Avessi trovato questo articolo sul Sole-24 Ore, non mi sarei stupito. Anche Libero / il Giornale sarebbero stati adatti, e probabilmente anche il Corriere. Invece no: sta su Repubblica.
L’articolo racconta di «un corposo studio voluto ed elaborato dal Cnel e dal Cer» – e già mi piacerebbe sapere cosa diavolo sia il Cer, ma si sa che l’italica stampa non si degna di mettere i link ai documenti che cita, non fosse mai che qualcuno smettesse di leggere i loro articoli – dal quale si evincerebbe che «chi può avvalersi a pieno del sistema retributivo va oggi in pensione con il 67 per cento dello stipendio»: considerando che si calcola la media degli ultimi dieci anni di stipendi e che in questi anni gli stipendi stessi non sono poi cresciuti più di tanto, posso immaginare che si parli di chi va in pensione con 35 anni di anzianità. Invece la percentuale dello stipendio di «chi lascerà il lavoro fra il 2040 e il 2050 [sarà] solo del 48.» Non si sa bene come sia stato calcolata questa cifra: o meglio lo si sa, perché l’articolo aggiunge che il poveretto che ha iniziato a lavorare adesso per avere la stessa percentuale di pensione dovrebbe lavorare «cinque anni e mezzo in più (che si aggiungerebbero al 61 anni considerati età minima pensionabile». Questo significa che si tiene conto del taglio delle pensioni per chi esce prima dei 65 anni.
Inutile dire che tutti questi conti sono assolutamente campati in aria, non foss’altro che perché i coefficienti di rivalutazione dei contributi dovrebbero essere aggiornati a seconda della variazione della durata della vita: la riforma pensionistica infatti parte dal banale principio che non essendoci più una crescita esponenziale del numero di lavoratori non ci si può più permettere il lusso di pagare i pensionati attuali con i soldi dei lavoratori attuali, ma sarà il singolo lavoratore che in un certo senso deve far mettere da parte i soldi per la sua pensione. Questo, volenti o nolenti, è un fatto: ma andare a intervistare il «professore di Scienza delle Finanze all’Università di Bolonga (sic)» e fargli dire che «Questo quadro nasce dalle riforme Amato e Dini» in maniera tale che il lettore disattento legga “è colpa di Amato e di Dini”. Sì, è colpa loro: ma in collaborazione col sindacato che non ha accettato di partire subito col sistema pensionistico misto per paura di perdere i consensi che tanto ha perso lo stesso.
Ultimo aggiornamento: 2009-05-07 14:57