Simon Willison è un programmatore con venticinque anni di esperienza sul campo, ed è stato ospite del podcast di Lenny Rachitsky in una puntata dal titolo “An AI state of the union: We’ve passed the inflection point & dark factories are coming”. Qui potete trovare una trascrizione dei punti principali che ha trattato nel podcast. Io mi limito a parlare di quelli che mi interessano di più, considerando che non programmo più da una vita né ho in progetto di
riprendere a farlo.
Innanzitutto secondo Willison GPT 5.1 e Claude Opus 4.5, anche se non hanno portato chissà quali evoluzioni, hanno superato la soglia in cui si può chiedere loro di scrivere un’app che faccia una certa cosa, e si può assumere che non faccia errori marchiani. Questo ovviamente cambia molto le cose sia dal punto di vista della prototipazione, che diventa molto più rapida, ma soprattutto dal punto di vista dello spostamento del collo di bottiglia dalla produzione del codice al suo test. È vero che possiamo farci generare quanti casi di test vogliamo, ma comunque non possiamo permetterci il lusso di usare del software generato da un’IA senza appunto testarlo: le abilità richieste ai programmatori sono insomma diverse. Willinson pensa anche che gli ingegneri software saranno – volenti o nolenti – i leader della trasformazione portata dall’IA, per la banale ragione che paradossalmente il codice è più facile da valutare di tante altre cose, perché o funziona o non funziona. (Vabbè, gli avvocati hanno messo su una base dati delle allucinazioni IA che ha già più di 1000 voci, ma lì si gioca facile).
Quello che mi ha lasciato stupito è scoprire che ChatGPT e Claude sono ormai in grado di costruire una UI convicente per qualunque cosa uno descriva. Può darsi che sia una qualcosa di relativamente semplice se si ha a disposizione una grande quantità di materiale di adddestramento – non ho mai preparato UI in vita mia. E in fin dei conti le interfacce utente dovrebbero essere il più standard possibile per essere sufficientemente intuitive: però la cosa mi disturba un po’. Più comprensibile che si possano usare gli agenti per cercare bachi di sicurezza (pun not intended), ma del resto ne avevo già sentito parlare. Preparatevi a una crescita del numero di attacchi informatici.
In generale Willison è un ottimista. Non di quelli con i paraocchi: basta vedere come si è inventato un benchmark (disegnare in svg un pellicano che va in bicicletta) molto curioso e che per un bel po’ di tempo ha portato a risultati esilaranti. Però per esempio afferma che i giornalisti sono bravi a capire quando le loro fonti sono inaffidabili, e quindi non dovrebbero avere troppi problemi ad adeguarsi alle “fonti IA”. Non so se funzionerà davvero così: però la sua capacità di fornire informazioni è sicuramente utile per chi come me è molto lontano da quella parte del mondo IA.