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Giorni e nuvole (film)

[locandina] Beh, lo sapevo già prima di vederlo, dopo aver letto la recensione del mio critico cinematografico preferito. Però ero in debito di molti punti-moglie, quindi ieri sera mi sono accodato a vedere Giorni e nuvole. Siamo arrivati all’Anteo esattamente all’orario del presunto inizio e c’era una coda infinita al botteghino, ma fortunatamente per Anna aveva letto l’orario sbagliato e quindi non ci sono stati problemi, almeno per entrare :-)
Il vero guaio è che il film è una palla. Centosedici minuti di palla. Immagino che l’idea dovrebbe essere quella di raccontare la depressione di uno che rimane senza lavoro: beh, sicuramente è riuscito a deprimermi, anche se dopo i primi venti minuti mi sono fatto forza e sono rimasto bello tranquillo per non perdere tutti quei punti-moglie faticosamente accumulati. Non c’è un filo logico vero e proprio, ci sono delle scene (ad esempio quella con l’architetto Claudio) messe lì giusto per allungare il tempo ma senza un nesso con la storia, le crisi d’ira di Albanese sono assolutamente in momenti casuali… e poi come fa una coppia che si suppone genovese, e che sicuramente è sempre vissuta a Genova, ad avere una figlia come Alba Rohrwacher che parla in romanesco, manco dovesse recitare in CaraBBinieri o Distretto di PoliZZia? Ma doppiatela, almeno! L’unica parte relativamente interessante è stata quella dei lavoretti che Michele (il protagonista) faceva con i due suoi ex operai Vito e Luciano: davvero un po’ poco.
Note positive? Ad Anna è piaciuto :-)

Ultimo aggiornamento: 2007-11-03 15:21

_I misteri dei numeri_ (libro)

[copertina] Marc-Alain Ouaknin è un rabbino, che ha scritto libri davvero di tutti i tipi: da La lettura infinita: introduzione alla meditazione ebraica a Così giovane e già ebreo: umorismo yiddish. Non c’è insomma da stupirsi più di tanto se se n’è uscito con questo libro (Marc-Alain Ouaknin, I misteri dei numeri [Mystères des chiffres], Atlante 2005 [2005], pag. 383, € 28, ISBN 978-88-7455-014-2, trad. Francesca Scala). A me personalmente non è che sia piaciuto più di tanto; il testo è troppo spezzettato per i miei gusti, ed è pieno di ripetizioni anche a distanza di un paio di pagine. Quello che lo salva sono le illustrazioni, davvero piacevoli soprattutto nella parte storica dove racconta dell’evoluzione delle cifre, e tutto l’excursus sulla qabbalah – ve l’avevo detto che Ouaknin è un rabbino, vero? Il libro non richiede conoscenze matematiche, se non per accorgersi che alle pagine 252 e 253 il correttore di bozze si era addormentato e gli esponenti sono stati abbassati a volgari cifre, e può essere piacevole per storici e mistici. Ah: nell’elenco finale di matematici, le matematiche hanno un posto preminente.

Ultimo aggiornamento: 2007-10-31 09:21

Mathematical Puzzles – A Connoisseur’s Collection (libro)

[copertina] Nella postfazione di questo libro (Peter Winkler, Mathematical Puzzles – A Connoisseur’s Collection, AK Peters 2003, pag. 163, $18.95, ISBN 1568812019) l’autore scrive più o meno “questo non è un libro per imparare la matematica. È un libro di problemi matematici divertenti, non importanti. E non si può imparare così la matematica”. Palle. Per imparare la matematica devi trovare un feeling, e il modo migliore per farlo è risolvere dei problemi: poi ti metterai a studiare la teoria che ci sta dietro. E questo libro è la migliore raccolta di problemi che abbia mai trovato, e ne ho letti tanti di libri di problemi! La maggior parte di essi mi erano sconosciuti, e soprattutto, tranne che negli ultimi due capitoli che d’altra parte sono intitolati “Toughies” e “Unsolved”, non richiedono conoscenze esagerate. Posso solo dire che ho prenotato sulla fiducia il prossimo libro di Winkler che uscirà a fine mese :)

Ultimo aggiornamento: 2007-10-28 18:57

_Il codice perduto di Archimede_ (libro)

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va’ su Galileo!)
Per colpa di Dan Brown, in questi anni sono usciti fin troppi libri che hanno la parola “codice” nel titolo. Ma in questo caso (Reviel Netz e William Noel, Il codice perduto di Archimede [The Archimedes Codex], Rizzoli 2007 [2007], pag. 428, € 20, ISBN 978-88-17-01601-8, trad. Carlo Capararo) un codice ce l’abbiamo davvero: un palinsesto contenente alcuni trattati di Archimede, tra cui il Metodo e il primo foglio dello Stomachion. Il libro alterna capitoli scritti da Noel, curatore del museo dove il codice è conservato e che racconta la storia dell’opera, e da Netz, esperto di letteratura matematica greca, che parla della matematica archimedea. Il primo capitolo, con il racconto dell’asta, l’ho trovato un po’ stucchevole: ma già dal secondo capitolo mi sono appassionato incredibilmente, avvinto dall’entusiasmo di Netz. Matematica ce n’è un po’, e fortunatamente si vede che Carlo Capararo capiva cosa stava traducendo; ma non è troppa, e credo che si possa leggere e apprezzare il libro anche se non la si può o non la si vuole comprendere: basti pensare al giallo della scomparsa e ricomparsa del testo, e alla scoperta che i danni maggiori al codice sono avvenuti negli ultimi sessanta anni! In definitiva, una lettura assolutamente consigliata.

Ultimo aggiornamento: 2016-07-03 20:22

Visibili armonie (libro)

[copertina] Michele Emmer è un matematico, figlio del regista Luciano Emmer. Insomma, una persona geneticamente e culturalmente adatta per un libro come questo (Michele Emmer, Visibili armonie, Bollati Boringhieri – Nuova Cultura 142, pag. 430, € 60, ISBN 978-88-339-1729-0), con sottotitolo “Arte Cinema Teatro e Matematica” e avente come filo conduttore… un labirinto, la traccia dei pensieri di Emmer. Ci sono delle chicche davvero belle, soprattutto nelle sezioni dedicate all’architettura e al cinema che non si trovano praticamente mai nelle varie trattazioni dedicate a queste arti, e tanto meno nei tomi matematici. Però ho trovato un po’ scocciante vedere una caterva di citazioni con un’indicazione solamente vaga dell’opera da cui sono state tratte; e ho trovato parecchio scocciante in un paio di casi vedere la stessa citazione a poche pagine di distanza, segno di una mancata rilettura. Insomma, luci ed ombre.

Ultimo aggiornamento: 2007-10-24 13:12

I gatti di Schrödinger (libro)

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va’ su Galileo!)
Io ho sempre avuto il sospetto che la fisica quantistica faccia male alla gente. Già Fritjof Capra col suo Il Tao della Fisica mi aveva fatto sorgere dei dubbi, ma con questo libro, dal sobrio sottotitolo “Meccanica quantistica e visione del mondo” (Davide Fiscaletti, I gatti di Schrödinger, Muzzio – Il piacere della scienza febbraio 2007, pag. 220, € 22.50, ISBN 978-88-7413-149-5) la convinzione si è rafforzata. L’idea alla base del libro non sarebbe affatto male: raccontare delle varie interpretazioni delle equazioni della meccanica quantistica, per vedere se si possono in qualche modo conciliare con il nostro buonsenso. Mi sta anche bene che l’autore abbia una sua predilezione per l’ipotesi di Bohm, o “dell’onda guida”, e che voglia presentare al pubblico tale ipotesi sicuramente molto minoritaria. Però posso garantire che non c’è affatto riuscito. La prosa è spesso pesante, come nell’introduzione, o ridondante, come nel penultimo capitolo dove a un certo punto ero convinto di avere perso il segno e di stare rileggendo lo stesso paragrafo; il tono da evangelista poi dopo un po’ scivola nello stucchevole e fa venire voglia di cassare l’interpretazione di Bohm solo per ripicca. Qualcosa alla fine si riesce a capire, ma bisogna fare molta fatica.

Ultimo aggiornamento: 2007-10-19 11:10

Un samba per Sherlock Holmes (libro)

[copertina]
A me gli apocrifi holmesiani come idea piacciono molto. Anzi, per dirla tutta: a me piacciono in genere le parodie, perché costringono lo scrittore a cercare di muoversi intorno ai paletti implicitamente posti dall’autore originale. In effetti, è strano che ai tempi della sua uscita non mi fossi preso questo libro (Jô Soares, Un samba per Sherlock Holmes [O xango de Baker Street], 1996 [1995], pag. 276, € 13.43, ISBN 9788806141776, trad. Daniela Ferioli) con l’investigatore e il fido Watson in trasferta in Brasile, per (non) risolvere un caso di omicidio multiplo. Il risultato, però, mi ha un po’ deluso. Ci sono delle scene molto divertenti, tra cui quelle che seguono i cliché sherlockiani per rovesciarli: ad esempio, le deduzioni del detective sono immancabilmente errate, oppure la dipendenza dalla cocaina viene sostituita da quella dalla cannabis. Soares ha però voluto mettere troppa carne al fuoco. La parte che descrive il Brasile di centotrent’anni fa è interessante, anche se a volte leziosa; ma volere infilare a forza la nascita di tutta una serie di topoi sudamericani, dalla caipirinha alla capoeira, mi è sembrato davvero troppo. Anche la storia raccontata, vista globalmente e non come insieme di aneddoti, è piuttosto debole come giallo, e ci vuole tanta buona volontà per apprezzarla. Una menzione d’onore va invece alla traduttrice Daniela Ferioli. Nell’originale, Holmes parla in portoghese, il che dovrebbe essere umoristico per i brasiliani; inoltre si gioca molto sulle traslitterazioni tra portoghese e inglese che sono due lingue piuttosto distanti. In italiano non era facile riprendere queste distinzioni: la Ferioli ha fatto i salti mortali per le seconde, mentre per la prima ha fatto parlare Holmes con un italiano ottocentesco, scelta di sicuro effetto.

Ultimo aggiornamento: 2007-10-18 11:20

Le ragioni dell’aragosta (film)

[locandina] Devo confessare che non sono riuscito a capire la logica di questo film. L’improbabile trama consiste nella preparazione di uno spettacolo all’anfiteatro di Cagliari con quasi tutti i vecchi amici di Avanzi, a partire ovviamente dalla Sabina Guzzanti ma anche da Pierfrancesco Loche – mamma mia quanto è invecchiato! – che si è ritirato in un posto dall’evocativo nome di Su Pallosu. Il tutto dovrebbe servire per sensibilizzare sul problema della pesca delle aragoste, partendo da Gianni Usai, ex sindacalista Fiat che dopo la marcia dei quarantamila si era anche lui ritirato in Sardegna a fare il pescatore. Il guaio è che il tutto, più che un film, sembra davvero il racconto di una rimpatriata tra amici: ogni tanto c’è qualche battuta divertente, ma si perdono nel magma come le particelle di sodio nell’acqua. Perlomeno siamo rimasti per i primi ottantasette minuti del film (che ne dura novanta) senza la Guzzanti che imita Berlusconi :-) Insomma, piuttosto che andarlo a vedere consiglierei di cercare le vecchie registrazioni di Avanzi, ci si guadagna di sicuro.
Ah: come attualmente in voga, ogni tanto l’immagine perdeva fuoco. D’altra parte, la Sala Cinquanta dell’Anteo è frequentata solo da duri e puri fedeli alla linea… i mugugni sono stati a basso livello.

Ultimo aggiornamento: 2007-10-12 10:31