Archivi categoria: pipponi

Alitalia e dispiacere

Se è vero che il piano di “salvataggio” di Alitalia prevede 5000 esuberi – e conoscendo Sìlviolo, sono abbastanza certo che qualche trucchetto lo troverà – mi dispiacerà per molti dei licenziati: ma non per quelli che hanno scelto di votare Berlusconi “perché Lui ha il Piano per salvarci tutti”. Giusto per specificare: non parlo di chi ha idee politiche di centrodestra, ma di quelli che hanno creduto ai mirabolanti raccontini preelettorali del nostro attuale PresConsMin.
Ammetto però che c’è una cosa che mi dispiace ancora di più: che cioè nessuno dei leader sindacali che ha fatto affossare la trattativa con Air France non abbia l’onestà morale di dimettersi (e rimettersi a lavorare sul serio: non che fare il sindacalista non sia necessariamente un lavoro, ma è chiaro che loro non sono capaci a farlo. Nulla di male, nemmeno io so fare il capo, ma appunto non lo faccio)

Ultimo aggiornamento: 2008-07-31 09:47

La confessione di Riccò

Non che credessi qualcosa di diverso. Oggi Riccardo Riccò ha confessato di avere preso EPO di terza generazione. Le voci (Radio Popolare, che dopo essersi disinteressata del tutto oggi ha deciso di andarci giù pesante) affermano che la scelta del giovine è stata legata non solo alla speranza di uno sconto di pena, ma al fatto che gli hanno sussurrato che il CERA che si è preso aveva una molecola marcatrice, e quindi trovarlo è stato un gioco da ragazzi o quasi.
Io però penso abbastanza male, e sono convinto che la sua confessione “ho fatto tutto da solo” serva anche per coprire i suoi compagni di squadra, tipo Piepoli, che probabilmente è risultato borderline – altrimenti sarebbe già stato squalificato – e che così ne potrà uscire non dico pulito ma almeno non troppo sporco. E aggiungo anche che gli spagnoli sono davvero più furbi, visto che mi sa che abbiano usato prodotti di una casa farmaceutica meno seria, o che presume di poter fare più soldi con un uso non esattamente ospedaliero dei suoi prodotti.

Ultimo aggiornamento: 2008-07-30 20:39

libri on demand. Embeh?

Leggo sul Corsera che l’Espresso Book Machine farà la propria comparsa nelle librerie della catena Blackwell. La macchinona (270×150 centimetri) dovrebbe stamparti un libro “al volo”, e tutte queste belle cose. Sarà. Lasciamo perdere che la tecnologia è già di alcuni anni fa, e che ci sono svariate case editrici che ti offrono di vendere “il tuo libro” prodotto in questo modo: posso anche immaginare che l’idea di andare in libreria e vedersi sfornare il libro sia più accattivante che cliccare su un sito web. Però, se uno va a leggersi il comunicato stampa, scopre che ci sono già svariati posti dove questo macchinario è presente, e che Blackwell è semplicemente la prima libreria britannica, il che non è poi di così grande interesse per noi italiani. Aggiungiamo poi che il loro punto di forza è il mercato accademico, e vediamo che la notizia è assolutamente una non-notizia, anche per i più rilassati standard estivi. Vengono quasi da rivalutare le solite foto di tetteculi, almeno sono più in tema stagionale!

Ultimo aggiornamento: 2008-07-28 12:29

la calunnia è un wikicello…

Io non me n’ero accorto, ma Giuseppe D’Avanzo si dev’essere arrabbiato parecchio, visto che ieri ha pubblicato sul quotidiano di cui è vicedirettore questo articolo, in cui si lamenta di una “frottola” (il fatto che lui e il collega Carlo Bonini siano pagati dal Sismi) che – sono parole sue – «attecchisce e finisce scolpita nella voce che mi riguarda su Wikipedia, ritenuta in Internet l’enciclopedia più democratica, perché aperta a tutti i contributi e a tutte le correzioni.»; fa le sue ricerche e scopre che «quella bufala è stata sistemata lì da un computer del Senato della Repubblica italiana», paragonandosi implicitamente a chi ha visto la propria voce “aggiustata” da Cia e Vaticano.
So che bloggher molto più importanti di me ne stanno per parlare con maggior cognizione di causa, e non intendo rubare loro il lavoro; ma vorrei comunque dire un paio di cose ai miei ventun lettori. Innanzitutto, è assolutamente vero che la voce su D’Avanzo è stata creata da un computer della rete del Senato della Repubblica, come si può vedere lanciando il comando whois 82.112.217.1. Vi invito però a leggere non tanto la versione attuale linkata prima ma il testo originale. A parte gli errori di formattazione, la mancanza di fonti e lo stile di scrittura che è davvero sciatto e contribuisce ad abbassare il valore dell’enciclopedia tutta, non c’era affatto scritto “D’Avanzo ha preso soldi dal Sismi”, ma “È stato chiesto in un’interrogazione parlamentare se D’Avanzo avesse preso soldi dal Sismi”. Una mezza notizia, perché non veniva riportata la risposta a tale interrogazione (adesso c’è, fortunatamente) ma non certo una falsità o una calunnia.
L’articolo di D’Avanzo, più che una apologia di sé stesso, mi dà tanto l’aria di essere un messaggio in codice; ho sempre più la brutta impressione che Lassù In Alto stiano facendo una serie di giochi che non riesco a comprendere per mancanza di informazione, e la cosa vi assicuro mi dà parecchio fastidio :-)

Ultimo aggiornamento: 2008-07-25 14:17

minestrone di fatti e commenti

Non so voi, ma a me lo stile con cui Repubblica ha presentato il “memoriale Tavaroli” (prima e seconda puntata) non è affatto piaciuto.
Giuseppe D’Avanzo ha il diritto, anzi il dovere di commentare quanto affermato da Giuliano Tavaroli; i monologhi non sono notizie, almeno per quanto mi riguarda. Nulla da eccepire, insomma, sulla parte iniziale del primo articolo. Ma andando avanti D’Avanzo ha iniziato a commentare tra le frasi di Tavaroli. D’accordo, tra parentesi e in corsivo, ma comunque interrompendo il discorso, e imponendo comunque una chiave di lettura specifica. Perché un conto è chiosare accanto al nome di Afef “(la moglie di Tronchetti)“, un altro conto è aggiungere dopo Adamo Bove la parentesi “(il dirigente della security governance della Telecom precipitato il 21 luglio 2006 da un cavalcavia della tangenziale di Napoli: suicidio o istigazione al suicidio?)“; in questo modo si collega scientemente Tavaroli a Bove, e si può quasi far credere che il primo c’entri qualcosa con il suicidio del secondo. Né è bello aggiungere il paragrafo “(Tavaroli non dice né vuole dire se il dossier raccolto anche sulla moglie di Tronchetti sia stato una sua personale iniziativa o un’operazione commissionata da altri o addirittura concordata con il presidente della Telecom) dopo la frase “Anche Afef parve a rischio”. Fai un altro articolo, e scrivi “Tavaroli glissa sul dossier Afef, e non dice se è stata un’idea sua o di qualcun altro”. Però è appunto un altro articolo, separato. Oppure, come ho scritto sopra, metti le tue opinioni in fondo al testo. Volenti o nolenti, quanto detto da Tavaroli sono fatti: potranno essere fatti falsi, ma sono comunque fatti. Tavaroli non ha espresso le sue opinioni su cosa è successo, ma la sua verità.
Dal mio punto di vista, fatti e opinioni dovrebbero essere sempre distinti. La china che porta dall’interallacciare i primi con i secondi cambiando solo la presentazione grafica al comporre tutto il testo con lo stesso font è troppo ripida per i miei gusti. Poi non stupitevi se si accettano acriticamente i panini somministrati dai TG.

Ultimo aggiornamento: 2008-07-22 11:19

la scuola oggi

Ieri repubblica.it, tanto per cambiare, lanciava l’allarme: “la destra vuole abbassare di nuovo a 14 anni l’obbligo scolastico”, obbligo innalzato a 16 anni dal governo Prodi II. Peggio ancora: l’emendamento in questione non è che abbassi l’età dell’obbligo, ma permetterebbe di assolverlo “anche nel sistema regionale della formazione professionale e nei percorsi triennali istituiti dal ministro Moratti”, invece che nelle scuole statali.
Onestamente non riesco a capire tutta questa storia. Dal mio punto di vista l’alzare a 16 anni l’obbligo mi sembrava tanto una misura presa per parcheggiare due anni in più i ragazzi, e abbassare ulteriormente il livello dell’insegnamento. Già oggi col 3+2 l’università è un superliceo; ma se nelle superiori infiliamo gente che ha tutto meno che voglia di studiare, o li si lascia per strada continuando a bocciarli, il che non mi pare una bella cocsa, oppure si toglie roba per tutti. Il vero problema non è avere l’Avviamento 2.0 semplicemente spostato dopo le scuole medie, ma non avere una vera traduzione pratica del dettato costituzionale dove lo studente meritevole non solo abbia gratuita la scuola, ma anche una borsa di studio che gli permetta di comprarsi i libri, di mangiare e finanche di avere qualche soldo. Studiare costa fatica, ed è giusto che venga premiato.
Su La Stampa (cartaceo) di oggi, in compenso, ho scoperto una cosa interessante: che in futuro per insegnare bisognerà avere fatto la laurea triennale nella materia da insegnare e il biennio di specializzazione in istruzione. Finalmente qualcuno – sembra che la proposta sia bipartisan, tra l’altro – si è accorto che non basta sapere le cose per insegnarle?

Ultimo aggiornamento: 2008-07-19 19:57

Riccò positivo all’EPO

Toh. Stamattina Riccardo Riccò, giovine ciclista di belle speranze, è stato arrestato dalla Gendarmerie perché positivo all’EPO, anzi per la precisione al CERA, “Continuous erythropoietin receptor activator”, che praticamente ti fa produrre l’EPO per conto tuo. Vedi Corsera, Gazzetta, Rep.it. Lasciamo perdere i commenti dei nostri simpatici giornalisti e proviamo ad andare più sul fatto in sé. Sono tante le cose che mi chiedo: se Riccò fosse tranquillo perché ha un certificato medico che dice che il suo emocromo è “naturalmente alto”; come mai abbia comunque fatto una cronometro pessima – tenete conto che il vantaggio del CERA sembra essere il fatto che lo prendi una volta e vai avanti per due settimane; perché non facciano test antidoping tutti i giorni a tutti i corridori per togliersi il pensiero una volta per tutte.
Ma forse è ancora meglio tornare al ciclismo epico del passato, quello dove si pigliavano le bombe, lo sapevano tutti e non succedeva assolutamente nulla. Perché se dopo dieci anni di controlli sempre più attenti siamo rimasti a questo punto, è chiaro che alla gente non gliene importa più di tanto di cosa il campione si sia fatto prima di inforcare la sella.

Ultimo aggiornamento: 2008-07-17 14:07

neolingua musicale

Anche il Corsera si accorge della nuova normativa sul diritto d’autore per le opere musicali, approvata in questi giorni dall’Unione Europa. Riassuntino: la durata dei diritti d’autore per esecutori e interpreti di musica cresce dagli attuali 50 a 95 anni (!), ma in compenso viene fatto fuori il cartello delle SIAE europee, e ogni autore e compositore potrà scegliere dove iscriversi.
Vi rimando a Luca De Biase che domenica ha già fatto lo specchietto “chi ci guadagna, chi ci perde”; io mi limito a farvi notare come Charlie McCreevy, che dovrebbe essere il commissario europeo per la concorrenza, abbia venduto come “misura per liberare il mercato” quella che alla fine della fiera non è altro che un modo per dare un po’ di fiato alle major che potranno sfruttare il catalogo dell’ultima musica pop/rock decente, che stava giusto per passare tutta a disposizione del pubblico. Non credo che neppure i grandi artisti riusciranno a rinegoziare i contratti (anche se indubbiamente un po’ di soldini in più li avranno, il che farà loro comodo per le cure riabilitative): figuriamoci i nuovi artisti. Ormai non solo in Italia la politica è il modo per fregarti dicendo che ti stanno facendo un favore.
Aggiornamento: (17 giugno) la proposta della Commissione può essere letta a partire da qua (inglese, ma c’è anche in francese e tedesco)

Ultimo aggiornamento: 2008-07-16 21:38