FastRender: un browser scritto dall’AI

Simon Willison ha scritto su Substack riguardo a Wilson Lin e un suo progetto: FastRender, un browser scritto dall’IA. Lin dice chiaramente che non ha mai pensato di ottenere qualcosa al livello di Chrome: il progetto, nato come esperimento nel tempo libero a novembre e poi ampliato con nuove risorse quando ha visto i primi risultati, serviva soprattutto come proof of concept e banco di prova per vedere le capacità di interazione degli agenti. Guardando i numeri, sono impressionanti: si è arrivati ad avere 2000 agenti che operavano concorrentemente, e vi lascio solo immaginare quante risorse computazionali servono. In effetti il demo, con l’apertura della home page di CNN e di Wikipedia, ha mostrato che il browser è piuttosto lento, oltre a non avere ancora JavaScript funzionante: un agente l’ha stoppato perché non funzionava :-)
I programmatori potrebbero essere interessati sulla parte relativa ai commit – tutti chiaramente automatici – fatti dagli agenti. Per esempio, Lin ha trovato che era meglio lasciare una possibilità di un commit che non compilava, per non avere colli di bottiglia e rallentare lo sviluppo. Leggendo il resoconto, sono ragionevolmente certo che il progetto non potrà andare molto avanti senza interventi umani: però già solo avere più di un milione di righe di codice scritto in Rust e preparato da un singolo sviluppatore (e una quantità inconcepibile di potenza di calcolo, d’accordo) mi dà abbastanza da pensare.

3 pensieri su “FastRender: un browser scritto dall’AI

  1. Oblomov

    @notiziole è sostanzialmente codice copiato da Servo. La AI non ha prodotto nulla di nuovo, al solito. Se ne è parlato sul Fediverso.

    1. .mau. Autore articolo

      ma un LLM non si inventa nulla, se non per sbaglio (la parte casuale), che però ci metterebbe troppo a fare un algoritmo evolutivo su software così grande. Riuscire a trovare i pezzi non è già banale.

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      1. Oblomov

        @notiziole non è che ci siano molti browser engine in giro. O rubava da lí, o da Gecko, o da WebKit o da Blink. Il prompt ha sostanzialmente diretto il furto. E questo è ovviamente il caso piú eclatante, molti altri non sono cosí pubblicizzati né cosí ovvî.

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