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Le curiosità del 2025

PosteItaliane e le sue allucinazioni

primo messaggiosecondo messaggio Premessa: c’è stato un periodo in cui un pacco stava per arrivare era possibile attivare il servizio ScegliTu per farlo consegnare in un posto diverso da casa propria, ma a quanto pare ciò non è più possibile. Un paio di settimane fa era persino apparsa la possibilità di mandare per default i pacchi a un locker: l’avevo subito attivata, anche se mi pareva strano che il locker fosse quello di Amazon, ma comunque il problema non si è posto perché ieri il pacco è regolarmente arrivato a casa mia.
Beh, “regolarmente” è una parola grossa. Come vedete dalle schermate, mi sono arrivate due mail. La prima diceva che non era stato possibile consegnare il pacco perché nessuno aveva risposto; la seconda, tre minuti dopo, che il pacco era stato consegnato. Il tutto datato due ore dopo la consegna effettiva, avvenuta mentre Anna e io eravamo a fare spese; Jacopo è sceso e l’ha preso. Garantisco che il codice del pacco, che ho pecettato per sicurezza, era lo stesso, anche perché era l’unico pacco che mi ero fatto spedire…

Ultimo aggiornamento: 2025-12-31 22:58

Il postino non suona nemmeno una volta

Oggi è l’ultimo giorno in cui le poste danesi consegneranno le lettere ai cittadini. Visto il deficit di bilancio, PostNord ha auto l’autorizzazione a terminate il servizio postale universale, il cui volume si era ridotto a un decimo nell’ultimo quarto di secolo: continuerà a consegnare pacchi – quelli sì usati dall’80% dei danesi. Perché la data di fine servizio sia il 30 e non il 31, non mi è dato di saperlo: magari lì san Silvestro è un giorno festivo.
In realtà il servizio postale deve essere fornito per legge, così il governo darà dei fondi alla società privata Dao che già oggi gestiva un servizio parallelo. La scocciatura sarà che non si potrà più imbucare una lettera in una casella postale, anche perché molte di esse sono state vendute all’asta, con i ricavi dati in beneficenza.
Succederà anche da noi qualcosa di simile? Considerando che questa primavera una lettera che ho spedito da Milano a Torino ci ha messo due settimane ad arrivare e che il numero di dicembre di una rivista a cui sono abbonato si è perso, mi verrebbe quasi da dire che stanno cercando di applicare una classica soluzione all’italiana: fare in modo che sia l’utenza ad abbandonare la speranza di usare il servizio. In effetti non ho un pensiero chiaro al riguardo: per uno che come me vive in una grande città e non è ancora così vecchio le poste sono fondamentalmente un ricordo del passato, ma ho ben presente come nel paesino di montagna dove viveva mia mamma l’impiegata postale che faceva anche da postina ha ancora il suo bel senso. (E la mia rivista la voglio ricevere!) Vedriemo che succederà…

Che succede quando si smette di pagare il cloud storage

Tutti noi usiamo i servizi di cloud, magari non pensando al fatto che in fin dei conti il cloud è il computer di qualcun altro. Spesso ci si accontenta dei pochi giga gratuiti, ma è sempre più facile pagare per avere abbastanza spazio per salvare i video dei primi secondi terzi e quarti passi dei nostri frugoletti, oppure per i materiali “caduti dal camion” e che se va bene guarderemo una volta sola nella nostra vita. Ma vi siete mai chiesti che cosa succede quando si smette di pagare per l’uso dello spazio?

Wired l’ha fatto, cercando di districarsi nel legalese. La cosa interessante è che mentre Apple, Google e Microsoft dicono che dopo un certo periodo di tempo (variabile tra sei mesi e due anni) loro possono (“may”) cancellare i file, Dropbox te li lascia in sola lettura per un tempo indefinito. Immagino che comunque io non mi fiderei in ogni caso: però mi chiedo se ci sia qualche ragione legale o pratica in questa scelta di non cancellare di sicuro i file… (no, non può essere la necessità di mantenere materiale per addestrare le IA. Quello lo si fa una volta e poi i file non servono più.

Perché tarpare il riscatto degli anni di laurea?

Premessa: il problema non mi riguarda personalmente. Ho riscattato a suo tempo la mia laurea, l’ho fatto ancora quando vigeva il retributivo e avendo fatto domanda sei mesi e un giorno dopo essere stato assunto alla fine ho pagato ben poco per quattro anni di contributi. (Che poi questo mi abbia fatto perdere uno scivolo di isopensione che per la legge Dini è significato dover comunque uscire dopo per avere una pensione decente è un’altra storia). Quello che so è che adesso l’unica ragione per pagare una strabalardata di soldi per riscattare la laurea è riuscire ad andare in pensione un po’ prima.

Bene. Secondo il Corsera, dal 2031 (perché così tardi? Come cambiano i conti della legge di bilancio?) chi vuole riscattare la laurea breve si vedrà tagliare il periodo di contribuzione necessario per raggiungere la pensione anticipata. E questo significa a sua volta che l’INPS dal 2031 prenderà meno soldi subito. A questo punto mi chiedo a chi potrà convenire riscattare: io non riesco proprio a capirlo, ma magari voi siete più intelligenti di me…

Freudenfreude

La parola “Schadenfreude”, letteralmente “gioia per le disgrazie (altrui)”, è un esempio di come il tedesco sia perfetto ad assemblare come con il Lego una parola che porta in sé il significato di una intera frase. Dai, ammettetelo che anche voi avete provato spesso della Schadenfreude.
Anche la lingua inglese, come quella italiana, usa come prestito questa parola: ma a differenza nostra c’è chi ha pensato al concetto positivo, quello cioè per cui una persona è felice per la gioia di un’altra persona. E che hanno fatto? Come racconta Victor Mair, hanno coniato una nuova parola in (pseudo)tedesco: Freudenfreude, appunto. La prima occorrenza nota è in un articolo del NYT del 2022. Riusciremo a farla diventare un termine usato? Sarebbe bello avere qualche esempio positivo!

“Idem con patate”

Si sa che molte locuzioni nascono come storpiatura di frasi, spesso latine, da parte di persone che il latino non l’avevano studiato. Pensate a “busillis”, che deriva dall’avere capito “in die busillis” anziché “in diebus illis”. Gian Luigi Beccaria ha scritto un intero libro, Sicurerat, al riguardo. Mi aspettavo che anche “idem con patate”, detto scherzosamente per rafforzare l’uguaglianza con quello appena pronunciato da qualcun altro, avesse la stessa etimologia: e invece pare di no. Leggendo la scheda dell’Accademia della Crusca, ho infatti scoperto che il significato originario era proprio quello letterale: nelle osterie da poco, tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, i menu separavano i vari contorni possibili per i secondi, senza ripetere il nome del piatto ma scrivendo idem con xxx. E le patate erano naturalmente il contorno più usuale. Dai menu delle osterie si passò alle testimonianze umoristiche, con un significato che man mano si spostò dalla cucina a un uso più generale. Buffo, no?

I gadget elettorali

Stamattina Anna stava ascoltando il podcast di Luca Bizzarri “Non hanno un amico” e così ho scoperto i gadget elettorali che alcuni candidati alle regionali venete stanno regalando: pacchi di pasta e di caffè con l’effigie del candidato sulla confezioni, accendini-doppiette e set da manicure. A parte gli slogan da brivido («Sono il sindaco della pasta giusta», «Una miscela tostissima», mi sembrano tutti dei dilettanti. Achille Lauro (non il cantante…) sì che ne sapeva!

Ultimo aggiornamento: 2025-11-06 11:56

In effetti…

volantino cisl Lo scorso giugno avevo scritto un post chiedendomi perché mai il palazzo dove c’era la sede di Altroconsumo veniva dipinto di verde. Ho scoperto l’arcano: Altroconsumo si è spostata in Bicocca, e in quel palazzo arriverà la CISL milanese, che lascia la sede di via Tadino che era indubbiamente vecchiotta. Fosse rimasto blu ci si sarebbe confusi con la UIL…

(ps: ricordo che io tra le tante cose che faccio sono un RSU della Fistel-Cisl: se volete fare battute, insomma, fatele direttamente contro di me)