Archivi categoria: pipponi

Offerte commerciali

Vale la pena di leggere l’intervista a Gianfranco Battisti, direttore AV di Trenitalia, che è apparsa oggi sulla Stampa, riguardo all’aumento del costo dell’abbonamento Frecciarossa Torino-Milano (“ma la prenotazione sarà gratuita!”). Già è interessante la frase finale «Il nostro indice di puntualità sotto i 15 minuti è del 97%». Se quello è l’indice globale dei Frecciarossa, ai pendolari Torino-Milano la cosa è ininfluente; se è l’indice della tratta Torino-Milano (50 minuti di viaggio) non è che sia un bel risultato.

Quello che mi stupisce è che venga affermato che «I pendolari devono rimodulare le proprie abitudini in base al modello di offerta possibile. Non possiamo reggere economicamente un modello di trasporto ad alta velocità nato per collegare città a medio e lungo raggio solo con il servizio pendolare» e che «Dal punto di vista economico e di disponibilità della rete, in quella fascia oraria, non si può aumentare la frequenza o la composizione di un treno ad alta velocità nato per le lunghe distanze». Quanti treni ci sono sulla tratta AV Torino-Milano? Non sono capaci di farsi dare una traccia in più sulla parte storica? (visti i coefficienti di riempimento indicati da Battisti, non serve di più). Possiamo discutere su un modello in cui Torino è diventata la città-dormitorio di Milano, ma allora il problema nasce alla radice: Trenitalia non dovrebbe fare abbonamenti AV, e accettare l’assalto alle sue sedi. Oppure, visto che gli altri treni hanno un coefficiente di riempimento del 30% ed evidentemente non hanno a disposizione un treno da aggiungere, possono fare prezzi differenziati anche per gli abbonamenti: prezzo totale bloccato e cinque euro in più a tratta nell’orario di punta. Ma forse così non si guadagnerebbe abbastanza.

Ultimo aggiornamento: 2015-05-29 17:07

Erbe e fasci

Io non ho nulla in contrario a chiudere in cella l’automobilista che ha ammazzato una donna, e poi buttare via la chiave. È solo un caso che ci sia stata una sola vittima (che comunque è un morto di troppo), visto quello che è successo. Però il fatto che il tipo sia di etnia rom non è né un’aggravante né un’attenuante, almeno per quanto mi riguarda. Statisticamente i rom commettono più reati di persone di altre etnie? Bene, statisticamente avrò più carcerati di etnia rom. Ma in questi casi non vale certo il sistema maggioritario. E se mai dovesse passare un principio simile, esigo e pretendo che i proprietari di Audi nere siano incarcerati a priori. Non è stato il caso dell’altro giorno, ma io mi sento sempre in pericolo quando ne vedo una.

(Nessun riferimento a Matteo Salvini nel testo di questo post. O forse anche lui ha un’Audi nera?)

Ultimo aggiornamento: 2015-05-29 16:48

Uber Pop

I tassisti non sono tra le mie categorie lavorative preferite, e ritengo che i blocchi sul servizio Uber fatto dalle auto NCC – dover sempre partire dal loro garage – sono pretestuose. Però non vedo nulla di strano nella sentenza del tribunale di Milano che ha bloccato il servizio Uber Pop, quello insomma che poteva fare praticamente chiunque.

Il punto non è la concorrenza sleale. È che in un modo o nell’altro chi ha una licenza da taxi (o da NCC, del resto) ha dei controlli che non vengono evidentemente fatti per un automobilista qualunque. Che poi Uber Pop sia una fregatura per chi fa l’autista è un’altra storia :-)

Ultimo aggiornamento: 2015-05-26 20:51

Vivere di diritto d’autore

Sto leggendo l’ultimo numero della rivista del Gruppo Mauri-Spagnol, Il Libraio, e per la precisione l’editoriale di Stefano Mauri che racconta i primi dieci anni di GeMS. A un certo punto Mauri ha scritto “abbiamo ribadito a Bruxelles che gli autori di maggior talento di diritto d’autore vivono” e mi sono fermato.

Quanti sono gli scrittori italiani (viventi: meglio specificarlo, con il copyright che permane per settant’anni dopo la morte) che vivono di diritto d’autore? Cinquanta? Cento? Duecento? Mi piacerebbe davvero saperlo. È chiaro che non sto parlando di saggistica: i libri che scrivo io hanno un mercato così piccolo che mi permettono sì e no di andare una volta al mese in pizzeria. Ma anche nella narrativa, e anche considerando i diritti per le riduzioni tv e cinematografiche, non credo proprio che ci sia tutta quella gente che vive di diritto d’autore.

Nulla di male, intendiamoci, non è che tutti debbano vivere di diritto d’autore: però non mi pare che questo sia un argomento da portare così tanto in giro…

Ultimo aggiornamento: 2015-05-21 21:58

Giacinto e Giorgiana

Oggi Carlo Felice Dalla Pasqua mi ha segnalato questo post fatto da Danilo Fastelli del Tirreno con una dichiarazione di Marco Pannella, in occasione dell’anniversario dell’uccisione di Giorgiana Masi: «Finché vi sarà un solo deputato radicale in Parlamento non potrà, non dovrà dimenticare in una sola grande, grave occasione di far risuonare nell’aula e nelle coscienze il nome di Giorgiana Masi, finché giustizia non sia fatta.»
(per la cronaca, la citazione completa ha un inciso in più: […] occasione, apparentemente la più estranea o lontana, […])

Non ricordando nulla del contesto – avevo quattordici anni, leggevo sicuramente i giornali, ma si vede che non ero per nulla interessato alle manifestazioni di piazza – sono andato a cercare cosa scriveva in quei giorni La Stampa (sempre benemerito sia il suo archivio storico). Io non sono uno storico, e ho ben chiaro che la cronaca non è necessariamente veritiera, soprattutto se immediata: però qualche idea la può sempre dare. In definitiva, mi è chiaro che ci sono due visioni contrapposte di quello che è successo: quella ufficiale che afferma che elementi dell’Autonomia, forse coadiuvati da appartenenti a Lotta Continua, abbiano approfittato della situazione per sparare nel mucchio e cercare il morto; e quella radicale che afferma che i colpi siano stati sparati da poliziotti in borghese. Ma mi è anche chiaro, leggendo gli articoli del giorno precedente alla manifestazione, che i radicali sapevano perfettamente che c’era chi avrebbe sfruttato la manifestazione radicale (che ricordo essere stata vietata, come tutte le altre manifestazioni di quel periodo, dall’allora giovane ministro dell’Interno Francesco Cossiga) per andare a fare casino. Tu radicale sei non-violento, insomma; ma cerchi la violenza altrui. Ecco: se io fossi Pannella eviterei di sbandierare quella storia come se loro fossero dei santerellini. Tanto chi ci è andato di mezzo non è stato uno di loro, ma la povera Giorgiana.

Ultimo aggiornamento: 2015-05-13 22:01

INVALSI

Oggi – con un giorno di ritardo dovuto allo sciopero indetto dai sindacati della scuola – iniziano le prove Invalsi. Segnalo questo post di Giorgio Israel della settimana scorsa, e rimarco soprattutto i punti 1, 2 e 3 (gli altri due sono molto più politici, e li lascio a chi di politica se ne intende).

In passato ho visto i problemi Invalsi e non mi sono dispiaciuti. Il guaio però non è tanto nei problemi in sé quanto nel significato che si vuole loro dare. Per come la vedo io, i risultati dovrebbero essere del tutto anonimi, e quindi non contare per il giudizio né degli studenti, che altrimenti rischiano di essere valutati per la capacità di risolvere quiz e non per quello che hanno studiato, né tanto meno degli insegnanti, che altrimenti sono incentivati a barare e aiutare i loro allievi. Senza il timore del voto e dei giudizi personali sarebbe invece possibile avere un’idea delle differenze statistiche e dei punti di forza e di debolezza, e quindi pensare eventualmente a migliorare i programmi per tenerne conto. Non dovrebbe essere così complicato, no?

D’accordo la libertà di satira, ma…

Io sono un convinto assertore del fatto che si possa fare satira su Maometto o Gesù Cristo o George W. Bush (o Matteo Renzi, se per questo). Però quando leggo della sparatoria in Texas qualche dubbio mi viene eccome.
Dal mio punto di vista la satira è libera: fare un concorso su un certo tipo di satira, qualunque esso sia, la rende immediatamente meno libera. E non state a dirmi che nessuno è obbligato a partecipare al concorso: il vincolo c’è comunque lì a priori. Altra cosa sarebbe definire a posteriori un premio per la migliore vignetta sul tema XYZ: ma questa è appunto una scelta a posteriori…

Ultimo aggiornamento: 2015-05-04 17:20

Facebook, specchio dell’umanità

Stamattina un conoscente del mio amico vb ha scritto sulla sua bacheca Facebook, lamentandosi per un articolo dal titolo «EXPO 2015 – apre il padiglione Pokémon ma la scritta è sbagliata: turisti giapponesi infuriati si danno al vandalismo», con campeggiante la figura di un cartellone con su scritto “Pochemonn”. Il suo messaggio iniziava con «Ormai non mi stupisco più di niente. Noi laureati in Lingue siamo visti solo come degli inutili…. E poi questi sono i risultati, enormi figure di m…… » (Non metto nomi e link perché non mi interessa parlare delle singole persone).

Il buon Bertola ha subito saggiamente commentato «Ma dai, ma è un’evidente photoshoppata…». Ma anche se la photoshoppata non fosse stata evidente, sarebbe bastato aprire il post e vedere dopo il testo che era stato inserito nelle categorie “Cronaca • Freddure”. Insomma, il lavoro di decodifica da compiere era proprio minuscolo. Eppure non solo c’è stato quell’intervento, ma ci sono anche stati altri commenti – dopo che l’arcano era stato svelato – di questo tono: «massa di imbecilli ignoranti ci facciamo ridere sempre dietro….per fortuna all’estero siamo sempre ben visti come lavoratori…» «cosa si lamentano? hanno la scritta…erano in ritardo è già tanto che l’abbiano messa…povera Italia».

Io capisco che scrivere ormai non è così difficile, ma è proprio vietato leggere e far partire il neurone prima di farlo? Più passa il tempo più questa gente mi fa paura.

Ultimo aggiornamento: 2015-05-13 16:48