Questa raccolta comprende quattro storie di Topolino con argomento matematico: tre di esse (Zio Paperone e il cavatappi quadridimensionale, Topolino e i numeri del futuro, Paperino e i ponti di Quackenberg) sono nate nel quadro di una collaborazione con il CNR, mentre Topolino e la biblioteca infinita è solo tangenzialmente matematica, essendo più che altro una rivistazione della borgesiana biblioteca di Babele (non per nulla il bibliotecario protagonista si chiama Jorge…).
Le storie sono interessanti anche dal punto di vista prettamente matematico (o di storia dell’informatica nel caso di Topolino e i numeri del futuro: Quackenberg è probabilmente l’unico caso di un fumetto dove viene enunciato e dimostrato un teorema matematico. Quello che secondo me è mancato nel libretto è però qualche pagina in più che – anche senza entrare davvero in profondità nella matematica – dia al lettore quanche informazione in più di contesto. Le mezze paginette di introduzione servono a poco, e prefazione e postfazione sono troppo generaliste.
(AA.VV., La matematica raccontata da Topolino, ISSN 977182836790320031, pag. 144, € 7)
Voto: 4/5
Ultimo aggiornamento: 2022-09-06 17:22
Cristoforo Colombo arriva in America, trova ad accoglierlo degli indigeni… e dei dinosauri intelligenti, che sono i veri padroni dei territori. Cosa mai potrebbe andare male? Questo racconto breve di Steven Popkes è molto divertente, pur lasciando alla fine l’amaro in bocca. Troviamo le liti tra i comandanti delle tre caravelle, l’odio della maggior parte di loro verso l’ebreo convertito Luís che fa da traduttore, le miserrime beghe e un punto di vista molto diverso dal nostro. Ma alla fine non possiamo non affezionarci a Red Eft, il dinosauro protagonista che si trova a dover fare un corso ultraaccelerato di economia e proverà a costruire un rapporto pacifico con alcuni dei nuovi arrivati. Alcune parti (principalmente quelle sugli indigeni) restano collegate non troppo bene, e ho avuto qualche problema a seguire i dialoghi: ma vi consiglio di leggerlo.
L’idea era indubbiamente buona: raccogliere riferimenti – diretti e indiretti – ai Beatles nei fumetti nel corso dei decenni, per mostrare come essi siano sempre stati un’icona. Purtroppo però la realizzazione pratica è stata molto inferiore alle attese. Stiamo parlando di Skira, un editore che comunque su queste cose dovrebbe essere all’avanguardia; e stiamo parlando di un libro del 2011, quando quindi le capacità di grafica al computer erano già più che adeguate. Mi sarei insomma aspettato che più che avere una semplice scansione delle pagine ci fosse un minimo di editing, soprattutto per le tavole più vecchie: nulla di eccezionale, ma giusto schiarire gli sfondi e rendere più nitido il tratto. Invece nulla. Può essere utile per chi vuole davvero tutto sui Quattro, ma potete tranquillamente farne a meno.
Diciamolo subito: il nuovo film con i Minions (
Cos’è un robot? Qual è la differenza tra un robot e un androide? Siamo davvero sicuri di saperlo? Questo libro dà una panoramica di tutto quello che in un modo o nell’altro può entrare nella categoria degli “agenti sintetici intelligenti”: abbiano essi fattezze umanoide, siano semplici protesi bioniche o robot costruiti per un unico scopo, o ancora siano puri software che trattano i big data: il tutto cercando di non avvicinarsi troppo a concetti come la singolarità pubblicizzata da Kurzweil, e toccando invece temi meno visibili ma che al crescere della complessità delle macchine diventeranno sempre più importanti, come l’applicazione dell’etica a sistemi che non sono “pensanti” secondo la definizione che abbiamo noi.
Questo libro-enigma è stato pubblicizzato enormemente da Mondadori, con tanto di concorso a premi (un po’ miserello, un buono per 500 euro di libri a un singolo vincitore sorteggiato tra tutti quelli che avranno indovinato la successione corretta delle pagine del libro, ma il mercato editoriale italiano è quel che è). Non vorrei essere preso per un volpeuvista, ma la “lettura” non mi ha fatto né caldo né freddo. Non mi sono nemmeno messo a prendere appunti e indicare le due o tre coppie di pagine che sono chiaramente in successione perché un distico poetico è tagliato a metà. Il fatto è che Torquemada si doveva essere divertito tantissimo a scriverlo, forse l’insieme dei traduttori che si cela sotto lo pseudonimo collettivo The Crime Badger si sarà divertito a cercare di incastrare gli indizi inglesi in un testo italiano, ma la storia che più o meno traspare dalle pagine sa semplicemente di vecchio. Certo, direte voi, ha quasi un secolo! Giusto, ribatto io, ma perché allora tradurla e non invece infrangere le Sacre Regole dell’Oulipo e fare un’opera seconda, con la stessa struttura ma ambientata al giorno d’oggi? Solo per dire che ci si accoda al “caso letterario mondiale”? Bah.
Questo libro ha avuto un grande clamore mediatico, e non semplicemente perché David Graeber è morto poco dopo la sua pubblicazione. In effetti il testo – scritto da un antropologo e un archeologo – ribalta completamente quanto tutti noi crediamo di sapere sullo sviluppo della civiltà: che cioè le bande di cacciatori-raccoglitori hanno cominciato ad addomesticare piante e animali, siano diventati stanziali e con il surplus di risorse alimentari a disposizione hanno fatto nascere la “civiltà”, intesa nel senso di avere qualcuno – re, sacerdoti e se volete filosofi – che potevano permettersi di non lavorare, perché c’era chi produceva i beni per loro. A quanto pare, invece, i ritrovamenti archeologici degli ultimi cinquant’anni mostrano che tutto questo è falso: molte popolazioni sono andate avanti e indietro tra i due modelli di vita, o addirittura sceglievano l’uno o l’altro a seconda della stagione; inoltre l’attrazione del tipo di vita stanziale non c’è mai stata, e popoli dei due tipi convivevano tranquillamente nella stessa zona. Graeber e Wengrow ritengono che la narrazione attuale nasca dai tempi di Hobbes e Voltaire, spiegando a lungo le loro ragioni.