Archivi categoria: pipponi

Scuola Makiguchi Tsunesaburo

La notizia inutile di questa mattina è che la dirigente di una scuola elementare romana, la Carlo Pisacane, avrebbe chiesto di cambiarne il nome in Makiguchi Tsunesaburo, con allegati fiumi di lamentazioni da parte soprattutto della destra romana e italiana.
Diciamocelo subito: chi di noi si ricorda chi sia stato Carlo Pisacane? Io avevo già rimosso tutto dai miei neuroni, era rimasta giusto l’etichetta “risorgimentale”. Per chi non ha voglia di cercare in giro: “Erano trecento, erano giovani e forti”. Ma il signor Makiguchi – essendo giapponese, si scrive prima il cognome e poi il nome – è così sconosciuto che mentre sto scrivendo wikipedia in lingua italiana non riporta nulla e persino quella inglese ha una voce che da un anno e mezzo riporta l’avviso “senza fonti verificabili”. Per la cronaca, comunque, più che un educatore sembra essere stato il fondatore di un movimento buddista, con la parte scolastica che seguiva semplicemente il pensiero iniziale. Non credo però che la scuola, pur avendo punte dell’80% di alunni stranieri, abbia una quantità tale di figli di seguaci del Sōka Gakkai da dire “beh, almeno si sentiranno a casa”. Insomma, i casi sono due: o la dirigente in questione è una fanatica buddista, oppure è tutta una storia per fare pubblicità, in buona o cattiva fede, alla scuola stessa. Se devo essere sincero, non mi pare comunque una gran cosa.

Ultimo aggiornamento: 2009-05-19 09:40

Gabriella Carlucci fa proseliti

Vengo a sapere via Ecoblog di una mozione presentata al Senato e da 34 esponenti del PdL (tra cui Alicata, di cui ho già avuto occasione di parlare), mozione che mi dicono essere stata approvata.
I trentaquattro premettono che «da anni la Commissione europea, nei suoi documenti, costantemente dia per scontata l’attribuzione della responsabilità del riscaldamento globale in atto da circa un secolo nell’atmosfera terrestre all’emissione dei gas serra antropogenici (e tra questi soprattutto all’anidride carbonica prodotta dall’uso dei combustibili fossili)» e chiedono che «il governo si impegni ad intervenire con urgenza presso la Commissione europea ed anticipatamente presso i Paesi partecipanti al G8 (eventualmente anche a quelli partecipanti al G8 + 5 e al G20)» per fare varie cose, tra cui:
– segnalare come una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima non creda che la causa principale del peraltro modesto riscaldamento dell’atmosfera terrestre al suolo finora osservato (compreso fra 0,7 e 0,8 °C) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all’anidride carbonica di emissione antropica;
– osservare che, se pure vi fosse a seguito dell’aumento della concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera un aumento della temperatura terrestre al suolo, i conseguenti danni all’ambiente, all’economia e all’incolumità degli abitanti del pianeta sarebbero molto inferiori a quelli previsti nel citato Rapporto Stern e addirittura al contrario maggiori potrebbero essere i benefici; (e qua – noto io – si sente lo stile da avvocato)
Il tutto per «ottenere in sede di revisione del Protocollo […] una minor cogenza degli obiettivi quantitativi e temporali, escludendo, quindi a maggior ragione, ogni possibilità di loro inasprimento», insomma continuare a inquinare.
Intendiamoci: alcuni punti della mozione, come quello che fa notare che incentivare i biocarburanti può far rischiare un aumento dei costi delle derrate alimentari e un’ulteriore deforestazione, sono indubbiamente condivisibili. Ma tutto il pippone così tipico di una mozione come questa, giusto condito con una relazione di minoranza al senato americano e la notizia di centinaia di non meglio specificati scienziati che dicono che il riscaldamento globale è tutta una fregnaccia mi fa appunto pensare a una nemmeno troppo simpatica invasione di campo.
Infine segnalo che viene anche suggerito che, «piuttosto che avviare un costosissimo e probabilmente velleitario sforzo di mitigazione del riscaldamento globale in atto, più proficuo potrebbe essere destinare le risorse disponibili, inevitabilmente limitate, all’adattamento a tale riscaldamento e alla promozione di interventi sul territorio finalizzati all’efficienza energetica, all’edilizia ecovirtuosa, all’eliminazione dell’inquinamento ambientale da emissioni nocive e così via;»

Ultimo aggiornamento: 2009-05-16 07:00

Pietro Accame e i sondaggi per le provinciali di Milano

Quando ieri sera sono tornato a casa, Anna mi ha detto che aveva ricevuto una telefonata dallo staff di un candidato del quale non si ricordava il nome, telefonata che aveva chiuso abbastanza in fretta.
Si vede che la telefonata era stata davvero tagliata, tanto che stamattina la signorina dello staff (o magari di qualche società a cui è stato appaltato lo sporco lavoro) l’ha richiamata. Visto che Anna mi vuole tanto bene e sa quanto io aneli di poter scrivere una nuova notiziola, stavolta si è appuntata tutto e me l’ha riferito accuratamente.
La telefonata arriva per conto di tale dottor Accame, candidato non si dice per quale schieramento (è PdL, per la cronaca, ma l’appartenenza è stata rivelata solamente su domanda specifica di Anna). La domanda iniziale richiedeva di dire in trenta secondi qual è il maggior problema della provincia di Milano, cosa che secondo me è semplicemente stupida (la mia risposta sarebbe stata “la sua esistenza”, della provincia e non del dottor Accame); poi non so, visto che all’affermazione di Anna che non avrebbe votato PdL il tutto è terminato (con un’aria scocciata dell’interlocutrice, ma magari era solo una sua impressione oppure la signorina avrebbe dovuto fare una telefonata in più)
Non so quanto le due chiamate siano effettivamente invadenti: le avessi ricevute io avrei forse avuto un’idea più chiara. Però penso che la cosa si possa comunque segnalare.

Ultimo aggiornamento: 2009-05-15 14:54

tante sinistre, tanti quotidiani

Leggo che oggi esce il primo numero del nuovo giornale di Piero Sansonetti, “L’altro”. Sansonetti era stato defenestrato dalla guida di Liberazione, il giornale di Rifondazione Comunista, perché era vicino alle posizioni del trozkista Vendola (e perché il giornale non lo comprava nessuno). Adesso parte alla grande, con una tiratura di 90-100mila copie e una distribuzione curata da Mondadori.
Contemporaneamente leggo che Antonio Padellaro, ex direttore dell’Unità, a settembre dovrebbe tornare alla guida di un nuovo quotidiano, nome provvisorio Il Fatto. Obiettivi più limitati, diecimila copie, e strategia completamente diversa: cercare uno zoccolo duro di abbonati, lasciando immagino perdere la distribuzione in edicola se non in posti limitati.
Si potrebbero fare mille battute al riguardo, ma mi limito a una constatazione. In Italia si leggono pochi giornali: com’è che a sinistra non solo ci si divide a ogni piè sospinto ma ognuno vuole crearsi il proprio quotidiano? Stanno cercando di avere un’audience media minore di un blog? (e chi glieli dà i soldi, tra l’altro, che al momento non dovrebbero poter avere nemmeno le prebende statali, non essendo la sinistra rappresentata in Parlamento?)

Ultimo aggiornamento: 2009-05-12 13:25

notizie alla rovescia: le pensioni si svaluteranno

Avessi trovato questo articolo sul Sole-24 Ore, non mi sarei stupito. Anche Libero / il Giornale sarebbero stati adatti, e probabilmente anche il Corriere. Invece no: sta su Repubblica.
L’articolo racconta di «un corposo studio voluto ed elaborato dal Cnel e dal Cer» – e già mi piacerebbe sapere cosa diavolo sia il Cer, ma si sa che l’italica stampa non si degna di mettere i link ai documenti che cita, non fosse mai che qualcuno smettesse di leggere i loro articoli – dal quale si evincerebbe che «chi può avvalersi a pieno del sistema retributivo va oggi in pensione con il 67 per cento dello stipendio»: considerando che si calcola la media degli ultimi dieci anni di stipendi e che in questi anni gli stipendi stessi non sono poi cresciuti più di tanto, posso immaginare che si parli di chi va in pensione con 35 anni di anzianità. Invece la percentuale dello stipendio di «chi lascerà il lavoro fra il 2040 e il 2050 [sarà] solo del 48.» Non si sa bene come sia stato calcolata questa cifra: o meglio lo si sa, perché l’articolo aggiunge che il poveretto che ha iniziato a lavorare adesso per avere la stessa percentuale di pensione dovrebbe lavorare «cinque anni e mezzo in più (che si aggiungerebbero al 61 anni considerati età minima pensionabile». Questo significa che si tiene conto del taglio delle pensioni per chi esce prima dei 65 anni.
Inutile dire che tutti questi conti sono assolutamente campati in aria, non foss’altro che perché i coefficienti di rivalutazione dei contributi dovrebbero essere aggiornati a seconda della variazione della durata della vita: la riforma pensionistica infatti parte dal banale principio che non essendoci più una crescita esponenziale del numero di lavoratori non ci si può più permettere il lusso di pagare i pensionati attuali con i soldi dei lavoratori attuali, ma sarà il singolo lavoratore che in un certo senso deve far mettere da parte i soldi per la sua pensione. Questo, volenti o nolenti, è un fatto: ma andare a intervistare il «professore di Scienza delle Finanze all’Università di Bolonga (sic)» e fargli dire che «Questo quadro nasce dalle riforme Amato e Dini» in maniera tale che il lettore disattento legga “è colpa di Amato e di Dini”. Sì, è colpa loro: ma in collaborazione col sindacato che non ha accettato di partire subito col sistema pensionistico misto per paura di perdere i consensi che tanto ha perso lo stesso.

Ultimo aggiornamento: 2009-05-07 14:57

Speranze malriposte

Avete sicuramente sentito parlare della tragedia avvenuta a Lauderdale in Florida, con una camera iperbarica che si è incendiata ammazzando la nonna di un bimbo campano che si trovava là per una terapia sperimentale: il piccolo è gravemente ustionato. Avrete anche letto che quel modello di camera iperbarica è vietato da vent’anni in Italia perché pericoloso (immagino più ancora che quella del Galeazzi, a questo punto)
Da Paniscus scopro però altre cose: che la clinica non è poi una vera clinica, non è che queste terapie siano testate solamente lì, ma anche in Europa e in Italia, che casualmente tutti i “viaggi della speranza” arrivano dalla Campania e dalla Puglia, tutti sotto l’egida dello stesso medico generico, e che un’associazione di genitori di disabili aveva già denunciato alcuni mesi fa che si parlava tanto di queste terapie, con relative collette per i costi non certo irrisori della terapia, ma poi non si sapevano mai notizie dei risultati delle terapie stesse. Naturalmente, essendo le terapie sperimentali, nessuno pretende che i risultati ci siano sempre, e siano sempre positivi: ma la storia vista così sembra più che altro uno dei tanti sistemi per lucrare sulla speranza della gente.

Ultimo aggiornamento: 2009-05-03 12:55

Fiat e Chrysler

Se ho capito bene, Chrysler finirà in amministrazione controllata (il Chapter 11 della relativa legge americana: mfisk avrà sicuramente apprezzato che ieri Mario Deaglio, intervistato da radiopop, abbia gentilmente spiegato al giornalista che bankruptcy non significa affatto bancarotta); si creerà una newco con il 55% in mano al sindacato USA, il 20% alla Fiat, e il resto ai governi USA e canadese. Mentre la Fiat gioisce, i sindacati italiani sono preoccupati per le ricadute sull’occupazione in Italia.
Mah. Sicuramente al momento la Fiat ci guadagna, visto che non sborsa un euro ma solo del know-how, e si prepara per il futuro dove potrebbe forse raggiungere la maggioranza dell’azienda. Ma anche a me resta il dubbio dei sindacati italiani. Quando si fanno sinergie in genere si tolgono posti di lavoro, è una cosa ormai ben nota. Ma soprattutto se è vero che la capacità produttiva di automobili supera del 30% quella ricettiva allora è ovvio che bisogna tagliare la produzione; ma questo non lo si fa con le fusioni… a meno che i lavoratori non siano scarti della fusione stessa. Non sarebbe giusto parlare anche di queste cose?

Ultimo aggiornamento: 2009-05-02 08:00

Parziale libertà di stampa

[libertà di stampa] Immagino abbiate letto (occhei, non l’ho visto sul Giornale o su TGCOM, ma magari oggi è festa e le redazioni online sono ridotto) il rapporto di Freedom House che declassa l’Italia – insieme a Hong Kong e Israele – da “paese a stampa libera” a “paese a stampa parzialmente libera”. Per la precisione siamo al 73.mo posto, a pari merito con Tonga. Il comunicato stampa afferma che l’Italia è ridiscesa tra le nazioni parzialmente libere (lo era già nel 2004) perché la libertà di espressione è limitata dai tribunali e dalle leggi sulla diffamazione e dall’aumentata intimidazione dei giornalisti da parte del crimine organizzato e dei gruppi di estrema destra; c’è inoltre preoccupazione sulla concentrazione della proprietà dei media.
Giusto per mettere le cose in chiaro: nel 1984 ad essere solo parzialmente libera era la Francia. Quello che però mi preoccupa è che nel 2009 la situazione peggiorerà ancora: non solo continueranno ad esserci le intimidazioni di cui sopra, ma si aggiungerà la crisi che toglierà soldi e farà sì che chi farà ancora pubblicità avrà ancora più potere. E non venitemi a dire “ma ci saranno i blogh a tenere alta la bandiera della libertà di stampa”: non ridiamo, dai.

Ultimo aggiornamento: 2009-05-02 07:00