Archivi categoria: pipponi

Le tariffe FS

Da domani, come probabilmente avrete intuito visto il battage pubblicitario (leggasi lo sfracellamento di cabasisi) partirà l’Alta Velocità sulla linea fefrroviaria Milano-Bologna. Non commento sul contemporaneo peggioramento dei collegamenti ferroviari normali tra le due città e tutte quelle che stanno in mezzo: ne hanno già parlato in tanti. Mi limito a riprendere La Stampa e verificare le tariffe. Milano-Bologna in seconda classe costerà 39 euro, contro i 28.50 attuali che ho appena verificato visto che erano stati opportunamente tralasciati; insomma dieci euro e mezzo in più per un risparmio di trentasette minuti. In compenso, Milano-Roma, sempre in seconda classe, passa da 56.10 euro a 79; vale a dire 22.90 euro in più per un risparmio di… trentun minuti, il che significa che da Bologna a Roma non solo si continua ad usare la stessa linea con gli stessi treni (a parte una riverniciatura) ma si va un po’ più piano. È il mercato, baby!

Ultimo aggiornamento: 2008-12-13 16:13

Natale Santa Lucia all’Esselunga

Oggi a mezzogiorno ho commesso il gravissimo errore di accompagnare Anna all’Esselunga per fare la spesa. Ero persino relativamente felice, perché avevamo deciso di andare a piedi e notavo con sadica gioia che viale Zara era tutto un ingorgo che nemmeno venerdì alle sei di sera. Poi siamo entrati nel supermercato e ho scoperto la dura verità: si erano dati tutti appuntamento qua.
L’unico vantaggio che ho avuto nel compenetrarmi tra la folla, oltre alla possibilità di scrivere questa notiziola se apprezzate l’autoreferenzialità, è di avere trovato una confutazione alla legge – che credevo essere di Cipolla, ma ho verificato e non è così – che afferma “l’intelligenza totale dell’umanità rimane costante”; da cui il semplice corollario che visto che la popolazione aumenta diventiamo in media più stupidi. La triste realtà è un’altra; se in uno spazio limitato il numero di persone aumenta, l’intelligenza totale diminuisce. Possiamo partire dall’alto, e cioè dal signor Bernardo Caprotti che ritieneche per mandare i commessi con i bancali a riassortire l’ora migliore sia mezzogiorno del sabato; ma naturalmente il problema è spalmato su tutta la filiera. Già mi sono sempre chiesto come mai persone di una certa notevole età che sicuramente durante la settimana possono al più dover accudire i nipotini debbano scegliere di aumentare la confusione il sabato. Ma fosse solo per loro la situazione non sarebbe così tragica. La gente stamattina aveva la tipica espressione di chi fosse appena giunto nel Paese dei Balocchi: si fermava all’improvviso, rapita dalla beatifica visione di un pacchetto di arachidi scontato del 20% o di una confezione tripla di sottaceti. Per la cronaca, l’estasi era di durata relativamente breve, non più di una quindicina di secondi. Superate queste crisi mistiche, si arrivava alla seconda prova: prendere la merce dagli scaffali. Supponendo di passare con il carrello tra le corsie, uno immagina di lasciarlo vicino agli scaffali appena più avanti di dove si trova la roba che ci interessa, prendere gli oggetti, e proseguire. Invece no. Il carrello è sempre a un palmo buono di distanza dagli scaffali, e soprattutto è girato. La parte anteriore fa un angolo dai 25 ai 35 gradi rispetto alla corsia. Per la distanza, immagino che ci siano problemi di attrazione gravitazionale che non permettono di avvicinarsi troppo alla merce in esposizione che altrimenti si riverserebbe immediatamente nel carrello. Ma l’angolo? Non può essere dovuto alla forza di Coriolis, il cui effetto è molto ridotto. Non può essere studiato per impedire alla gente di passare avanti e acquistare prima di noi le altre cose di cui abbiamo un terribile bisogno: un concetto come questo richiede troppa intelligenza. Non può nemmeno essere una forma imitativa, a meno che non sia assolutamente inconscia. No; secondo me è proprio l’imbecillità di base che fa sì che nessuno immagini l’esistenza di altre persone nei dintorni. In fin dei conti il proprio carrello, non facendo parte del proprio spazio vitale, per definizione non esiste, no?
Anche stavolta sono sopravvissuto, però; ho cercato un angolino poco frequentato e mi sono appiattito finché Anna mi ha detto “possiamo andare a pagare” :-)

Ultimo aggiornamento: 2008-12-13 14:17

Piano industriale Telecom

Non so se qualcuno dei miei ventun lettori si sia chiesto come mai io non abbia parlato del piano industriale presentato la scorsa settimana da Franco Bernabè: so che nessuno me lo ha chiesto, probabilmente perché sanno che io non ho alcun rapporto con l’amministratore delegato dell’azienda in cui lavoro. Il motivo per cui non ho scritto nulla, ad ogni modo, è che non avevo dati a sufficienza per scrivere qualcosa non pretendo sensato, ma almeno con una parvenza di attinenza alla realtà. Adesso che ho qualche notizia in più, provo ad aggiungere i miei due eurocent.
Innanzitutto a me il discorso video che ci è stato messo nella home page dell’intranet aziendale non è piaciuto per nulla. Non tanto per il ritornello “tutti dobbiamo fare sacrifici per Telecom”, quanto per il fatto che nel “tutti” sono compresi anche gli abbonati che si vedranno aumentare il canone. È un problema di linguaggio: se avesse detto qualcosa tipo “ci è anche toccato chiedere un aumento del canone che era del resto fermo da vari anni” almeno sarebbe stato più onesto. Che poi, a ben vedere, l’aumento del canone può essere un boomerang, visto che accelererà l’emorragia che sta facendo passare molta gente da una linea fissa a una mobile (il fatturato sul fisso è previsto scendere del 2.4% da qua al 2011, per la cronaca). D’altra parte è anche vero che – sempre secondo l’azienda – si vuole “privilegiare i clienti a maggior valore (Top Client e Business, pari al 40% degli attuali clienti Telecom)”. Sappiatelo subito.
Ma in genere le misure previste dal nuovo piano triennale mi sembrano assolutamente schizofreniche, concordando stranamente con la Triplice che oggi ha emesso un comunicato. Non sono in grado di capire se effettivamente i 4000 ulteriori licenziamenti previsti sono solo il 5% del valore della manovra, come affermato da loro; però è indubbio che voler ridurre il debito vendendo la branca tedesca e Sparkle è assurdo, perché da un lato – a differenza ad esempio della branca francese che era in perdita strutturale – non sono dei costi sulle spalle del gruppo, e dall’altro non è che darebbero chissà quanti soldi essendo piccole. Altra cosa a mio parere con poco senso è tagliare pesantemente Open Access (ottocento persone in meno…) esternalizzando al contempo alcune attività: se il costo del personale è davvero così alto significa che c’è qualche problema a monte, e allora tanto vale farla davvero, la separazione della rete! Ma quello è un problema ancora diverso. La rete di per sé ha un costo molto alto, checché ne pensi la gente: solo che questo costo al momento non è sostenuto da nessuno, tanto che Telecom non solo non fa praticamente investimenti ma limita al minimo indispensabile se non meno la manutenzione ordinaria. Separare la rete dal resto di Telecom farebbe venire a galla questi problemucci…
Se qualcuno è preoccupato per me, posso dire che nel campo dell’IT sono previsti “solo” 100 tagli; il vero guaio è che vogliono razionalizzare le piattaforme software (e quella su cui si opera noi è assolutamente fuori standard) e integrare le varie software factory sul territorio (per quanto detto sopra, noi siamo difficilmente integrabili, oltre che essere di dimensione un ordine di grandezza inferiore a tutte le altre software factory)

Ultimo aggiornamento: 2008-12-11 19:29

Censura in UK – per il momento fine

Per i curiosi che vogliono sapere cosa è successo con la censura a Wikipedia nel Regno Unito, l’IWF (Internet Watch Foundation, il gruppo formato dai principali Internet Provider inglesi per bloccare le immagini pedopornografiche) ha emesso un comunicato che dice fondamentalmente:
– l’immagine è pedopornografica, non ci sono dubbi di sorta;
– ma visto che è disponibile da così tanti anni da così tante parti, per questa volta soprassediamo…
– …se l’immagine si trova all’estero, mentre se è in Gran Bretagna procederemo senza pietà;
– effettivamente la nostra non è stata una grande mossa, visto che l’immagine in questo modo è stata vista da ben più gente di quanto lo fosse prima.
In definitiva, il blocco è stato rimosso. Detto in altro modo, c’è stato un “sono stato frainteso” in salsa albionica, con conseguente arrampicata sugli specchi; e soprattutto un segno della forza del “marchio wikipedia”, visto che non ci sono state campagne specifiche contro l’operazione se non una richiesta formale di procedura di appello. Non so: qua mi pare sempre più che si butti via il bambino :-) insieme all’acqua sporca, e che ci si pari dietro sacrosanti principî per censurare non solo le intenzioni ma addirittura le possibilità teoriche di giungere a un’intenzione. A questo punto bisognerebbe proibire tutte le armi: sia mai che una persona disturbata veda un fucile e gli venga voglia di andare a fare una strage…
Al riguardo, leggete anche cosa dice la Capa, che di queste cose ne sa un po’ più di me.
Aggiornamento: (23:00) mi sono accorto di non avere spiegato una cosa molto importante. Il blocco fatto dall’IWF non era sull’immagine della copertina – che paradossalmente era ancora tranquillamente visibile! bastava sapere qual era l’indirizzo, che poi era logicamente ricavabile – ma sulla voce testuale che parla dell’album e ha un link appunto alla copertina stessa. Da un lato, quindi, una figura da cioccolatai; dall’altro una censura ancora più stupida perché si bloccavano le spiegazioni e non la figura stessa. D’altra parte, leggevo nella lista interna della fondazione Wikimedia che le autorità cinesi avevano molto apprezzato la mossa, affermando che è proprio quello che fanno loro: controllare internet proibendo quello che è vietato dalla legge…

Ultimo aggiornamento: 2008-12-09 21:51

Non mischiamo

Leggo da Livingston che a ottobre 2009 con ogni probabilità chiuderà la libreria romana Babele (la dependance milanese è già sparita, ma di quella non penso se ne siano accorti in tanti).
Se anche uno come me conosceva di nome quella libreria, significa che aveva una certa importanza: nulla da eccepire. Però c’è qualcosa che non mi torna: non tanto nelle parole dei fondatori quanto nel commento di Marco.
Per come vedo io la cosa, il problema non è “Babele chiude perché è una libreria gay”. Tutte le piccole librerie hanno le stesse difficoltà, e in questi anni anche quelle specializzate sono finite su questa brutta china; i bestseller li si trova ultrascontati negli ipermercati, e per la letteratura di nicchia ci sono le librerie online. Inoltre, se i fondatori di Babele affermano che oggi è più facile trovare libri di argomento lgbt nelle librerie generaliste, posso immaginare che la cosa sia vera.
Quello che traspare dall’annuncio, o almeno quello che ho capito io, è che comunque sembra terminata anche l’esperienza di fornire un punto d’incontro e di confronto per la comunità lgbt. Ora, non ho esperienza al riguardo, tanto meno a Roma: però mi sa che il vero problema sia appunto quest’ultimo, e la crisi della libreria sia solo qualcosa di secondario. Non che abbia delle soluzioni in nessuno dei casi, ma forse in questo modo per qualcuno è più facile avere delle idee al riguardo.

Ultimo aggiornamento: 2008-12-09 15:02

segnali della crisi

Se siete assidui acquirenti nei negozi chic, probabilmente saprete già dell’esistenza dei pre-saldi: se siete nella mailing list del negozio stesso, qualche giorno prima dell’inizio dei saldi vi fanno uno sconto identico o quasi a quello ufficiale e guadagnate in tranquillità, evitando le resse.
Venerdì però Anna ha ricevuto una lettera da Fratelli Rossetti, dove annunciavano appunto i presaldi “già da subito”. Con un mese di anticipo, e soprattutto ben prima di Natale. Questi sono segnali pesantucci di un calo di fatturato, mi sa.

Ultimo aggiornamento: 2008-12-09 09:00

Censura, stavolta in UK

A me la notizia era arrivata ieri pomeriggio da Marco d’Itri, ma ormai penso la sappiate tutti: come fa notare la Capa, il Corsera ha scritto al riguardo, unico tra i grandi quotidiani online. Dai primi due link che vi ho dato trovate tutta la storia, ma faccio comunque un riassunto per i più pigri.
Da noi in Italia il governo invita “gentilmente” gli Internet Provider a bloccare l’accesso ai siti “cattivi” (quelli pedopornografici, dove il termine è inteso in maniera piuttosto ampia, e quelli di scommesse che non pagano il pizzo all’AAMS). Nel Regno Unito nessuno si sognerebbe di bloccare le scommesse e nessuno accetterebbe imposizioni statali: però il 95% degli internet provider locali fa parte di un’associazione che blocca volontariamente le immagini pedopornografiche. Tecnicamente viene fatta una redirezione della vostra richiesta, che non arriva più al sito originale ma a un proxy che verifica se la pagina richiesta è “buona” e la chiede a sua volta, oppure vi risponde picche.
Venerdì sera sono state aggiunte due pagine di wikipedia in lingua inglese: quella dell’album degli Scorpions Virgin Killer e dell’immagine della copertina dell’album, http://en.wikipedia.org/wiki/Image:Virgin_Killer.jpg. Non l’ho scritta come link perché se uno vuole vedersela deve farlo esplicitamente. Per la cronaca, la copertina mostra una ragazzina preadolescente nuda, con le righe di un vetro rotto che coprono il pube. Sempre per la cronaca, la copertina restò in uso dal 1976 (data di produzione dell’album) fino al 2004, quando in un cofanetto con le riedizioni degli album degli Scorpions il CD apparve con una nuova copertina. Amazon, che fino alla scorsa settimana manteneva tranquillamente la copertina, l’ha tolta senza dire nulla: play.com, che pure è britannico, al momento in cui scrivo la fa ancora vedere a http://www.play.com/Music/CD/4-/3348266/In-Trance-Virgin-Killer/Product.html.
Premesso che trovo la copertina di pessimo gusto, ribadisco che a mio parere non è per nulla pornografica, e chi ha potuto pensare diversamente ho il sospetto che abbia dei forti problemi di suo. Ma soprattutto, se per decenni quel disco è stato venduto in svariate nazioni del mondo, com’è che ci si è svegliati solo ora? Tra l’altro, la cosa ha avuto risonanza internazionale perché Wikipedia è ovviamente famosa, e perché l’accesso all’enciclopedia è stato rallentato fin quasi al blocco – e bloccato in scrittura agli anonimi – per un’intera nazione; ma chissà in quanti casi non ci si è accorti di niente. E chissà cosa succederà quando si accorgeranno di tutti quei bimbetti nudi col pisello al vento che fanno i putti nei quadri del Seicento e Settecento.
L’idea di un gruppetto di persone che decide cosa può essere visto e cosa no a me continua a far paura.

Ultimo aggiornamento: 2008-12-08 23:23

Crisi, grossa crisi: scappano tutti!

Siamo al ponte dell’Immacolata, che Milano ha festeggiato annebbiandosi tutta: la prima volta nella stagione, non ci sono più i nebiun di una volta. Continuiamo a sentire lamentazioni su come la crisi non sia finanziaria ma reale, e la gente – non quelli che poveri erano già, ma le persone del ceto medio e medio-basso – non abbia più soldi nemmeno per le spese normali, altro che le voluttuarie.
Epperò ieri in palestra – dove si paga in anticipo – ieri sera eravamo pochissimi, e stamattina sotto casa nostra c’erano vari posti auto liberi, di gente che evidentemente se n’è andata da qualche parte… (in compenso la metropolitana era piena di gente evidentemente arrivata a Milano da fuori, che riempiva la metropolitana con l’aria di chi avesse visto per la prima volta questa meraviglia della tecnica.) Mah. Magari hanno tutti preso l’auto, sfruttando la benzina scesa sotto l’euro e dieci al litro, per andare a Rho a vedere l’Artigiano in Fiera… Perché se la macchina l’hanno presa per gli Oh bej oh bej sono completamente pazzi.

Ultimo aggiornamento: 2008-12-06 13:54