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iosiismo

Alcuni anni fa era diventato di moda il termine “benaltrismo”, usato per indicare coloro che, quando gli facevi notare una loro piccola mancanza, ti rispondevano “i veri problemi sono ben altri”.
Passano gli anni, e occorre prendere atto che la categoria si è evoluta, se mi è concesso usare il termine in questo contesto. Ho cercato di trovare un bel nome per definirli, ma non ce l’ho fatta: se qualcuno vuole suggerire qualcosa meglio di questo cacofonico “iosiismo” è il benvenuto.
Tutto nasce con i commenti a questo post, dove varie persone si sono lamentate della caccia alle streghe contro chi ha bevuto e si mette alla guida, con una serie di motivi che vanno da “lo Stato non deve fare da balia” al sussulto di benaltrismo “perché, quelli che telefonano non sono pericolosi uguali?” e finiscono inevitabilmente con qualcosa di equivalente a “io ho guidato tante volte dopo avere bevuto un po’, e non ho mai avuto un incidente”, proprio come quello che si bullava ieri sera alla radio.
Ecco il tipico esempio di iosiismo: chi è affetto da questa sindrome sa perfettamente di avere sufficiente buon senso da poter fare qualcosa che è sanzionato come pericoloso… perché lui sì. (Uso il maschile perché non ci sono state commentatrici nella categoria: non saprei però dire se l’iosiismo sia fondamentalmente maschile o no). Potrei sparare sulla crocerossa, e far notare che anche se stai ancora giocando alla roulette russa non hai mai avuto un incidente. Ma di per sé non è nemmeno quello il punto.
Il punto è che per me non ci sarebbe nulla di male se tutti quelli che hanno “bevuto un po’ di più”, nel caso per loro ovviamente impossibile di un incidente, uscissero di strada e sbattessero contro un palo della luce, ammazzandosi sul colpo (ed eventualmente ammazzando i loro passeggeri, che hanno deciso di fidarsi di lui). Il punto è che con ogni probablità non capiterebbe così, e ci finirà in mezzo qualcuno che non c’entra nulla. Ah, naturalmente se nell’incidente di cui sopra quello che “ha bevuto un po’ di più” fosse solo ferito, a questo punto il mio buon senso mi dice che tutte le cure ospedaliere se le paga lui, visto che lo Stato non deve fargli da balia.
Certo, un incidente può capitare anche a chi non ha bevuto nemmeno un goccio; certo, ci sono millanta cause che possono farti perdere per un attimo l’attenzione… (immagino che a questo punto abbiate capito perché l’iosiismo sia un’evoluzione del benaltrismo). Diciamo che gli iosiisti sono sempre bravi a trovare scuse. Ma in questo sono indubbiamente cittadini italiani a pieno titolo. Il famoso motto di molti degli industriali italiani “privatizzare i profitti, statalizzare le perdite” non è altro che iosiismo applicato alla gestione aziendale. “Io sì che so come far gestire un’azienda, e so quando le regole possono essere un po’ piegate…”, salvo poi fallire e pietire aiuto.

Ultimo aggiornamento: 2008-09-23 14:17

C’è chi si vanta

Stasera, al microfono aperto di radiopop, si parlava dell’obbligo per i locali di esporre la tabella per il calcolo del tasso alcolemico. Telefona uno e dice “Ah, per me lo Stato non dovrebbe vietare nulla, ma semplicemente dare informazioni sulla pericolosità dell’alcol o della marijuana: poi ognuno si sa regolare. Prendete me: l’altra sera mi ero bevuto tre pinte di birra, mi hanno fermato, ma visto che non sembravo ubriaco non mi hanno fatto l’esame, perché io la birra la reggo”. Il conduttore gli fa “ma eri ubriaco o no?” e lui “sì, ero un po’ ubriaco, ma quando sono così io guido benissimo”.
Se mai mi capitasse di dimenticarmi con che razza di gente ho a che fare non appena esco di casa, posso essere certo che loro me lo ricordano subito. Forse dovrei ringraziarli.

Ultimo aggiornamento: 2008-09-22 22:00

L’esercito per strada

Me n’ero dimenticato. Venerdì, mentre rientravo da pranzo, ho visto una delle famose “pattuglie miste” che dovrebbero renderci tutti più sicuri. Due giovani in divisa beige e un giovane in divisa azzurra, per la precisione, che stavano passeggiando per viale Monza senza nessuno scopo preciso – nemmeno quello di farsi vedere, mi sa tanto.
Ricordo che quella di viale Monza – via Padova era stata considerata una “zona a rischio”, tanto che il nostro ministro della difesa era fin venuto a fare il comizietto. Ora sì che mi sento più sicuro.

Ultimo aggiornamento: 2008-09-22 09:49

rappresentatività

Non entro nel merito delle ragioni che hanno portato alla rottura delle trattative tra CAI e sindacati, anche se mi pare di aver capito che chi continua a puntare i piedi sono i piloti e non il personale di terra. Mi limito a segnalare queste frasi di Guglielmo Epifani: secondo Repubblica, il segretario generale Cgil ha affermato che la sua organizzazione ha espresso sul piano di salvataggio Alitalia «una sottoscrizione inequivoca per le parti di sua rappresentatività» (personale di terra), ma per piloti e assistenti di volo non poteva prendere una posizione «per un problema di democrazia sindacale: decide il 51% dei lavoratori. E le sigle confederali, tutte insieme, hanno una rappresentatività di gran lunga al di sotto di questa soglia».
Domandina 1: com’è allora che hanno accettato di fare incontri senza le altre sigle sindacali?
Domandina 2: come mai alle firme dei vari contratti TLC – quello che conosco di persona, e dove comunque non c’è certo il 51% di iscritti al sindacato – la CGIL e le altre confederazioni siglano l’accordo con la clausola “salvo approvazione da parte dei lavoratori”, con relativo referendum, e qui no? Dov’è la differenza di rappresentatività?
Serietà sarebbe stata dire “potevamo accettare la parte relativa al personale di terra, ma non quella per piloti e assistenti di volo”. Sarebbe stata un’assunzione di responsabilità. Dire “non abbiamo accettato perché non siamo rappresentativi” è solo una presa per i fondelli.

Ultimo aggiornamento: 2008-09-19 10:15

L’Arena in amministrazione controllata

Martedì scorso l’Arena di Verona è stata commissariata. Occhei: se andate sul sito del ministero dei Beni Culturali, potete leggere che «Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sen. Sandro Bondi, ha nominato oggi il suo capo di gabinetto, Salvatore Nastasi, commissario straordinario della Fondazione lirico-sinfonica Arena di Verona. Il commissariamento, che avrà una durata non superiore a 60 giorni, si è reso necessario per affrontare la delicata situazione patrimoniale della Fondazione ed è stato deciso in accordo con il sindaco di Verona, Flavio Tosi.». Ma il significato pratico è quello.
Uno si potrebbe chiedere come faccia l’Arena ad andare in bancarotta, con il costo dei suoi biglietti. Ma io, come Alessio da cui ho scoperto la cosa, preferisco chiedermi com’è che per venire a sapere queste cose uno debba leggere il Guardian. Suggerirei al nostro poeta-ministro una soluzione all’italiana: invitare caldamente gli amministratori dei nostri teatri a spogliare le attrici. Almeno potranno trovare posto nella colonnina di destra dell’italica stampa online.

Ultimo aggiornamento: 2008-09-18 11:55

Cosa non si fa per i soldi

Leggo dalla BBC che tale Eoin Colfer – che poi sarà anche un autore famoso, sono io a non conoscerlo – è stato incaricato di scrivere un seguito alla Guida Galattica dell’Autostoppista del fu Douglas Adams. Il tutto corredato dalla dichiarazione della vedova che afferma che “non poteva pensare a una persona migliore per portare Arthur, Zaphod e Marvin verso nuovi pascoli” (Ford Prefect no, vabbè).
Di per sé non ho nulla in contrario a portare avanti una saga dopo la morte del suo autore, in generale. Ma faccio notare che quando Douglas Adams scrisse “Mostly Harmless” (“Praticamente innocuo”, anche se io avrei preferito l’avverbio “fondamentalmente”) fece in modo che il finale fosse tale da impedire un qualunque sequel, e sono ragionevolmente certo che quella sia stata una sua scelta precisa, per la serie “mi prendo ancora un pacco di soldi con questo libro, visto che mi stanno rompendo da anni, ma poi basta sul serio”. Perché si vuole far finta di niente e dimenticarsi della sua volontà?

Ultimo aggiornamento: 2008-09-17 11:27

C’entra poco, che fosse negro

Io non credo che i due che hanno ammazzato Abdul Guibre l’abbiano fatto perché era “uno sporco negro”. Credo che se fosse stato brianzolo dalla pelle bianca l’avrebbero massacrato lo stesso: sarebbero semplicemente cambiati gli insulti nei suoi confronti. Considerando che lui era nato in Italia, immagino parlasse italiano esattamente come gli assassini: e anche se non sembrerebbe, la cosa cambia molto.
Poi sono perfettamente d’accordo con Ricambi Riciclati che afferma che la cosa è tutto meno che tranquillizzante. Non che sarebbe stato tranquillizzante l’opposto! Il punto di base è che in questo momento il concetto “se qualcuno mi ruba, ho il diritto di ammazzarlo” è diventato del tutto normale, alla faccia della reazione proporzionata all’offesa. Se si continua però a parlare del “ragazzo di colore“, mi sa che si perde di vista il vero problema, il che non può che far piacere a chi dice che “se non ci fossero i negher non ci sarebbero tutti questi problemi”.
(per i non milanesi: via Zuretti è la parallela di via Gluck. La attraverso tutti i giorni per andare in ufficio, qualche rara volta la percorro anche)

Ultimo aggiornamento: 2008-09-15 15:11

Solo se si ha tempo

Probabilmente avete letto della sentenza per cui quei comunistacci dei giudici milanesi hanno dato completamente ragione all’Economist nella causa intentata loro da Sìlviolo a causa di questo articolo non esattamente piacevole nei confronti di Sua Eccellenza Cav. Berlusconi. L’Economist, che ha affermato di non voler fare ulteriori commenti, ha messo sul suo sito la sentenza (24 pagine di pdf).
Tutto bene? No. Berlusconi ha citato l’Economist (per un milione di euro) nel luglio 2001 (l’articolo era dell’aprile 2001, per la cronaca). L’Economist ha potuto aspettare sette anni per vedersi dare ragione. Un Pinco Pallino qualunque no. Ricordatevelo.

Ultimo aggiornamento: 2008-09-05 20:02