Biliardi come macchine di Turing

Il biliardo di Turing Premetto che ho solo dato una rapida occhiata a questo post. Ma il risultato è incredibile. Definiamo un biliardo come una superficie bidimensionale senza attrito al cui interno si trova una particella puntiforme che si muove con velocità costante, e ogni volta che tocca un punto del contorno della superficie rimbalza con un angolo simmetrico a quello con cui l’ha colpita. Fin qui nulla di strano. Eva Miranda e Isaac Ramos hanno dimostrato che è possibile codificare una macchina di Turing con un biliardo il cui contorno è formato solo da segmenti e archi di parabola. Il risultato pratico è che anche un sistema passivo (una volta data direzione e punto di partenza è tutto definito) in uno spazio bidimensionale continuo ha sufficiente potenza elaborativa per compiere qualunque operazione calcolabile. (Immagino che vi siate ricordati che anche Life di Conway è Turing-completo; ma quello è un sistema bidimensionale discreto). Un corollario notevole è che anche un sistema totalmente deterministico come il nostro biliardo può avere un comportamento indecidibile (cioè non è detto sapere se il percorso del nostro punto si ripeterà prima o poi, oppure no) per un motivo puramente logico, senza dovere mettere in campo l’impossibilità quantistica di fare una misura perfetta. Il nostro universo è insomma sempre meno possibile da comprendere, anche solo in linea teorica…

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