Un paio di settimane fa il New York Times ha pubblicato un articolo del matematico Aubrey Clayton sui numeri sparati dall’amministrazione USA. Attenzione, non “sparati a caso”, anche se a prima vista potrebbe sembrare che sia così. Quando Trump afferma che con le sue misure il costo delle medicine si è ridotto del 300% (e il segretario al Commercio Howard Lutnick si è affrettato ad aggiungere che “è solo un modo diverso di vedere le cose”, misurando la percentuale dal prezzo finale a quello iniziale) si guarda bene da applicare la stessa “formula matematica” ai tagli fatti da Biden. Quando Trump ha affermato che con i suoi dazi ha creato investimenti negli USA per 18 trilioni di dollari, più di metà del PIL statunitense, oppure Pam Bondi ha detto che la loro lotta al fentanyl ha salvato 119 milioni, anzi no, 258 milioni di americani da una morte certa, cioè i tre quarti della popolazione, quei numeri sono usati semplicemente come corpo contundente, così come quando affermano che espelleranno 100 milioni di immigrati irregolari, il doppio del numero totale di immigrati regolari o no.
Il punto è che fare debunking di affermazioni così banalmente false è inutile se non controproducente. Se una persona non è in grado di accorgersi di idiozie come quelle, penserete mica che possa seguire un ragionamento analitico? Clayton conclude che dobbiamo chiedere uno standard più elevato per i politici: io preferirei andare alla radice e insegnare alla gente a riconoscere quando i numeri sono usati come arma di distrazione di massa. È sempre meglio insegnare a pescare, che dare un giorno un pesce.