non potevi mettere preferenze – di cartelloni ce n’erano ben pochi, la pubblicità per queste amministrative è stata estenuante. Striscioni sopra i viali, bus e taxi sponsorizzati, camion pubblicitari in giro per la città, gazebo piazzati dovunque ci fossero dieci metri quadrati liberi, manifesti uno sopra l’altro in tutti gli spazi, leciti e no (tanto la multa complessiva per le affissioni abusive è di cento euro…), cartaccia per terra, buca delle lettere intasata. La percentuale relativa destra/sinistra è così ad occhio di quattro a uno, come del resto quella delle spese denunciate per la campagna elettorale, ma anche gli altri candidati a sindaco hanno fatto la loro parte.
Il mio voto, per chi fosse interessato, va alla lista Ferrante, con “quell’altro” (Davide Corritore) come preferenza. L’ho visto, e secondo me ha un ottimo modo di presentarsi e di affrontare i problemi: insomma mi dà fiducia.

towel day 2006

È stato oggi. Spero che abbiate avuto un asciugamano pronto alla bisogna (io me lo sono appena portato in ufficio…) come ben sappiamo, una persona che sa dov’è il suo asciugamano è sicuramente una persona che farà strada.