Archivi categoria: pipponi

Milano e la concorrenza.

Fortuna che Bernardo Caprotti nel suo libro ci fa notare come la mancanza di concorrenza faccia crescere i prezzi dei beni, il tutto contro il povero consumatore. Dato che i prezzi degli alimentari a Milano sono dell’11.2% superiori alla media italiana, mentre per gli articoli per la casa e di arredamento la differenza è del 25.8%, dobbiamo ringraziare Esselunga per un calo di quasi il 15% del prezzo degli alimentari!
D’accordo, la conclusione è farlocca. Ma il commento resta lo stesso: non credete bovinamente ai miracoli del mercato. Ognuno fa come gli riesce meglio.

Ultimo aggiornamento: 2008-04-22 12:25

Quanto ci costa il debito pubblico

Si parla sempre tanto del nostro enorme debito pubblico, e di quanto ci costa. Ma quanto ci costa, in effetti? Ho provato a fare un po’ di conti spannometrici, tanto per avere un numero non troppo lontano dal vero.
Rispetto agli altri grandi paesi UE, noi abbiamo un differenziale di debito pubblico di 40 punti percentuali abbondanti del nostro PIL (104% contro circa 60%), cioè di 700 miliardi di euro in più circa. Supponendo che questi soldi siano rimunerati al 4% agli acquirenti di titoli di stato italiani, sono circa 25 miliardi di costi in più l’anno per gli italiani. Facciamo 30 miliardi per sicurezza. Il tutto per la politica degli anni ’80, giusto per mettere subito le cose in chiaro. Altro che il tesoretto…

Ultimo aggiornamento: 2008-04-12 16:57

cosa succederebbe in Italia?

Non so se vi ricordate che l’avevo scritto: martedì scorso sono stato alla Italian Biotech Law Conference ’08. Occhei, ne ho visto solo metà per problemi di incastro e roba simile (beh, bisogna pur lavorare ogni tanto, no?) ma per fortuna gli interventi che ho seguito erano quelli che mi interessavano di più – e di cui ci capivo qualcosa, il che non è banale visto il tema.
Ho così scoperto dall’intervento di Stephen Firth che da più di dieci anni il Regno Unito ha creato un database DNA nazionale (NDNAD, che sembra tanto uno scioglilingua).
Al momento ci sono quattro milioni e mezzo di campioni (salvati criogenicamente), da cui sono stati ricavati prima sei e adesso dieci marker, oltre a quello che indica il sesso. A parte i volontari, viene inserito in modo coatto chi è stato condannato da un tribunale, ma anche chi ha ricevuto solo un’ammonizione formale. Succede così che la distribuzione è assolutamente non statistica, con 80% di uomini e 18% di donne (oltre a un 2% “unknown”…) e con un’incidenza di meno del 10% della popolazione totale, ma del 75% dei maschi afrocaraibici, e centrata soprattutto tra i teenager e gli under 30.
Fin qua non ci sarebbe ancora nulla di male. Peccato però che dieci marker sono troppo pochi per dare una certezza di identificazione – e questo il giudice spesso non lo sa – e che i campioni sono tenuti… in laboratori privati, tanto che quest’anno hanno sospeso cinque dipendenti che vendevano i dati ai concorrenti ed è in corso una causa legale (solo civile e non penale, perché il governo non vuole dare troppa pubblicità alla cosa). Il tutto mentre il governo vuole aggiungere all’elenco dei pericolosi malfattori che verranno schedati biometricamente anche quelli multati per guida pericolosa, passare col rosso, guida senza cintura, guida senza patente, e senza biglietto del bus!
A parte che non so quanto quest’ultimo approccio potrà essere adottato in una nazione che ancora oggi non accetta l’imposizione di una carta d’identità, quello che mi viene in mente è che se mai in Italia si farà qualcosa del genere – e lo si dovrà fare, visto che l’UE sta già premendo sui vari stati al riguardo – sarà difficilissimo avere una tutela di questi dati che sono estremamente personali. Chissà se qualcuno a suo tempo si accorgerà della cosa.

Ultimo aggiornamento: 2008-04-12 09:31

debiti sotto il tappeto

Oggi Bankitalia ha diffuso i dati sul debito pubblico a gennaio 2008 (qua il PDF).
Lasciate stare le frasi ad effetto come “Le entrate di gennaio-febbario a +10,5%” e guardiamo direttamente il debito pubblico… in maniera leggermente diversa da quella propinata dai giornali. A gennaio 2008 il debito pubblico, salvo correzioni, era di 1621,880 miliardi di euro, contro i 1590,791 di gennaio 2007. Differenza, 31,089 miliardi di euro. A dicembre 2007 era 1596,762 miliardi di euro, contro 1575,636 di dicembre 2006. Differenza 21,126 milardi di euro. Questo significa che tra dicembre e gennaio il differenziale del debito è cresciuto di dieci miliardi di euro, o se preferite dello 0,6% del PIL. Ci potrebbe essere qualche piccola ragione congiunturale, ma la spiegazione più semplice per questa differenza è che si sono spostate delle spese da fine 2007 a inizio 2008 per abbellire i conti dell’anno passato. Chi mi conosce sa quanto mi costi fatica ammetterlo, ma Tremonti probabilmente aveva rag… ragn… rgion…, sì, insomma l’avete capito. Mi sa che Prodi se lo sentiva, che tanto dopo Natale l’avrebbero affossato, e quindi ha pensato bene di lasciare una polpetta avvelenata. Non enorme come i 30-40 miliardi che saranno sicuramente citati tra due o tre mesi, ma nemmeno quisquilie. Sappiatelo fin d’ora.

Ultimo aggiornamento: 2008-04-09 15:30

dimissioni telematiche – 3

A un mese abbondante dalle mie notiziole in merito (12) torno a parlare delle famose “dimissioni telematiche”, citando un articolo di lavoce.info.
La situazione è ancora peggiore di quanto immaginassi. Innanzitutto il modulo di dimissioni non deve essere usato quando le dimissioni sono consensuali: come si poteva banalmente immaginare, chi voleva fare il furbo adesso è passato a fare firmare in bianco, al momento dell’assunzione, un accordo di risoluzione consensuale.
Peggio ancora, con una seconda circolare del 25 marzo (tre mega di PDF, non chiedetemi come mai sia così grande) è stato tolto l’obbligo di andare dai Centri per l’Impiego a farsi dare il modulino datato: puoi farti dare il numero dal tuo PC connettendoti al sito. Peccato che in questo modo il datore di lavoro, che i dati del lavoratore ce li ha, può farsi dare l’identificativo e compilare lui stesso il modulo di dimissioni per quando gli serve. Insomma, ci vorrebbe la firma digitale… che ovviamente non esiste per nulla all’atto pratico.
Resta insomma il mio solito triste commento: l’idea era buona, la realizzazione no.
Aggiornamento: (4 luglio) è di nuovo cambiato tutto. Vedi qua.

Ultimo aggiornamento: 2008-04-08 14:07

Lo Zecchino d’Oro patrimonio dell’umanità

La notizia era apparsa su qualche quotidiano il primo d’aprile, ma si direbbe vera visto che c’è anche sul sito dell’Antoniano (e datata 28 marzo). Domani pomeriggio l’Unesco consegnerà ufficialmente all’Antoniano di Bologna una targa che attesta che lo Zecchino d’Oro fa parte del programma UNESCO “Patrimoni per una cultura di pace”.
Non che abbia qualcosa di particolare contro i frati dell’Antoniano o il mago Zurlì, ma non è che l’Unesco abbia qualcosa di meglio da fare che premiare gli spettacoli?

Ultimo aggiornamento: 2008-04-04 14:30

Repubblica della Pizza

Nella nostra simpatica Italia, dove per presentarsi alle elezioni politiche basta convincere due parlamentari qualunque una settimana prima – non che i due parlamentari debbano poi correre per quella lista, sarebbe troppo semplice – succede che un partito presenti un simbolo ritenuto troppo simile a quello di un altro partito. La risposta della Giunta per le Elezioni, invece che dire “quel simbolo s’ha da cambiare” è stata “quella lista non s’ha da presentare”.
Così l’ineffabile Giuseppe Pizza, segretario di un partito che sarà la DC in quarantottesimo ma ha comunque il nome di Democrazia Cristiana, prende la palla al balzo, si ricorda che in Italia un qualche organismo che ti dà ragione c’è sempre, e va al Consiglio di Stato. Il Consiglio di Stato chiama tutti, ma nessuno gli dà retta (tranne l’UDC, che ovviamente vuole mantenere con le unghie e con i denti il suo scudo crociato); così se la lega al dito e emette un’Ordinanza con la O maiuscola nella quale dice sostanzialmente “il ricorso non è sui candidati ma sulle liste, quindi è robbba nostra, e noi il ricorso lo ammettiamo”.
Pizza fa la voce grossa e dice che gli altri sono stati dei cattivoni e gli hanno tolto venti giorni di campagna elettorale senza i quali non possono più vincere le elezioni: subito Giuliano Amato va a dire che si potrebbe dover rinviare le elezioni, prima che qualcuno faccia sommessamente notare al costituzionalista di vaglia quale lui è che magari c’è un insignificante problemuccio: la Costituzione (articolo 61) dice che le elezioni debbono essere tenute entro settanta giorni dallo scioglimento delle precedenti, e si suppone che in Italia la Costituzione sia ancora un po’ più importante degli organismi amministrativi. A questo punto il governo ha pensato bene di ricorrere in Cassazione, mentre – immagino – fa stampare subito una nuova serie di schede elettorali perché non si sa mai.
In tutto questo, l’ineffabile Giuseppe Pizza si deve essere sentito scavalcato nella gara a chi la spara più grossa, ed è uscito con quella che secondo me dovrebbe essere la frase migliore del 2008: i settanta giorni prima delle elezioni devono essere effettivi (immagino lavorativi…) e quindi si può anche andare a 90 giorni dopo: immagino a questo punto facendo le elezioni di lunedì e martedì, perché la domenica non è un giorno effettivo. Per amor di verità, il testo non è virgolettato, e quindi magari è un’idea venuta al giornalista. Lascio ad altri più esperti di me scoprire il vero ideatore del concetto di “giorno effettivo”.
Ricapitolando: per colpa di una legge elettorale che permette di presentarsi alle elezioni senza dover dimostrare un seguito popolare ancorché minimo, di una commissione elettorale che non distingue il concetto di lista da quello di simbolo presentato e di un organo dello Stato che aspetta tre settimane prima di dare una risposta ci troviamo nella solita situazione all’italiana. Posso tranquillamente immaginare che la soluzione sarà anch’essa all’italiana, con la Cassazione che respingerà il ricorso intorno a venerdì 11 nel pomeriggio; ma il risultato finale per quanto mi riguarda non cambia di una iota.

Ultimo aggiornamento: 2008-04-03 11:05

“il traffico aereo è qui”

Non lo dico io, ma Roberto Formigoni, e se lo dice Roberto Formigoni è sicuramente vero. Che la regione Lombardia di cui Roberto Formigoni è governatore abbia messo tanti soldini su Malpensa – non so esattamente dove, ma li ha messi di sicuro – è indubbiamente ininfluente. Però vorrei provare a vedere le cose senza troppi paraocchi.
La frase di Formigoni è di per sé corretta, se per “qui” intendiamo l’Italia settentrionale in genere. Su questo penso siano d’accordo più o meno tutti. Ma se per “qui” intendiamo Malpensa, le cose diventano un po’ diverse. Basta già chiedere a un torinese o a un bergamasco (ma anche a molti milanesi), e ti diranno che loro di Malpensa non se ne fanno un tubo, anzi. Tutto il traffico che si è perso con il taglio dei voli Alitalia è traffico finto, che passava di là perché Malpensa doveva essere il secondo hub di Alitalia. Un po’ come i tir pieni di bottiglie d’acqua che dal nord vanno al sud e incrociano i tir pieni di bottiglie d’acqua che dal sud vanno al nord, insomma. Dal punto di vista di chi l’aereo lo prende, non c’è nessuna ragione specifica per andare a Malpensa, e anzi se sta al nord ci potrebbero essere ragioni per non andarci, visto che le distanze nella Pianura Padana sono piccole e i tempi morti di trasferimento diventano importanti… e qui torniamo al vecchio problema “fai un aeroporto in capo al mondo e non pensi nemmeno ad avere pronto un sistema serio e veloce di collegamenti su ferro?” (ma neanche su gomma, a dire il vero)
Se Malpensa fosse davvero il “qui” dipinto da Formigoni, insomma, l’unica differenza dopo la dehubbizzazione sarebbe l’aumento di voli verso l’Europa, e il fatto che non mi sembra esserci stato tutto quel rush mi fa credere che forse tutto quell’interesse non c’è. Occhei, magari è possibile che Alitalia non abbia rilasciato gli slot che non sta usando, e quindi gli altri vettori aerei siano impossibilitati a occupare il posto. Ma in tal caso mi chiedo come mai nessuno abbia posto il problema. O forse non me ne sono accorto io?

Ultimo aggiornamento: 2008-03-31 10:13