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“share in termini scientifici”

Fedele (Confalonieri?) alla sua linea, oggi Leggo ha dedicato una sua pagina alla sconfitta di Mediaset nei dati di ascolto della prima serata di martedì. A quanto pare, Raiuno con Capri ha stracciato l’ultima puntata di Distretto di polizia 6, con un milione di telespettatori in più. Ma niente paura: ecco parola per parola la replica di Pietro Valsecchi, produttore della fiction di Mediaset. «Per parlare di share bisogna farlo in termini scientifici, altrimenti la cosiddetta supremazia Rai è solo in termini di teste, in numero di spettatori. Ma gli spettatori non sono tutti uguali. Se in una barca ci sono 25 pescatori ma pescano solo in cinque, in una gara di pesca quella barca saràmeno efficace di un’altra con meno pescatori in cui tutti sono attivi.»
Se per qualcuno dei miei lettori tutto questo è arabo, non si preoccupi. Molto semplicemente, è un anno che Mediaset ha unilateralmente deciso di non considerare più il pubblico totale, ma solo la fascia di telespettatori dai 14 ai 65, che si suppone comprino più merci e quindi dovrebbero piacere ai pubblicitari. Non so se sia una causa o un effetto, ma in quella fascia Mediaset è sicuramente più forte.
In pratica, viene usato uno dei più tipici sistemi per taroccare i numeri: usare dati veri ma non confrontabili. Volete un altro esempio di questi giorni? La notizia per cui a Milano ci sono stati più omicidi che a Napoli. Il dato è verissimo numericamente, ma se già prendiamo il numero di abitanti delle due province scopriamo che la percentuale di morti è a sfavore della città campana. Anche qua è bastato scegliere il numero giusto, e la tesi è subito pronta…

Ultimo aggiornamento: 2006-11-23 18:33

i genovesi e l’obitorio

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La fama si vede quando i lettori ti inviano notizie da fare risaltare nel tuo blog :-)
Pietro si rifà a questo articolo del Corsera che racconta di come a Genova sembra che per il 30% dei morti non arrivi nessuno a richiedere la sepoltura, e mi allega questa scansione della pagina del giornale da cui si vede come le percentuali di “morti non reclamati” in altre grandi città italiane sia molto minore (ma di un ordine di grandezza, il che è una differenza enorme).
Notato nulla di strano? Io vedo innanzitutto una stranezza di base: nella lista non ci sono Roma e Palermo: soprattutto la seconda, con una popolazione simile a quella di Genova, sarebbe stata un interessante confronto. In secondo luogo, il 30% indicato per Genova è una pura percentuale, senza valori assoluti di riferimento: valori che tra l’altro sono molto variabili da città a città (Bologna ad esempio con i due quinti della popolazione torinese ha un numero di salme pari due volte e mezzo quelle dei subalpini) il che mi fa pensare che questi numeri siano dati più o meno a caso, anche perché non corrispondono certo al numero totale di morti: nel comune di Torino, ad esempio, i morti del 2005 sono stati 9481. Insomma, mi sa tanto che quelle mostrate nell’articolo siano cifre tirate a caso “perché un po’ di numeri fanno sempre bene”.
Detto tutto questo, io personalmente mi aspetto che a Genova – ma anche a Trieste, insomma in posti dove la popolazione ha un’età media maggiore e ci sono più anziani soli – il numero di persone che non hanno nessuno che si prenda cura di loro dopo che sono morti sia un po’ più alto, anche se non così alto. Però numeri non ne faccio :-)

Ultimo aggiornamento: 2006-11-12 19:01

17 ore al giorno

Secondo City di oggi, a settembre gli italiani avrebbero passato in media 17 ore al giorno sul web. Non ci riesco neppure io…

Ultimo aggiornamento: 2006-11-09 12:32

RC auto

Stamattina la free press marciava tutta compatta parlando della “giungla delle tariffe RCA” (una bella frase, che va bene ad ogni occasione) e lamentandosi che mentre un tranquillo quarantenne aostano può pagare 185 euro, a un neopatentato napoletano potrebbe toccargli di pagare più di 9000 euro (l’anno, sì).
City aveva però una tabellina con le tariffe maggiori e minori in alcune città: non certo il massimo per fare i conti, ma già sufficiente per capire una cosa. In tutte le quattro città evidenziate, la tariffa peggiore per il neopatentato era quella della compagnia Dialogo. Però in due delle città (Milano e Torino, per la cronaca) Dialogo era anche la società con il miglior preventivo per il quarantenne tranquillo, che pagava un decimo della tariffa del diciottenne. Così ad occhio, mi sa tanto che il modello scelto dalla compagnia è “io voglio solamente assicurare chi credo mi darà poche grane: così posso ridurre all’osso la mia struttura e fare tariffe ancora più basse per chi mi piace come assicurato”. Solo che la RCA è obbligatoria, e quindi occorre definire anche le tariffe per i “cattivi”: ecco dunque che queste ultime tariffe sono rese ad arte improponibili, per evitare che a qualcuno venga in mente di assicurarsi.
Possiamo discutere sull’eticità di un comportamento simile: però è chiaro che se non si tiene in mente questa condizione al contorno, i numeri della statistica sono completamente falsati. È un po’ il pollo di Trilussa all’ennesima potenza: se ci sono dieci persone, nove che guadagnano 1000 euro e uno 91000 euro, la media è di 10000 euro a testa…

Ultimo aggiornamento: 2006-10-26 11:39

fare le somme è difficile

Massimo Morelli mi segnala questo commento (di tal Luca Trevisan, immagino un cervello emigrato) sui dati apparsi sulla rivista Lancet a proposito del numero reale di morti civili in Iraq dall’inizio della seconda guerra del Golfo. Secondo la rivista, tali morti si possono stimare in 600.000, anche se con una forchetta piuttosto ampia (Lancet dà sempre i risultati con un intervallo di confidenza, che tecnicamente è la cosa più corretta da fare ma spesso viene usata in maniera assurda… non divaghiamo). Il blog di cui sopra riprende un articolo del National Review in cui l’autore Mark Goldblatt dice “anche ammesso che questa stima fosse vera, bisogna tenere conto che prima della guerra morivano 150.000 persone l’anno a causa delle sanzioni: quindi in realtà le morti dovute alla guerra sono solo (!) 100.000. E se poi il numero reale di morti fosse quello più basso della forchetta del Lancet, la guerra ha salvato delle vite! A questo ragionamento il bloggatore di cui sopra controbatte “Col cavolo! la guerra ha fatto terminare le sanzioni, e quindi quei morti non ci sarebbero stati. Quindi il vero conto delle morti a causa della guerra è di oltre un milione!”
A parte il fatto che c’è tutta una diatriba politica sottostante – se non ricordo male, il NR è di destra profonda persino per gli USA – chi ha ragione? Dipende.
Premesso che non è affatto bello parlare di morti così come se fossero eventi statistici, in un certo senso Goldblatt ha ragione. Se si guarda l’equivalente mediorentale del Calendario Atlante De Agostini, si vede un incremento della mortalità pari alla differenza dei due valori. Se si guarda il fatto che la guerra ha terminato le sanzioni, si vede un incremento della mortalità pari alla somma dei due valori. Cominciate a capire perché ai numeri si può far dire quello che si vuole?
Aggiornamento: Massimo mi fa notare che ho letto male la statistica del Lancet. Mea culpa, che non sono andato a leggere l ‘articolo di partenza (richiede registrazione, bugmenot.com è il tuo amico). Visto che i 600.000 morti non sono quelli degli ultimi tre anni, ma quelli in più rispetto a tre anni fa, diventa immediatamente ovvio che non è proprio possibile mettersi a fare la differenza, come Goldblatt tentava di fare. Avrei dovuto immaginare che si trattava di un “metodo Tremonti”…

Ultimo aggiornamento: 2006-10-15 18:10

La certezza del caso

Ieri mi è venuto in mente di scrivere un articoletto per spiegare come mai l’ascolto casuale su un lettore MP3 non sembri casuale. (Per i curiosi: non è ancora linkato perché dovrei rileggerlo e correggere qualche errore, ma lo potete trovare qua). Lo finisco verso mezzanotte, e me ne vado a dormire relativamente contento di me stesso.
Stamattina dò un’occhiata a slashdot e mi trovo questo articolo (inutile, come capita spesso su /.) che punta a un articolo del Guardian con un estratto di un libro dedicato proprio alla cosa (ah: l’articolo lungo, ma molto interessante… perché in Italia nessun quotidiano ha il coraggio di pubblicare simili cose?)
Qualcuno ha ancora il coraggio di parlare di “caso”?

Ultimo aggiornamento: 2006-10-09 09:47

Ancora sulle tasse

Non credo che occorra chissà quali conoscenze matematiche per intuire che se la Finanziaria ha (parecchie) maggiori entrate (e poche spese in meno) questo significa che il contribuente in media pagherà di più. È vero che le nuove imposte non sono necessariamente quella sui redditi, ma è il ministero stesso ad affermare che la “rimodulazione” delle aliquote IRE – notato tra l’altro che il verbo “rimodulare” è diventato sinonimo di aumentare? – porterà quasi mezzo miliardo in più all’erario.
Ci vuole un po’ di matematica in più per capire che di per sé è possibile che – nonostante un aumento medio pro capite – il numero di persone che pagheranno meno tasse potrebbe anche essere del 90% (o del 70%, si mettano d’accordo prima); però la cosa è improbabile, e comunque significherebbe che il 30% che paga di più ci perde molto di più di quanto ci guadagni il resto del 70%. Esempio banale: ci sono dieci persone che pagano mille euro ciascuno, per un totale di 10.000 euro. L’anno dopo il totale da pagare è di 10.200 euro, ma sette persone pagano dieci euro in meno, quindi 990 a testa. Le tre persone rimanenti dovranno pagare i 200 euro di aumento e i 70 euro risparmiati dagli altri, e quindi pagheranno novanta euro in più ciascuno.
Intendiamoci: questo è un esempio forzato, ma spero che renda l’idea dei problemi nel tirare fuori numeri a capocchia. Lo faceva Silvio, lo fa Romano: su questo c’è continuità.

Ultimo aggiornamento: 2006-10-03 13:57

Speed date matematico

Già il concetto di MateFitness, la “palestra della matematica” che si sta tenendo a Genova a Palazzo Ducale, non è che mi ispiri così tanto: posso capire e anche apprezzare il tentativo di far capire alla gente che la matematica non sia qualcosa di cui doversi spaventare, ma non sono convinto che sia questo il metodo migliore. E resto ancora più sconcertato dallo scoprire che oggi pomeriggio si è tenuto uno “speed date matematico”. Cosa sia uno speed date, penso che lo sappiate quasi tutti: ci si trova in un certo numero, possibilmente uguale, di maschietti e femminucce e poi si viene accoppiati per vedere se ci si piace. Ma il tutto per due o tre minuti, ché poi bisogna scambiarsi con qualcun altro. Alla fine si tirano le somme, e chi si è più piaciuto vince il numero telefonico del possibile futuro partner. Ecco: spinti da quel “tirare le somme” gli organizzatori hanno affermato che sarà un computer a valutare quali sono le coppie migliori. Mi sa tanto che verrà data ancora un’altra ragione per odiare la matematica. Ma state in campana! A settembre Matefitness ritorna col botto, nientemento che un seminario “La matematica della Costituzione”! Chi viene con me a vederlo?

Ultimo aggiornamento: 2006-07-30 20:48